St@lker, di Luca Tornatore

st@lker
Il regista adotta uno stile che traduce perfettamente i toni cupi della vicenda, ambientata in una Roma quasi eterea che sembra inghiottire i protagonisti in uno straniante abisso di desolazione. A bilanciare questo individualismo c’è la materialità di internet, visto non tanto come capro espiatorio quanto come veicolo primario di una conoscenza artefatta e ingannevole

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Di recente il cinema indipendente italiano ha mostrato un interesse morboso per il fenomeno dello stalking e più in generale della violenza fisica e psicologica sulle donne. Lo dimostra l’uscita piuttosto ravvicinata di due pellicole che affrontano in modo diverso queste tematiche attuali sempre al centro delle pagine di cronaca nera: stiamo parlando di The Stalker di Giorgio Amato e St@lker di Luca Tornatore. Se la prima sviscerava dinamiche classiche focalizzando l’attenzione sui comportamenti estremi di un marito che resta ancorato al suo passato (i pedinamenti ai danni dell’ex moglie, gli abusi sessuali, le ripercussioni sul rapporto padre-figlia), il film di Tornatore si aggancia con forza maggiore alla contemporaneità scegliendo come lente d’ingrandimento il mondo multimediale di internet. Alan (Ignazio Oliva) è infatti un uomo separato che vive in un magazzino fatiscente con un sacco da boxe, colori per disegnare e un computer che usa per chattare sui siti di appuntamento. Qui conosce Ines (Anna Foglietta), una donna solitaria insoddisfatta del lavoro e della sua vita privata che trova piacere nelle piccole cose. Ma dietro il fascino degli incontri virtuali si nasconde una realtà da incubo, che finirà per prendere il sopravvento.

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Ispirato a fatti veramente accaduti, St@lker è l’opera seconda di Tornatore che, dopo Hikikomori (termine giapponese che indica una condizione umana di radicale isolamento), racconta un altro disagio sociale mettendo in scena una dialettica complessa e stratificata. Sin dall’inizio i personaggi sono presentati in modo conflittuale: Alan sfoga la sua rabbia tirando pugni e tingendo di rosso i suoi ritratti; Ines esterna la sua apatia in gesti quotidiani metodici (la vediamo spesso inquadrata frontalmente mentre prepara un the o un dolce). Al tempo stesso entrambi sono degli esclusi, ingranaggi marginali di un sistema che li sfrutta per i propri interessi, sistema rappresentato dalla figura grottesca e carismatica di un coach motivazionale (Francesco Salvi).

Il regista adotta uno stile che traduce perfettamente i toni cupi della vicenda, ambientata in una Roma quasi eterea che sembra inghiottire i protagonisti in uno straniante abisso di desolazione.
A bilanciare questo individualismo, a tratti troppo astratto e asfissiante, c’è la materialità di un mezzo di comunicazione, internet, visto non tanto come capro espiatorio di atteggiamenti maniaco-compulsivi, quanto come veicolo primario di una conoscenza artefatta e ingannevole.
Il risultato è un film ben congegnato dal punto di vista formale, con personaggi e situazioni credibili, che fatica però a trovare il giusto ritmo narrativo, condensato in un finale lirico che restituisce alla storia la sua dimensione più propriamente tragica e corale.

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Regia: Luca Tornatore
Interpreti: Ignazio Oliva, Anna Foglietta, Francesco Salvi, Anna Ferzetti, Alessio Vassallo, Anna Ferruzzo, Renato Marchetti
Origine: Italia, 2014
Distribuzione: Cineclub Internazionale
Durata: 80’

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