Svegliami a mezzanotte, di Francesco Patierno

Oggetto di complessa definizione; racconto di dolore e speranza tra cinema del reale e flusso di coscienza. Concorso Documentari Italiani

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“Durante l’estate dei tredici anni sperimento uno stato d’animo che non riesco a definire. È qualcosa di diverso dalla comune tristezza; assomiglia più alla perdita di senso. Sento una certa tristezza; sento una certa tristezza e non so da dove viene…”

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È uno strano oggetto lo Svegliami a mezzanotte di Francesco Patierno, sfuggente, di complessa “etichettatura”. Manifestazione limpida di un cinema del reale che è, insieme, esperienza altra, quasi flusso di coscienza e, per certi versi, espressione documentaristica di un montaggio di matrice ėjzenštejniana.
A partire dall’omonimo libro di Fuani Marino, il film ricostruisce la vita dell’autrice, ripercorrendone gli anni dell’infanzia napoletana, la formazione universitaria nella capitale, i primi amori e le principali tappe dell’età adulta, scandita dal matrimonio con Riccardo e dall’arrivo della piccola Greta. Fino a quel decisivo 26 luglio 2012, marchiato a fuoco dal tentato suicidio e dalle sue implicazioni.
Il regista rinnega finzione e tradizione documentaria, servendosi di repertorio, fotografie e immagini fuori contesto per strutturare un ispirato affastellamento visivo. Così che ricordi, vecchie pubblicità e archivio Luce si sovrappongano alla stregua di pennellate impressioniste, riconducibili al significante dal solo sguardo d’insieme.
Puntuale, mai morboso e sferzantemente ironico, Patierno riesce a ben coniugare la sperimentazione stilistica alla linearità cronologico-narrativa, lasciando che a tracciare la rotta all’interno delle agitate acque allegoriche sia la bellissima voce di Eva Padoan. Che è poi la voce di Fuani, o di chiunque, ascoltandola raccontare, riconosca, in questa amara parabola esistenziale, anche solo il parziale riflesso di una propria opacità latente; di quell’oscurità di incerta provenienza, che ronza come una mosca ma non può essere scacciata.
La medesima buia stanza che per lunghi anni ha imprigionato Fuani, privandola di gioia fino al punto di ucciderla e, miracolosamente, vederla risorgere. Al di là del rimbombo dei “perché?” senza risposta e al di là di un dolore tramutatosi in speranza; in una fisicità – e simbolicità – letteraria e cinematografica che ha scostato i nembi della sua psiche ottenebrata. Per svegliarla a mezzanotte.
La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
2.8 (5 voti)
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