#TFF38 – Incontro con Alessandro Grande e i protagonisti per Regina

Alessandro Grande, Francesco Montanari e Ginevra Francesconi hanno presentato “Regina”, racconto di formazione che riflette sul ruolo del genitore oggi e unico film italiano in concorso al #TFF38

Quando si raccontano storie non bisogna mai fare calcoli o prendersi troppo sul serio, bisogna solo seguire le emozioni, il resto verrà da sé”. Alessandro Grande riassume così l’approccio al lavoro che l’ha accompagnato su Regina, suo esordio nel lungometraggio e unico film italiano in concorso al Torino Film Festival.

L’incontro di presentazione del film che oltre a Grande ha coinvolto anche gli attori protagonisti Francesco Montanari e Ginevra Francesconi, si è svolto all’insegna di una particolare consapevolezza della dimensione cinematografica, attenta ai personaggi e alle loro storie. “Il nostro obiettivo era quello di creare una relazione che risultasse credibile tra il mio personaggio e quello di Ginevra. Alessandro ci ha fatto lavorare molto sul nostro rapporto  e credo che alla fine siamo riusciti a trovare ciò che cercavamo”, ha spiegato Francesco Montanari e Ginevra Francesconi ha aggiunto che “alla fine non soltanto io sono cresciuta con il mio personaggio ma le emozioni che provava Regina erano anche mie”. La filosofia creativa alla base del film ha coinvolto anche il linguaggio attraverso cui Grande ha deciso di raccontare la sua storia: “Ho voluto rischiare raccontando una storia di ampio respiro con naturalezza, utilizzando soprattutto i piani sequenza per stare il più possibile vicino ai miei personaggi” – riconoscendo tuttavia che “la vera difficoltà è stata mantenere un ritmo stabile per tutta la narrazione”. La ricerca espressiva di Alessandro Grande è fondamentale per raccontare la storia di formazione tra un padre ed una figlia che è al centro del film, una narrazione che parte da una colpa, incrocia le conclusioni di Massimo Recalcati e arriva ad analizzare il ruolo di un genitore nella società contemproanea: “L’idea era quella di fare un film sul senso di colpa, poi siamo arrivati a Recalcati e alle sue riflessioni sulla figura genitoriale di oggi, incapace di prendersi le proprie responsabilità” ha spiegato il regista a riguardo. Montanari in questo senso fa un passo in più e propone addirittura di utilizzare il film come strumento didattico sui generis, “una pellicola di formazione per genitori”.

Centrale in Regina è però anche la Calabria, vera e propria testimone muta ma al contempo vivissima della vicenda. Nel raccontare il modo in cui ha scelto di rapportarsi con la Calabria, Grande ha chiarito la sua volontà di uscire dalla strada meno battuta: “Ho voluto portare in scena una Calabria lontana dagli stereotipi. Per farlo, ho scelto di raccontare le montagne in cui sono nato ma soprattutto ho voluto utilizzare la natura come correlativo oggettivo dei personaggi, trasponendo i cambiamenti nel rapporto tra i protagonisti nello spazio in cui si muovevano”. Funzionale ad un racconto della Calabria lontana dai pregiudizi è anche il cameo del cantautore Brunori Sas, che accompagna i momenti finali del film: “Dario è un personaggio importante della Calabria” ha detto Grande, aggiungendo poi che “anche se mi sarebbe piaciuto coinvolgerlo di più nel film, penso che attraverso di lui si possa comunque esportare un’immagine positiva della Calabria all’estero e nel resto d’Italia”.

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