#TFF41 – Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo. Incontro con Ilinca Manolache

La nostra intervista con la protagonista del nuovo film di Radu Jude, Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo, dove interpreta l’assistente di produzione cinematografica e tiktoker Angela.

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Proiettato Fuori Concorso in anteprima italiana (uscirà con IWonder Pictures) il nuovo film di Radu Jude, Non aspettatevi troppo dalla fine del mondo, è incentrato sull’assistente di produzione cinematografica e tiktoker Angela e la sua folle giornata al volante per provinare i soggetti di un video di sicurezza sul lavoro commissionato da una multinazionale. Abbiamo incontrato la debordante e magnetica protagonista Ilinca Manolache.

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Il flusso della narrazione e la naturalezza di determinate situazioni suggeriscono che possa esserci una dose di improvvisazione. C’è sempre stata una sceneggiatura completa?

Il film riflette al 99% la sceneggiatura. Non c’è alcun tipo di improvvisazione e del resto io non avrei voluto essere nulla di diverso rispetto al personaggio che Radu aveva immaginato perché trovo la sceneggiatura assolutamente straordinaria e nessuna improvvisazione avrebbe portato un risultato migliore di quanto era già scritto. Anche l’ultima scena, quel lungo piano sequenza, è stata provata prima e poi girata come la vedete. Il mio contributo creativo è stato mettere me stessa, la mia energia e il mio talento, al servizio del film. Inoltre il mio alter ego, Bobitza, questa caricatura di maschio tossico che io davvero interpreto nei social media proprio per criticare la società, ha ispirato Radu e permesso che anche Angela avesse questa dimensione espressiva nella storia.

 

Il film ha una complessità tale da rendere difficile raccontarlo a chi non l’ha visto. Come ti è stato presentato il progetto, anche considerando che non è la tua prima esperienza con Jude?

Come hai detto tu, non è la prima volta che lavoro con Radu: è la nostra quarta collaborazione, la prima in cui mi offre un ruolo da protagonista. Ma al di là dei film precedenti, Radu è un appassionato di teatro e io lavoro prevalentemente lì, quindi mi conosce e mi rispetta. Ci siamo incontrati per bere un caffè, mi ha fatto leggere la sceneggiatura e io sono rimasta toccata nel profondo e sentita così ben rappresentata dal personaggio che aveva scritto per me. Ho sentito questa energia, che è la stessa che ha poi sentito il pubblico una volta che il film è stato proiettato. Mi è piaciuta la rabbia, l’irriverenza, il carattere selvatico di questa storia. Mi sono proprio detta «Mi appartiene, devo farlo a tutti i costi» e appunto da lì il procedimento è stato molto semplice.

A proposito dell’ultima scena, girata in piano sequenza, quante volte l’avete provata prima?

Due settimane di prove, soprattutto con l’uomo che ricopre la parte principale in questa scena e che non è un interprete professionista. In realtà, prima abbiamo fatto una serie di incontri su Zoom proprio per permettergli di imparare il testo e di dirlo con naturalezza, senza recitarlo come una poesia. Poi abbiamo fatto queste due settimane di prove anche se non eravamo sempre tutti insieme. Infine, abbiamo fatto quattro o cinque ciak perché a quel punto ciascuno conosceva la propria parte.

 

Hai portato Bobitza anche in Italia, realizzando video a Torino durante il festival. Non so se sei al corrente ma in questo momento qui il tema della mascolinità tossica è molto caldo… Come sta vivendo l’esperienza?

Non sapevo della situazione italiana ma sicuramente questo è un male diffuso un po’ ovunque nella nostra società ed è per questo che ho dato al personaggio una voce internazionale, perfettamente comprensibile ovunque. Sicuramente sento forte l’esigenza di continuare a scuotere le coscienze con rabbia e dando voce alla frustrazione in modo da suscitare una reazione fino al momento in cui questa detestabile figura maschile violenta scomparirà. Purtroppo è ancora diffusa in tutti i Paesi.

 

Evidentemente non è un film sulla Romania ma un film sul presente. Ad ogni modo, dal tuo punto di vista, qual è la cosa più vera e al tempo stesso peggiore che dice sulla realtà rumena?

Per me il valore del film è dato dal personaggio che interpreto e che esiste nella Romania di oggi. E il dialogo che esso crea con la protagonista di un vecchio film di Lucian Bratu che vediamo collega la Romania di ieri con la Romania di oggi, mostrando come la società si è evoluta nel mio Paese, come eravamo, come siamo ma anche come possiamo diventare. Penso contenga una rappresentazione delle donne molto preziosa e per me questo è il suo valore.

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