The Informer – Tre secondi per sopravvivere, di Andrea Di Stefano

Pete Koslow ha sempre un raggio d’azione ridotto, in ogni situazione che dovrà affrontare lungo tutto The Informer. L’intera struttura del film si basa sulla reazione che Koslow sarà in grado di innescare per sbloccare, ribaltare a proprio favore, o far definitivamente deflagrare, lo stallo in cui è costretto – in questo, Di Stefano sembra avere a modello un certo Donner più tragico e contrito (Solo due ore, per dire), e trova perfetto appoggio nella coriacea ombrosità di Joel Kinnaman, granitico e risoluto come si conviene ad un action hero riluttante finito in una storia del genere, tra mafia polacca, agenti dell’FBI doppiogiochisti, traffici di droga nei cortili dei penitenziari e sbirri neri dal codice morale irreprensibile.

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Sin dalla disastrosa missione sotto copertura durante lo scambio nel bar con l’infiltrato ispanico, dunque, Koslow progetta vie di fuga e di risoluzione, per quanto puntualmente estreme: più la morsa intorno a lui si fa stretta (manovrata da un lato dal viscido capo dell’operazione Clive Owen, dall’altro dal boss polacco detto il Generale), e più scopriremo le capacità del protagonista di geniale architetto di piani lambiccati e inaspettati (dal drone utilizzato per far entrare nel carcere un piccione morto ripieno di Fentanyl da smerciare, alla folle balistica dell’assedio finale sul terrazzo, passando per la preparazione al duello in cella all’arma bianca…).

Probabilmente The Informer necessiterebbe di maggior respiro nella costruzione dei suoi personaggi (per giustificare l’infallibilità di Pete ci basta uno scambio di informazioni sul suo passato da marine pluridecorato), anche per dare ai comprimari come Rosamund Pike o la moglie di Pete lo spazio per una caratterizzazione più attenta, ma gli eventi della vicenda precipitano in una maniera talmente veloce che la struttura appare da subito inesorabile (la serialità, anche crime o action di ultima generazione, ci ha abituati invece a snodi narrativi che si prendono tutto il loro tempo per settare il proprio impatto, ma è chiaro che un’opera come il film Di Stefano, ambientata in una New York in larga parte ricostruita in Inghilterra, abbia bisogno di un’efficacia più secca ed essenziale).
Ecco, nonostante la sensazione di qualche schematismo di troppo, al secondo sforzo dietro la mdp dopo Escobar, l’attore del Principe di Homburg conferma le sue doti di orchestratore dalla mano felice e sicura, attento alla gestione del ritmo e a soluzioni non scontate, neanche quando il film sembrerebbe adattarsi al canone del prison movie: e anche se The Informer rischia in qualche punto di ingolfarsi per il troppo sovrapporsi di traiettorie (adattate dal romanzo dei campioni svedesi da classifica best seller Roslund & Hellström), a mantenere il calore sui volti di questa umanità stanca di violenza e sangue ci pensano gli interpreti, tra cui Common, sempre più sicuro di sé davanti all’obiettivo (ci stupì già in The hate U give). Qui capace di tratteggiare in pochi primi piani questa figura di sbirro che ha imparato come sopravvivere per le strade ma nonostante tutto intuisce ancora qual è la parte giusta da cui schierarsi.

Titolo originale: The Informer
Interpreti: Joel Kinnaman, Rosamund Pike, Clive Owen, Ana de Armas, Common, Sam Spruell, Martin McCann, Eugene Lipinski
Origine: UK, 2019
Distribuzione: Adler Entertainment
Durata: 113′