The Nest – Il nido, di Roberto De Feo

Ci sono delle regole a Villa dei laghi che non possono assolutamente essere infrante. Prima regola, il mondo esterno non esiste. Seconda regola, siamo una famiglia felice. Terza regola, mangiamo con moderazione. Quarta regola, tutto ciò che abbiamo è di Samuel. Roberto de Feo scrive e dirige un horror claustrofobico ambientato dentro una tenuta nobiliare circondata dai boschi, dai toni freddi ed una tendenza cromatica al verde (un colore spesso utilizzato per evocare ricchezza, avidità e gelosia). Samuel (Justin Alexander Korovkin) è il rampollo paraplegico che vive nella casa insieme alla madre Elena (Francesca Cavallin), lo zio Riccardo, ed un dottore dall’aspetto inquietante, e dai metodi efferati, dentro un clima reso ancora più severo dall’osservanza religiosa cattolica. Non ha mai visto cosa riserva il mondo oltre le mura di cinta, ma la Elena non fa che ripetergli di attenersi al programma per diventare un ottimo fattore, e che il loro obiettivo principale è creare una nuova società. Il suo affetto è soffocante. Samuel è un ragazzo malinconico, ridotto sulla sedia a rotelle, docile, che suona il pianoforte e sta perfezionando l’esecuzione delle Variazioni Goldberg di Bach, quando nella villa arriva Denise (Ginevra Francesconi), una ragazza al contrario sveglia, piena di energie e nonostante la giovane età già con un passato alla spalle. L’incontro con la ragazza non farà altro che accelerare la sensazione di essere prigioniero e far crescere in Samuel il desiderio di scappare.

Superando il rigido controllo della madre, che vuole lasciare il ragazzo nell’isolamento, i due adolescenti si avvicineranno e proprio la musica funzionerà da trait d’union, con una canzone in particolare a fare da tramite, il brano dei Pixies Where is My Mind, reso celeberrimo, tra gli altri, da David Fincher in Fight Club. Una colonna sonora eccezionale completata da un altro brano da cinefili incalliti, la Nona di Ludovico Van.

L’atmosfera ricreata da De Feo guarda all’età dell’oro cinema italiano di genere quanto a tematica, mentre nei riferimenti visivi sposta il registro oltre confine, ad esempio verso Shyamalan. Crocefissi, pustole, punizioni corporali, possessioni demoniache, temporali, cimiteri, rituali di sangue, bambole, specchi, bugie, lutti, suicidi, il film è pieno di dettagli angoscianti. Ma anche se lo stile concede qualcosa all’horror di stampo nordamericano, resta l’impianto psicologico la parete portante ed una potente metafora, quella dei limiti e del confine, la tematica principale. Che comprende un’asfissiante presenza genitoriale, ed i passi necessari per arrivare preparati all’età adulta, e qui il film diventa inevitabilmente anche un racconto di formazione. Grazie al quale viene messo in discussione, con la famiglia, anche un modello classico di istruzione considerato retrogrado.
La progressione drammatica vive sull’insofferenza e sul soffocamento da chiusura, che diventano insopportabili, tutto finalizzato a scoprire se il mondo, una volta superato il muro di cinta, riserverà delle sorprese belle o brutte. Un colpo di scena finale importante che nell’equilibrio della storia chiude perfettamente il cerchio.

Regia: Roberto De Feo
Interpreti: Justin Korovkin, Francesca Cavallin, Ginevra Francesconi, Maurizio Lombardi, Gabriele Falsetta, Massimo Rigo
Distribuzione: Vision
Durata: 107′
Origine: Italia, 2019