The Strangers 2 – Prey at Night, di Johannes Roberts

Dispositivo progressivo di replica potenzialmente infinita di situazioni home invasion: presa di coscienza che dal parco a tema del genere non si possa mai realmente trovare l’uscita per davvero

E’ evidente che negli ultimi anni la carriera di Johannes Roberts, asso inglese dell’horror a basso budget, abbia subito un deciso balzo in avanti: la fortuna del suo 47 metri lo ha portato a raggiungere platee che titoli come La foresta dei dannati non avrebbero mai potuto lambire (tanto che Roberts è già al lavoro sul sequel), e di fatto il regista sembra aver affinato lo stile rinunciando ad alcune aggressività clippate che apparivano così legate al genere a cavallo tra i Novanta e i Duemila.

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Complice il sorprendente, strepitoso apporto dell’altro veterano Ryan Samul alla fotografia, questo secondo Strangers ci regala probabilmente infatti il Johannes Roberts più in forma di sempre: la lunga e articolata sequenza in piscina di metà film è ad esempio una piccola perla da incastonare tranquillamente nella collana delle migliori degli ultimi anni, in cui il film si prende anche l’azzardo di traghettarsi da agevole prodotto di filiera a tentativo di horror quasi arthouse con vezzi formali di stilizzazione cool (giochi di luci, colori, liquidi, visibilità distorta ecc, al di là dell’espediente reiterato dell’intera opera con la soundtrack di hit pop anni ’80, qui addirittura Total eclipse of the heart…).

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E chi se l’aspettava: è vero che con la modalità dell’home invasion, nei dieci anni di distanza tra questo e il primo film della serie (firmato Bryan Bertino, stavolta solo sceneggiatore) ci abbiamo oramai fatto il callo, ma il movimento di smarcamento del film qui finisce per tirare in ballo Carpenter (nel lungo inseguimento con il pick up in fiamme) senza alcuna volontà di sfociare nell’ammiccamento goliardico, per fortuna.
L’intuizione di allargare l’invasione ad un intero camping di prefabbricati sperduto nel nulla, lungo una notte perenne, permette non soltanto di sviare dal meccanismo di assedio tra quattro mura che proprio il prototipo di Bertino aveva riportato in auge ad Hollywood, ma si trasforma di fatto in un dispositivo progressivo di replica potenzialmente infinita di situazioni: in ognuna di quelle case vuote i due ragazzi protagonisti potranno trovare rifugio, e in ognuno di quei modellini tutti uguali e “vetrinizzati” di abitazione potrebbero subire nuovi assalti da parte degli sconosciuti in maschere e cappucci spaventosi.

E se fosse addirittura una riflessione sottotraccia sul destino del genere, fino all’inevitabile presa di coscienza che dal parco a tema home invasion non si possa mai realmente trovare l’uscita per davvero? Se fossimo dalle parti di una produzione Blumhouse uno potrebbe quasi pensare a Shyamalan (le case “finte” di E venne il giorno), complice l’espediente dell’invito da parte degli zii in stile The Visit: e se l’intreccio iniziale con l’ennesima famiglia problematica USA di figli ribelli e genitori un po’ imbambolati (Christina Hendricks è inaspettatamente una scream queen piuttosto insipida, meglio va alla pargoletta adolescente goth Bailee Madison) non è proprio il più memorabile degli incipit, la trasformazione dei ragazzi in piccoli warriors che non hanno alcuna intenzione di farsi sterminare riporta tutto lucidamente alle origini (con la protagonista Kinsey che smaschera una delle crudeli aguzzine), ai cani di paglia peckinpahiani.


Titolo originale: Strangers: Prey at Night

Regia: Johannes Roberts
Interpreti: Christina Hendricks, Bailee Madison, Martin Henderson, Lewis Pullman, Emma Bellomy, Damian Maffei, Lea Enslin
Distribuzione: Notorious
Durata: 85′
Origine: USA, 2018

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