"Tickets" di Abbas Kiarostami, Ken Loach, Ermanno Olmi

Tre episodi sui binari che dal cuore dell'Europa portano a Roma, per l'atteso film a sei mani (d'autore), in cui risalta lo splendido episodio di Olmi, sospeso tra sogni, ricordi, fragilità e certezze del tempo.

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Verso Roma, dal cuore imprecisato dell'Europa. A pagare i Tickets è il cinema d'autore firmato Olmi, Kiarostami, Loach, strana terna in abbinata episodica, presentato, fuori concorso, alla 55.ma Berlinale. Niente in comune fra i tre, se non la vecchia e rinnovata pratica del cinema a episodi (ma almeno un tempo accanto ai "maestri" ci mettevano un outsider…), eppure l'unione si gioca su una strana continuity che vede il progetto partire da un'idea di Kiarostami (cui però interessava una trilogia documentaria) e ritrova accanto a lui Olmi e Loach in complice differenza d'intenti, come emerge dal risultato. Fatto sta che la storia è stata concepita nella sequenza che ci viene mostrata, con Olmi che ha posto le basi del plot comune, offrendo la storia del vecchio scienziato in viaggio su un treno affollato; Kiarostami, che ha tratto spunto da un paio di personaggi abbozzati nello script olmiano (una vecchia signora accompagnata da un giovane), e infine Loach, che ne ha presi altri ancora (la famiglia di profughi albanesi) e li ha messi a confronto con la chiassosa gioiosità di tre ragazzi scozzesi, tifosi del Celtic, in trasferta romana per la Champion's League…

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Visto qui, nel cuore dell'Europa, fa effetto soprattutto il tradimento dello spunto di un viaggio transeuropeo su un treno che raccontasse le differenze di un continente dalle troppe disomogeneità. Ma, detto con tutta sincerità, della cosa non può importarci di meno… Ci interessa molto di più l'impronta vagheggiante e illusoria – ma pure terribilmente "storica" e "presente" e "politica" – che imprime al film lo splendido episodio di Ermanno Olmi. Il quale sembra ormai sospinto nel suo filmare sinfonico e introspettivo, sospeso su sogni, ricordi, fragilità e certezze di un tempo che scorre alternativo alla vita, visioni che illuminano il reale come segni di un dire ideogrammatico (ma qui è tutto piuttosto inscritto nell'illusione di una metafora del reale che ci preme sulla pelle). In una successione di piani, che scolorano tra il reale della comoda carrozza ristorante su cui viaggia il dottore Carlo Delle Piane, l'affollamento della seconda classe in cui una famiglia di albanesi viaggia in piedi, il ricordo dell'effetto lasciato nel suo cuore dalla affettuosa gentilezza di una segretaria (Valeria Bruni Tedeschi) che gli ha procurato i biglietti e lo ha accompagnato in stazione… – sospeso su tutto questo, il desiderio d'amore del vecchio professoere si confronta con la pagina bianca della lettera che vorrebbe scrivere alla ragazza e si scontra con la realtà di un mondo assediato dalla violenza di un terrore diffuso, una minaccia incombente su cui vigila, violento e arrogante, un esercito di militari in assetto di guerra, di doganieri che chiedono passaporti, di miserabili che affollano come profughi in fuga dal dolore i marciapiedi della stazione… Olmi accende il suo armonico frastuono su un reale rappresentato come una sinfonia sotto assedio, nelle cui note ritrova la bellezza di un mondo in perdità d'età e d'amore. Ma è proprio sulla magistrale composizione di quadri, visioni, stati d'animo che il suo episodio si rivela un piccolo capolavoro superato nel tempo.


Di fronte al suo, gli episodi di Abbas Kiariostami e, soprattutto, Ken Loach si stingono in una dimensione più prosaica, che stacca nettamente (anche nella piattezza della fotografia abbagliata nell'ambientazione diurna) dall'allusività tutta soggettiva messa in gioco da Olmi. Kiarostami, dunque, prosegue il viaggio verso Roma sulle tracce di una anziana e arrogante signora, vedova di un generale, in viaggio con un giovane del servizio civile affidatole come accompagnatore. La superbia volgare e fragile della donna si scontra con la prepotenza nei confronti di altri passeggeri e rimbalza sulla pazienza del suo giovane accompagnatore, almeno sino a quendo questi, per un fortuito incontro, non si ritrova faccia a faccia con il suo passato e la sua identità, e trova il coraggio per una civile ribellione che gli restituisce dignità e libertà. L'episodio è semplice ma efficace (grazie anche agli ottimi interpreti), ritrova tutta l'abilità del maestro iraniano nel porre in gioco la sua poetica sul confronto relazionale tra i suoi personaggi e instilla il germe di una riflessione sul limite della tolleranza di fronte all'arroganza del potere.


Ken Loach costruisce invece il suo episodio sul conflitto tra regole del vivere sociale e urgenza prioritaria dei bisogni di chi è più debole: il viaggio vede tre ragazzi scozzesi nel dilemma tra finire in commissariato, perché uno di loro ha perso il "titolo di viaggio", e denucniare la famiglia di profughi albanesi che ha rubato loro il biglietto. Alla fine la soluzione sarà nella rivolta personale, l'unica in grado di preservare la solidarietà verso il basso, ingorando l'ordine spesso "disumano" imposto dalle regole della vita comune. E come sempre il regista inglese esagera nell'impianto pedagogico e enfatizza ad arte i pieni orchestrale della sua visione sociale.


 


Regia: Ermanno Olmi, Abbas Kiarostami, Ken Loach


Interpreti: Valeria Bruni Tedeschi, Carlo Delle Piane, Silvana De Santis, Filippo Troyano, Martin Compston


Distribuzione: Medusa


Durata: 115'


Origine: Gran Bretagna/Italia, 2005


 


 


 

 

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