Troppo napoletano, di Gianluca Ansanelli

Quando il suo ex marito, un popolare cantante neomelodico, perde la vita lanciandosi dal palco per fare stage diving, Debora si preoccupa per suo figlio Ciro di undici anni. Il ragazzino sembra molto turbato, al punto da non mangiare più neanche il ragù domenicale. Angosciatissima la madre lo porta da Tommaso, psicologo dell’infanzia timido e imbranato. Il dottore scoprirà però che a turbare Ciro non è solo la perdita del padre, quanto piuttosto le sue prime inquietudini amorose. I due faranno così un patto: lo psicologo aiuterà il bambino a conquistare la sua amata compagna di classe, mentre lui gli darà una mano per farlo fidanzare con sua madre..

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Made in Sud al cinema, ma l’unico a salvarsi dal marasma vesuviano è Giovanni Esposito, cabarettista uscito alla ribalta diversi anni fa dalla scuderia Guzzanti. Produttore creativo e talent scout per il film, Alessandro Siani, torna nel profondo sud, ancora più gonfio di cliché e luoghi comuni che tanto fanno ancora divertire i pubblici del nostro Paese.

C’è una scena che si ripete in questi casi, tra le altre, ed è quella in cui ad ogni battuta o gag, più o meno riuscita, il napoletano, o presunto tale, che vive al nord, si guarda intorno nella sala per scorgere ogni minima reazione che possa in qualche modo esaltare o almeno rinforzare l’essere troppo napoletano. Ecco, appunto, il troppo storpia. Non c’è nessun motivo per cui bisognerebbe evitare di parlare male di un’opera che per i più, probabilmente, non meriterebbe attacchi critici spropositati. Ecco, infatti, a cosa serve scrivere su questo film? O meglio, a cosa serve parlarne male? Sarebbe meglio, non subire la solita accusa di snobismo o di pseudo intellettualismo e farsi trasportare dall’onda anomala del già detto e fatto. Ecco, se proprio si vuole trovare uno spiraglio di luce in questa desolante e imbarazzante carrellata, tracotante di simpatia forzata, è quell’effetto nostalgia che lo script sembrerebbe lasciare emergere, nel senso di riscoperta di una città che non esiste più, o meglio, è sempre esistita solo al cinema.

Fosse stata almeno la sommessa descrizione delle proprie abitudini, del mondo circostante, ma ancora una volta, come capita al cinema italiano, in senso largo, lo sguardo è sempre conservatore, non reattivo, in quanto non (re)agisce a uno aspetto del presente che viene condannato in base a una valutazione di tipo ideale, cioè la percezione di difformità rispetto al passato. Il presente, troppo napoletano, non è certamente un tradimento, un travisamento, il pervertimento di un’armonia perduta. Un mondo grottesco formato da materia in decadenza che si muove senza forma obbedendo soltanto alle forze fisiche; ecco cos’è, un mondo in cui appare impossibile ripristinare l’ordine.

Regia: Gianluca Ansanelli
Interpreti: Serena Rossi, Luigi Esposito,Gennaro Guazzo, Salvatore Misticone,Giovanni Esposito, Gianni Ferreri, Nunzia Schiano, Loredana Simioli, Luigi Attrice,Rosaria De Cicco, Gianni Parisi
Distribuzione: 01 Distribution

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Durata: 95’

Origine: Italia 2016

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