True Detective: M(orrison) Theory. La forma libera

The Invisibles di Grant Morrison

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'ispirazione, le traduzioni e le immagini vengono dall'articolo di Dario Forti pubblicato sul sito www.fumettologica.it

 

The Invisibles Grant Morrison

 

Conoscete Carcosa?

Cos'è?

Colui che mangia il tempo

(True Detective)

 

Per l'ascolto del testo The Angry River (feat. Father John Misty & S.I. Istwa) in esclusiva per True Detective

 

True Detective ha spopolato sul web quasi in contemporanea all'exploit televisivo negli Usa, circondata dalle parodie virali (tra cui vi proponiamo questa) e i rumors che indicano per la seconda stagione l'impegno televisivo di Brad Pitt. La serieTrue Detective, paesaggi della Louisiana sembra includere tra le proprie fonti le passioni che lo sceneggiatore Nic Pizzolatto ha coltivato da ragazzo.

 

Per sfuggire all'esistenza monotona di uno stato del sud, il professore si è rifuggiato di consueto nelle letture. “La prima volta che la scrittura mi ha provocato una forte emozione è stata leggendo i fumetti di Alan Moore e Grant Morrison quando ero un ragazzo. Crescendo nel sud-est della Louisiana, in una casa con pochi libri, la complessità e la profondità delle loro storie si rivelò sconvolgente per un ragazzino" – dichiara al The Courier-Journal.

 

Ma già qualche anno fa, in occasione della pubblicazione del suo romanzo Galveston (incentrato, anche questo come la serie, sul mondo criminale della Louisiana), sempre al Courier-Journal, scriveva delle sue influenze citando, oltre i film di Jean – Pierre Melville, i narratori Stephen King e William Faulkner, proprio i fumetti di Alan Moore (qui l'articolo).

 

Pizzolatto ripercorre la statiticità artificiosa (Louisiana), rendendola estranea, con una scrittura 'd'altri tempi' ricavata al dettaglio, tanto che il critico di Caimán Cuadernos de cine, Carlos Raviriego, su El Cultural.es lo definisce come "un joven novelista con alma vieja/un giovane narratore con l'anima vecchia" (qui l'articolo) sorretto, nell'andata composizione, dal True detective, doppia esposizione fotografica Introcompagno d'avventura Cary Fukunaga che ben dissemina la 'pista' visiva delle intenzioni di carta, attraverso tempistiche dell'azione dilatate al massimo, quasi totalmente inusuali per i formati seriali contemporanei; varcando così quel confine sempre più sfocato, per prodotti di questo tipo, tra cinema e tv.

 

Il direttore creativo Patrick Clair realizza con l'intro della serie (per le cui interpretazioni vi rimandiamo qui) quello che Reviriego definisce il disvelamento della personalità dei personaggi. I titoli: "sono stati ispirati dalla doppia esposizione fotografica, tanto nei ritratti frammentati dei protagonisti quanto nei paesaggi che li attraversano, in modo che la serie come la personalità dei propri protagonisti si svela tramite gli spazi che li attraversano, che li divorano'" (qui l'articolo) ma soprattutto si svelano le intenzioni dell'autore/sceneggiatore che, a questo punto, possiamo definire il vero deus ex machina dell'operazione True Detective.


 

Dopo le ultime dichiarazioni di Pizzolatto, ben due giornalisti sono riusciti a scovare rimandi proprio al mondo dei fumetti, in particolare Alex Pappademas di Grantland. Se la lenta dilatazione degli spazi (Clair) corre parallela a quella del tempo (Fukunaga), spazio e tempo, nello stile tutto morrisoniano di Pizzolatto, cosa sono?

 

(Perchè dovrei vivere nel passato?…questo è un mondo in cui nulla è risolto). Qualcuno una volta mi ha detto che il tempo è un cerchio. Tutto ciò che facciamo o faremo, lo rifaremo ancora e ancora e ancora… e quel bambino e quella bambina saranno in quella stanza ancora e ancora e ancora… per sempre”  dice Cohle (Matthew McConaughey, recentemente premio Oscar per True Detective, Matthew McConaughey è Rust Cohlela miglior interpretazione maschile) per Dallas Buyers Club. E aggiunge “avete mai sentito parlare della Teoria-M, detective?

 

In questo universo noi elaboriamo il tempo come fosse una linea che avanza, ma al di fuori del nostro spazio-tempo, da quella che sarebbe una prospettiva a quattro dimensioni, il tempo non esisterebbe, e da quella posizione, potessimo raggiungerla, vedremmo il nostro spazio-tempo come appiattito, come una singola scultura la cui materia sia in una sovrapposizione di tutti i luoghi che abbia mai occupato, la nostra coscienza che ripercorre ciclicamente le nostre vite come carri su una pista. Capite? Ogni cosa al di fuori della nostra dimensione, è l’eternità, è l’eternità che guarda in basso verso di noi. Per noi è una sfera, ma per loro è un cerchio.”

 

Le parole di Cohel traboccano da The Invisibles di Morrison (Vertigo / DC Comics, vedi vignette d'apertura) – serie scritta tra il 1994 e il 2000 – che per tutta la narrazione cerca di smontare la teoria sulla linearità del tempo e, ancora più 'follemente', dalle True Detective, gli omini di latta e gli origami di The Invisiblesdichiarazioni che il fumettista scozzese ha rilasciato alla rivista Arthur

“ero stato portato fuori dalla Realtà a quattro dimensioni, mi era stato mostrato l’universo intero come un unico oggetto, mi era stato mostrato come appare il mondo dal di fuori, il punto di vista del Supercontesto, come l’ho chiamato in The Invisibles, ed era una cosa profonda. Fu un’esperienza sconvolgente. Cambiò completamente la maniera in cui guardavo il mondo, la vita, la morte, il tempo…”.

 

 

Mentre Cohle, a monologhi, chiarisce la 'sua' visione della 'linea' del tempo e armeggia con i soliti gingilli di latta (ricavati da quella birra cui si aggrappa da anni), è ancora Pappademas a guidarci nella comprensione (della deriva-zione fumettistica), tentando un'ipotesi.

The King in Yellow da The Invisibles di Grant MorrisonGli omini di latta intagliati da 'Rust' Cohle sarebbero un richiamo alla macchina del tempo a forma di origami (le cui pieghe manipolano lo spazio-tempo) che appare in The Invisibles.

Altri richiami: in Neonomicon di Alan Moore agenti fbi si mettono sulle tracce di un pericoloso spacciatore chiamato Carcosa (lo stesso nome della città immaginaria che appare all’interno del libro The King in Yellow, di Robert W. Chambers) e che viene più volte citata in True Detective. Nel fumetto di Moore, Carcosa è un personaggio disegnato con un fazzoletto giallo sul volto, come il personaggio di Morrison (anche in questo caso The Yellow King) in The Invisibles.

 

In The Courtyard poi c'è un agente FBI nettamente somigliante (caratterialmente) a Cohle, ma secondo Hannah Means Shannon, dalle pagine di Bleeding Cool, l'ispirazione maggiore, per Pizzolatto, potrebbe esserre discesa da From Hell: "entrambe le storie sono opere riguardanti un preciso momento storico, su cui gettano luce grazie al senno di poi e a una più fresca consapevolezza sociale e politica. Entrambi i lavori sono ispirati da storie vere: From Hell da Jack lo Squartatore, True Detective dagli eventi legati alle violenze rituali sataniche avvenute a metà degli anni 2000 in Louisiana. True Detective utilizza sottili ma pervasivi motivi visivi ricorrenti come strumento nella creazione del proprio mondo nella stessa maniera in cui From Hell lo faceva per creare un claustrofobico sentimento di un mondo completamente immerso nell’omicidio e nell’orrore, perpetuamente in una paura esistenziale"

 

Alla fine l'impressione è che il cerchio si spezzi, inizio e fine non combaciano, lasciando la trama dentro la spirale 'satanica' – una forma per nulla geometrica – la cui descrizione sarebbe, anzi è, tutt'altro che possibile, per fortuna. 

 

L'irrisolutezza spiralica che la caratterizza, si compie, nelle personalità mutate dei protagonisti, lo conferma l'espressione finale di Rust che ('contraddicendosi' rispetto al nichilismo del passato) potrebbe averci preso ancora una volta. L'esistenza nella sua infinitezza, oltre l'uomo e per l'uomo, non è un cerchio dove tutto ritorna: "una volta c'erano solo le tenebre, se me lo chiedessi, ti direi che la luce sta vincendo" (Rust).

Per un approfondimento consultare questo link