Tutti i Vermeer a New York, di Jon Jost

Su Mubi l’imperdibile film del cineasta sperimentale. Un’opera in cui tutto è affidato ai significati visivi e che ci permette di abbandonarci alla potenza amorosa e mortifera della visione.

«Alla fine, fu davanti al Vermeer, che ricordava più smagliante, più diverso da tutto quanto conoscesse, ma nel quale, grazie all’articolo del critico, notò per la prima volta dei piccoli personaggi in blu, e che la sabbia era rosa, e – infine – la preziosa materia del minuscolo lembo di muro giallo. Le vertigini aumentavano; lui non staccava lo sguardo, come un bambino da una farfalla gialla che vorrebbe catturare, dal prezioso piccolo lembo di muro. «E’ così che avrei dovuto scrivere, pensava. I miei ultimi libri sono troppo secchi, avrei dovuto stendere più strati di colore, rendere la mia frase preziosa in sé, come quel piccolo lembo di muro giallo», M.Proust.

--------------------------------------------------------------------
UNICINEMA – UNA NUOVA IDEA DI UNIVERSITÀ

--------------------------------------------------------------------

Tzvetan Todorov prendendo in prestito le parole da Dostoevskij scriveva, qualche anno fa, che «la bellezza salverà il mondo», e mai come in questi tempi vorremmo dargli ragione; ma per qualcuno la bellezza può anche esser fatale. Come nel passo appena citato, uno dei più celebri della recherche proustiana, in cui lo scrittore Bergotte, personaggio fondamentale del magnifico edificio testuale, inserito dall’autore nel quinto volume dal titolo La prigioniera, muore contemplando un quadro; muore, dunque, di bellezza.

L’opera che suscita tali vertigini e sgomento è La veduta di Delft, dipinta nel diciassettesimo secolo dall’olandese Jan Vermeer e raffigurante un semplice paesaggio portuale, una veduta tipica dei Paesi Bassi dell’epoca, eppur foriera della tragica epifania. E proprio quella «sottile patina gialla» vermeeriana, quell’insignificante dettaglio del muro, riecheggia specularmente nel film Tutti i Vermeer a New York del cineasta sperimentale Jon Jost, che nel 1991 ha vinto il Caligari Film Award per l’innovazione tematica e stilistica nella sezione Panorama della Berlinale.

In una cornice che richiama il cinema di Woody Allen, il caso, la newyorkese serendipity, fa incontrare un’attrice e cantante d’opera francese che sembra approdata nella Grande Mela direttamente da un film di Rohmer (tutto vorrebbe suggerircelo, dalla sua statura, al look, all’acconciatura) ed un broker senza scrupoli davanti ai dipinti di Vermeer custoditi nella città un tempo chiamata proprio Nuova Amsterdam. È l’inizio d’un viaggio meta-artistico immersivo e contemplativo che seguendo il percorso segnato dalle creazioni del pittore olandese ci accompagna nel mondo delle più prestigiose gallerie d’arte di New York offrendoci un’occasione per riflettere sulla relazione tra arte, amore e morte, per stilare bilanci sulle nostre e le altrui vite, per osservare la società con occhi differenti ma soprattutto per abbandonarci, come fa lo scrittore Bergotte, nell’abisso delle immagini.

--------------------------------------------------------------------
SCOPRI I NUOVI CORSI ONLINE DI CINEMA DI SENTIERI SELVAGGI


--------------------------------------------------------------------

Tutti i Vermeer a New York è dunque un’opera godardianama con quel portato d’improvvisazione libera e insieme rigorosa che ricorda la scrittura jazzistica di Louis Malle o il primo Cassavetes a cui molti sono soliti accomunarlo. Jost come Godard è un regista-pittore-artigiano, e l’ha dimostrato a più riprese, dagli esordi fino ad opere più recenti, come il magnifico The Bed You Sleep In, giocando con i formati (in questo caso sceglie di girare in 35mm), con le arti ed i generi senza l’ombra di nostalgie passatiste. In Jost tutto è affidato ai significati visivi, all’infinito livre de l’image; alla maniera del pittore impressionista appone direttamente il colore sulla tela, senza disegno preparatorio, ma il risultato è una meraviglia per l’occhio e per lo spirito. D’altronde, come ci dice Merleau-Ponty, non c’è arte in grado di risvegliare un delirio mistico, un’esaltazione che ci avvicina al sacro, come quella pittorica. Nel momento della visione si spalanca l’abisso, e così, lasciandoci andare all’ebbrezza della contemplazione, davanti alla contingenza di una «macchia di muro gialla», si potrebbe persino morire…

Disponibile su MUBI (gratis per 30 giorni accedendo da questo link)

Titolo originale: All the Vermeers in New York
Regia: Jon Jost
Interpreti: Stephen Lack, Emmanuelle Chaulet, Grace Philips, Katherine Bean
Durata: 87′
Origine: USA, 1990
Genere: drammatico

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.8

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

Sending
Il voto dei lettori
0 (0 voti)
------------------------------------------------------------------------
IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #8