Un sapore di ruggine e ossa, di Jacques Audiard

De rouille et d'os di Jacques Audiard con Marion CotillardC´è qualcosa sempre sul punto di esplodere nel cinema di Jacques Audiard: un gesto, un dettaglio, una frase. Come se la macchina da presa catturasse, anzi aspirasse, tutto quello che ha davanti e come se non filtrasse tutta la spinta emotiva che i suoi personaggi provano in quel momento. Dallo stratosferico finale di Il profeta, Un sapore di ruggine e ossa, clamorosamente escluso dal Palmarès del 65° Festival di Cannes, riprende quella gestualità di nuove rinascite, di cui questo film è pieno. Ricerche di aria contaminata da frequenti squarci sonori, di luce che filtra all´improvviso dalle fessure dei luoghi e sospende un melodramma che sprigiona brutalità, rabbia, disincanto e tenerezza. Dall´omonima raccolta di racconti di Craig Davidson, Audiard traccia certamente decisive linee narrative (l´arrivo del protagonista dalla sorella, gli incidenti drammatici) ma poi da qui si libera qualcos´altro, un momento prevedibile che poi diventa continua rivelazione, ritorna su una sessualità selvaggia dove però si sentono tutti i battiti del (suo) cuore, su alcuni luoghi (le scene in discoteca da Sulle mie labbra, chiusa come il carcere di Il profeta, gabbia di suoni e di luci come solo Michael Mann e James Gray sanno filmare) e riesce nel miracolo di non sprecare mai un ralenti, come quello della monetina.

Condannati alla staticità, le figure del cinema di Audiard aspirano al movimento, cambiano in continuazione. Le loro mutazioni sono determinate dalle loro azioni e/o incontri. Lui, Ali, ha un figlio di 5 anni. Senza soldi e fissa dimora va dalla sorella ad Antibes. Lei, Stephanie, è istruttrice di orche. Si incontrano una sera in discoteca dopo una rissa dove lui fa il buttafuori. Dopo averla accompagnata a casa, si separano. Ma dopo un evento tragico tornano a riunirsi. La luce dal buio. Al di sopra delle profondità che diventano sinonimo di provvisoria salvezza. Qui gli sguardi catturano dettagli come accumuli e determinano il passaggio dalla felicità alla tristezza, dalla gioia al dolore, dal riscatto all´abbattimento. Marion Cotillard produce tutta una densità di emozioni incontrollabili. Si avvertono, si sentono tutti addosso in un cinema che tocca prima la pelle, dove l´inquadratura è subito scontro, collisione e i combattimenti di Ali mettono a fuoco una fisicità dove il contatto (la rissa, il sesso), ma anche il sangue, il sudore, producono un´energia devastante.

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marion cotillard in de rouille et d´os

Un sapore di ruggine e ossa sembra di vederlo come continuamente immersi. Sotto l´acqua, al di là della vita. Da qui gesti falliti (il ritardo con cui Ali va a prendere il figlio a scuola), ma soprattutto fiammanti ritorni dall´inferno: Stephanie sulla terrazza che, sullo sfondo della stessa canzone, riprende i movimenti che faceva durante lo spettacolo con le orche è da brividi così come il contatto con l´animale attraverso il vetro. Ma la Cotillard diventa anche corpo unico con l´ottimo Matthias Schoenaerts. Lui con lei sulle spalle, in mare quando ricomincia a nuotare. Come Lioret in Tutti i nostri desideri. Reimpossessarsi, riappropriarsi del tempo che resta o che ricomincia. Dove il melodramma va a fuoco con la sporcizia della terra, della legna che brucia, dove una delle frasi del primo incontro “Ti sei vestita come una puttana” è già uno squarcio di disperato romanticismo. Un cinema che, potrebbe allinearsi al Tavernier più istintivo ma poi lo oltrepassa e quasi lo duplica.

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Titolo originale: De rouille et d’os
Regia: Jacques Audiard
Interpreti: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Armand Venture, Céline Sallette
Distribuzione: BIM
Durata: 120′
Origine: Francia/Belgio 2012

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
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