VENEZIA 68 – "Questa storia qua", di Alessandro Paris, Sybille Righetti (Fuori concorso)

questa storia qua

Era difficile, quasi impossibile contenere Vasco. Per la sua vita, la sua musica, ci sarebbe voluta una trilogia, forse lo diventerà. Al di là dei limiti didascalici,questo documentario è tutto pro/teso a rincorrere Vasco, vibra di botto con le sue canzoni e ha il grande merito di non averlo inquadrato quando racconta (trappola in cui poteva rischiare di cadere) e crea un legame con Zocca con un atteggiamento simile ai film familiari di Bellocchio

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questa storia quaEra difficile, quasi impossibile contenere Vasco. In Questa storia qua ne emergono frammenti attraverso i materiali di repertorio, tracce biografiche, racconti di lui stesso, testimonianze degli amici. Ma Vasco è dentro/fuori il film, è presente ma scappa, fa viaggiare verso altri territori, altre dimensioni, come quelle della sua musica. C'è una strada in apertura e verso la fine, già segno di un viaggio inquieto, dell'esigenza di essere contemporaneamente qui e altrove. Ma anche il legame col luogo, Zocca in provincia di Modena dove, come lui stesso dice, "alla fine non si ha nostalgia di un posto ma del periodo". Forse uno dei limiti, forse consapevole, del documentario di Alessandro Paris e Sybille Righetti, è l'incapacità di trattendere il cantautore, presente anche quando non parla, continuo fantasma opprimente anche nel fuori-campo in cui ogni immagine parla di lui. Per quello che è, per chi scrive, uno dei più grandi cantanti italiani di sempre, quello di Questa storia qua poteva essere un capitolo di un film in più parti, magari intitolato "La propria terra". Per la sua vita, la sua musica che si mescolano di continuo (la sua partecipazione a Sanremo nel 1983 con Vita spericolata, il suo arresto in carcere a Pesaro in isolamento dove "i minuti non passavano mai"), forse sarebbe necessaria almeno una trilogia, forse lo diventerà. Alcuni tratti sono didascalici con episodi comunque anche divertenti come il suo contrastato rapporto con la stampa che risale già da quando era bambino quando dopo una sua esibizione, un giornale scrisse: "Questo ragazzo ha iniziato a cantare portando le òpecore al pascolo quando invece lui dice di non averlo mai fatto.

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Però Questa storia qua rincorre Vasco Rossi, fa sentire, avvertire, la sua difficoltà a vivere il presente e vola d'improvviso con i suoi brani, Anima fragile,  Albachiara e Siamo solo noi in cui ri/prende forma anche la figura di Massimo Riva, il suo chitarrista morto 12 anni fa, la loro amicizia e il loro conflitto. Le sue canzoni vibrano dentro le immagini, smuovono tutto, segno di uno dei cantanti più cinematografici che appena è presente un suo brano accende i film, come è capitato per esempio con Non ti muovere di Sergio Castellitto e La nostra vita di Daniele Luchetti lasciandogli un segno forte che poi ha dato, inconsapevolmente a quelle pellicole, altre attraenti vibrazioni. Inoltre uno dei grossi meriti è quello di non averlo mai inquadrato mentre racconta. Basta la sua voce. Io non sono qui, con Zocca che diventa come Bobbio per i documentari familiari di Bellocchio. Altre fascinazioni di un documentario che rincorre Vasco ma continua a non fermarsi.

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