VENEZIA 68 – “Toutes nos envies”, di Phillippe Lioret (Giornate degli Autori)

Toutes nos envies Philippe LioretGli altri come li vediamo? E come percepiamo quelli che abbiamo accanto? E noi stessi, quanto sentiamo realmente quello che abbiamo dentro, quello che il nostro corpo davvero vorrebbe ma noi costantemente gli rifiutiamo, per mille inperscrutabili ragioni o razionalizzazioni? E come catturare quegli attimi per portarseli via per sempre? Cosa sono quelle cose sottili, quasi scie invisibili che improvvisamente ci legano a qualcuno, anche se prima era un perfetto sconosciuto? E quello che costruiamo giorno per giorno, a chi appartiene? Possiamo veramente imparare ad immaginare un “mondo senza di noi”?

 

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Queste e altre mille domande sfrecciano dal cuore palpitante di un film che lascia scorrere la vita, eppure non la lascia andare. Perché possiamo sempre decidere che cosa farne, anche di quei pochi attimi che ci separano dal non esserci (più).  Per questo Claire (Marie Gillain) non può accettare il terribile responso del male incurabile che l’ha colpita, o almeno non può accettare quelle che sono le procedure sociali della “morte dolce”, chiusa per settimane o mesi in un letto di ospedale a massacrarsi di raggi e chimica, solo per rallentare di poco un processo inevitabile. Ma lei non può, non vuole. Nel suo ruolo di magistrato, mamma, moglie e, anche, amica della madre della figlia caduta in disgrazia con i creditori, non può mollare. E tiene il male tutto per sé, continuando a combattere giornalmente per una giustizia meno asettica e impermeabile alla “condizione umana”.

 

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Gestisce la famiglia, il lavoro, e una battaglia “politica” nella quale trova però un valido alleato, Stephane (Vincent Lindon, fantastico attore feticcio di Lioret), anche lui magistrato con ideali giovanili messi ormai da parte, ma che nella rabbia e determinazione di Claire riconosce alcuni tratti del suo DNA ribelle di vent’anni prima, che ora decide di rimettere in gioco. Anche perché la collaborazione professionale con Claire funziona, e insieme riescono dove da soli non arriverebbero. E la battaglia legale per salvare l’amica Celine dagli Istituti di Credito diventa una vera a propria ragione di vita e di morte. Già perché nel frattempo il male di Claire peggiora, e fa sempre più fatica a nasconderlo, mascherarlo. E mentre cerca di organizzare “la vita senza di lei”, aiutando Celine e integrandola nella sua famiglia, con i figli delle due donne che diventano quasi dei fratelli, deve comunque sottostare alle visite settimanali in ospedale, almeno per farsi prescrivere antidolorifici efficaci. All’inizio è il caso (Stephane deve portare una scrivania al figlio che vive proprio vicino all’ospedale) poi diventa quasi un abitudine: Stephane accompagna Claire con la sua auto. E proprio in uno di questi viaggi che Claire chiede una deviazione improvvisa, sfiorando l’incidente, per portare Stephane nei luoghi dell’infanzia, in quel lago dove lei e la sorella ebbero entrambe l’esperienza del “primo bacio”. E tra un ricordo e l’altro il desiderio improvviso di un bagno nel lago. Lei si getta, è un impulso. Stephane prima rifiuta ma poi, pur riluttante, si tuffa anche lui. L’acqua è gelida ed è dura arrivare fino al pontile. Claire è stremata, dal freddo e dalla fatica e, per un attimo, è felice. Ma, nella nuotata per tornare a riva, il suo corpo cede. Fortunatamente Stephane è lì, a proteggerla e aiutarla. Ma non per sempre…

 

Toutes nos envies Toutes nous envies è un film sulla natura dei nostri desideri, sui luoghi imprevisti e meravigliosi dove, a volte, essi si nascondono. E di come degli eventi straordinari, a volte, riescono a ricollocarli nella nostra vita, fuori dalle maledizioni e dall’autolesionismo in cui spesso, gli umani, si rinchiudono. Cosa conta di più nella vita, infine? I sogni? Lottare per qualcosa in cui si crede? O godersi lo spettacolo di una partita di rugby o magari un bel bagno nell’acqua ghiacciata di un piccolo lago? Tutto. E anche quel cane promesso ai tuoi figli, e quella mano pudica e complice che ti stringe un “quasi sconosciuto” con il quale ti dai ancore del “lei”, sul tuo letto d’ospedale. Siamo fatti di sguardi, di sogni, contatti, desideri. Nessuna di queste benedette cose implica il possederle. Le cose che più contano, alla fine, non si hanno, si vivono. Come le persone. E lo sguardo dolce e ambiguo di Loiret, ci regala l’ennesimo piccolo, piccolissimo capolavoro di un regista che, ormai ci è chiaro, riesce a illuminare col cuore ogni storia. E come sempre, solo nelle storie di morte possiamo vedere, davvero, l’amore…

3 commenti

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    ci hai raccontato praticamente tutto… non va…

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    Complimenti per avercelo raccontato come se tu avessi vissuto…. la storia. L'ho visto e mi è piaciuto davvero. Alcuni registi forse perchè francesi non si smentiscono. E' un film-dono che apprezzeranno in molti.

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    Bellissimo. Lioret è davvero un gran regista