#Venezia72 – “Il film è tutto di Claudio Caligari”. L’incontro di Non essere cattivo

C’era attesa oggi per Non essere cattivo, il terzo lungometraggio diretto da Claudio Caligari che al Festival di Venezia aveva già portato sia Amore tossico nel 1983 sia L’odore della notte nel 1998. E forse anche qualche piccolo rammarico per il fatto che il film non sia stato selezionato del Concorso. Come ha ricordato Valerio Mastandrea, che assieme a Caligari ha rappresentato l’anima di questo progetto: “Per noi il Festival di Venezia ha un valore simbolico enorme e per il cinema di Claudio ce l’ha ancora di più”. Il regista è scomparso lo scorso 26 maggio ma Mastandrea ha voluto ricordare che questo è un film di Caligari “In tutto e per tutto. Io ho solo acceso una macchina che non aveva benzina e l’abbiamo rimesso in moto quando io trovato una tanica”. L’attore, che aveva lavorato con Caligari in L’odore della notte e a cui era legato da una profonda amicizia, si è sbattuto (nel vero senso della parola) affinché questo film venisse portato a termine. Ricordiamo la lettera che aveva scritto a Scorsese. E poi ha aggiunto: “Sono andato a bussare alle porte dell’inferno per chiedere denaro. Non credo comunque che la gente andrà a vedere questo film per il fatto che Claudio non c’è più”.

luca marinelli e silvia d'amico in non essere cattivoNon essere cattivo uscirà nelle sale italiane domani in circa 60 copie distribuito da Good Films. E in quello che si vede, c’è l’impressione che dentro ci sarebbe potuto stare moltissimo altro materiale narrativo. Ce lo conferma la cosceneggiatrice Francesca Serafini quando afferma: “Potevano venire fuori altri tre Non essere cattivo“.

Per i protagonisti è stata un’esperienza unica. “Magari se ne facessero sempre di film così – ha detto Silvia D’Amico – e Claudio ci ha scelto guardandoci negli occhi”. “Siamo stati vittime di una gigantesca magia – aggiunge Luca Marinelli – e ho visto il coraggio di questa persona che non aveva paura e questo fatto mi ha liberato sia come attore che come uomo”. “Ho avuto la possibilità di fare una cosa che non ho mai fatto prima”, afferma invece Alessandro Borghi. Poi hanno parlato delle difficoltà di loro personaggi. “Per me – sottolinea Marinelli – un po’ è stato il dialetto e il tentativo di non rendere banale la tossicodipendenza”. “Ogni tanto Caligari parlava poco – ricorda Silvia D’Amico – ma ci dava sempre le indicazioni giuste”.

Alla proiezione riservata alla stampa il film ha avuto una buonissima accoglienza. La risposta ora al pubblico questa sera in Sala Grande alle 22.15. Ma c’è fermento. E anche un po’ di emozione.