#Venezia79 – Blonde: incontro con Andrew Dominik e il cast

In concorso a Venezia 79, Andrew Domink presenta il suo nuovo film Blonde su Marilyn Monroe, con Ana de Armas, Adrien Brody e Julianne Nicholson

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Tratto dal romanzo di successo di Joyce Carol Oates, Blonde, diretto da Andrew Dominik, con protagonista Ana de Armas, ripercorre audacemente la vita di una delle icone intramontabili di Hollywood, Marilyn Monroe. Dalla sua infanzia precaria come Norma Jeane, fino alla sua ascesa alla fama e agli intrecci sentimentali, Blonde confonde i confini tra realtà e finzione per esplorare la crescente divisione tra il suo io pubblico e quello privato. Una bio-fiction, tra squarci visionari e quadri realistici. Un progetto decennale, due anni di riprese (interrotte dalla pandemia), Blonde è il film che riporta Dominik a Venezia a 15 anni di distanza da L’assassinio di Jesse James. In concorso, erano presenti all’incontro il regista Andrew Dominik, le attrici Ana de Armas e Julianne Nicholson, insieme all’attore Adrien Brody.

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In una sala gremita di giornalisti e curiosi, il regista Dominik prende la parola: Ci sono cose che contengono un’energia emotiva, molto creativa. Penso che esistano alcune cose che sono destinati a diventare progetti: all’incirca dopo un anno, quando ho cominciato a porre effettivamente la mia attenzione su ciò che stavo creando, ho cominciato a pensare che difficilmente mi avrebbe mai lasciato andare. Continuavo ad avere idee per la sceneggiatura… Ci pensavo frequentemente. A guidarmi era fondamentalmente il libro di Joyce Carol Oates, in cui reimmagina la vita di Marilyn.

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Il pubblico si chiede: il personaggio principale in questo film è Norma Jean o Marilyn? Risponde la protagonista Ana de Armas: Nella maggior parte del film Norma Jean è abbastanza presente. Penso che questa sia una storia su di lei e poi, naturalmente, Marilyn prende il sopravvento. In fondo, è la stessa persona se ci pensiamo bene. Hanno bisogno l’una dell’altra per vivere. Nella costruzione del personaggio ho cercato un approccio per non dividerle mai. È come se… Scusate, sono nervosa. Penso che il progetto fosse quello di collegare entrambe emotivamente.

Brody: Essenzialmente abbiamo assistito alla consapevolezza della lotta, che le donne hanno attuato nel tempo. Abbiamo cercato di ricreare ciò che effettivamente pensava, sia per quanto riguarda il lavoro, sia le sue aspettative. Anche se questo equilibrio poteva svilupparsi in diversi livelli, è un qualcosa che tutti gli attori del film hanno cercato e raggiunto. Lei, un’icona così amata dagli uomini, era infelice e il solo pensiero che abbia provato dei momenti così dolorosi nel corso della sua vita, distrugge terribilmente. Andrew e Ana hanno portato sullo schermo un dono: tutta l’enorme sensibilità di una Donna che continua ad essere inafferrabile. Penso sia importante far riscoprire al pubblico l’anima di Marilyn.

De Armas: E’ stato un lungo processo immersivo per la preparazione del personaggio. Leggere cosa scriveva sul suo diario, cercare un minimo di poter comprendere effettivamente cosa provasse. Lei era vera, sia quando la macchina da presa riprendeva, sia quando era spenta e ritornava alla vita di tutti i giorni. Mi è stato concesso lo spazio per creare qualcosa di nuovo, che non era mai stato messo in mostra di Marilyn: l’oscurità interna che possedeva, quella nascosta. Ho studiato i suoi film in modo scrupoloso, ho compreso in che modo l’industria cinematografica l’avesse pian piano mangiata, fino a non farne rimanere più niente. Solo in questo modo sono riuscita ad entrare in connessione con lei. Quando giravamo le scene, sentivo le sue emozioni. Un’emozionante verità nasceva dentro di me ed era come sentire la sua presenza sul set.

Dominik: Lei era ambivalente: desiderava avere un bambino, perché pensava che il bambino potesse realmente aiutarla, salvarla dal suo trauma. Voleva il bambino per sé stessa. Lei era stata abbandonata dai genitori e voleva donare alla sua creatura la vita che lei non aveva avuto. Dal punto di vista di Norma, la gravidanza era qualcosa di complicato da attuare. Lo voleva, lo desiderava, poi ci ripensava… Non lo voleva più. Nel film, quando la sua vita diventa instabile, la sua origine, la sua storia, la sua infanzia riappare.

Nicholson: Grazie al libro di Oates si conoscono i fatti, non solo cosa pensasse, ma si riescono ad intuire anche i suoi stati d’animo, il reale processo che l’ha costretta e portata ad abbandonare tutto. La sua era una madre single, e a quel tempo, si provava un sacco di vergogna. Il suo malessere mentale non le era stato diagnosticato perché la gente non si preoccupava, non prestava attenzione. Questo film è rivolto anche alle persone che hanno sofferto in questo modo. Noi tutti speriamo che un film come questo, riesca ad amplificare ancor di più la questione. La salute mentale è altrettanto importante, se non di più di qualsiasi aiuto fisico di cui è necessario prendersi cura, e tutto ciò lo abbiamo compreso sin dalla prima lettura del copione.

De Armas: Sono riuscita a comprendere l’empatia e il rispetto per gli attori e le attrici che la circondavano, ma anche la pressione dei media, il danno che essi hanno causato. Credo che lei non fosse stata preparata per vivere questa pressione, in modo particolare l’aspettativa della gente. Grazie a Marilyn, io stessa ho imparato a proteggermi da tutto questo, pur di non ritrovarmi nella stessa situazione. Marilyn era estremamente forte, e, che sia chiaro questo: ha provato ad esserlo fino alla fine.


In che modo hai scoperto Ana?
Dominik: Mi sono imbattuto in Ana nel film Knock, Knock (2015) di Eli Roth, dove Ana interpretava Bel. Ho pensato quasi subito che potesse essere lei Marilyn, senza alcun dubbio. Più la guardavo e più mi piaceva. L’ho cercata e le ho proposto ciò che avevo in mente. Ho pensato che stesse bussando alla mia porta. Trovarla in questo modo, assolutamente per caso… Non me lo sarei mai immaginato. Inizialmente c’è stata difficoltà nel conoscersi reciprocamente, ma abbiamo raggiunto in breve tempo l’intesa.

Cos’è stato difficile trovare nel film?
Dominik: raccogliere i soldi (ride).
De Armas: Andrew ha impiegato 10 anni per la creazione di questo film. Io un solo anno per comprendere quanto più possibile su questa icona. E’ stato abbastanza stressante. Inizialmente il mio cuore era spezzato, perché non mi rendeva felice. Avrei preferito lavorarci di più perché molte cose non le conoscevo. E’ stata una vera sfida riuscire a connettere in qualche modo la mia mente al suo carattere, alla sua voce, al suo stile. Entrambi volevamo far uscire la verità, quanto più possibile.
Brody: Ricordo di esser tornato a casa con una sensazione molto forte, intensa. Come se avessi lavorato davvero con Marilyn Monroe. Come se fossi stato trasportato in un altro tempo e Ana è stata formidabile in questo, perché c’è davvero riuscita. Questa è una storia molto complessa e ho sentito personalmente una grande responsabilità perché tutti non interpretavamo nessun personaggio, noi ci sentivamo veramente loro.
Nicholson: Per me è stata un’esperienza davvero speciale. Personalmente rappresentava un momento difficile la notte: durante le riprese parlavamo della condizione mentale di Marylin, vivevamo appieno cosa provava, e questo portava grande sconforto. E la notte ci continuavo a pensare.

Dominik: La presenza di Marilyn era davvero in mezzo a noi. Le riprese son cominciate il 4 agosto, il giorno della sua morte. E non era programmato. Quando lo abbiamo realizzato, è stato strano. Quel giorno era dedicato allo shooting, e lo realizzammo nell’appartamento dove Marilyn viveva con sua madre. Infatti la casa dove abbiamo girato il film è proprio la loro. I fantasmi hanno sempre fatto parte delle sceneggiature cinematografiche: basti pensare ai film di David Lynch o, prima di lui, alle opere di Alfred Hitchcock. La musica è un omaggio a David Lynch, perché l’ho sempre amato e mi ha ispirato moltissimo.

Conclude la protagonista: Lei ora esiste, come la polvere di una stella esplosa, sotto forma di migliaia di immagini che fluttuano nel nostro inconscio collettivo, nei film, nelle fotografie, sui muri, nelle pubblicità, e la sua luce – come quella di una stella – viaggia ancora verso di noi, anche se lei si è spenta da tempo.

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