CANNES 62 - "Ne te retourne pas", di Marina de Van (Fuori concorso)

Monica Bellucci e Sophie Marceau sono sommerse da questo imbarazzante gioco al massacro, dove le forme del thriller psicologico e dell’horror vengono mortificate. Lo sguardo di Marina de Van (che ha scritto la sceneggiatura assieme a Jacques Akchoti) si (auto)celebre un’autorialità smisurata, senza confini che però accumula solo dettagli che si frammentano e poi si perdono subito nel vuoto

Monica Bellucci e Sophie MarceauLe forme della pazzia, i vuoti di memoria, i personaggi doppi sono tra gli elementi che possono caratterizzare i thriller psicologici e gli horror. Marina de Van (Dans ma peau del 2002) ha una mano però pesantissima. Il suo sguardo insiste sulle trasformazioni dei volti di Sophie Marceau e Monica Bellucci, amplifica visioni soggettive che alterano la realtà (il video con il tavolo spostato, gli occhi del bambino che cambiano). Jeanne (Marceau) è immersa nella scrittura del suo primo romanzo e vede che ci sono dei cambiamenti misteriosi attorno a lei. Il suo stesso corpo si sta trasformando ma nessuno attorno a lei sembra accorgersene. Sempre più scossa e turbata dagli eventi, scopre a casa della madre una fotografia che la mette sulle tracce di una donna che vive a Lecce, in Italia. Ormai trasformata in un’altra persona (Monica Bellucci), Jeanne scoprirà uno strano passato che la riguarda.

Ne te retourne pas gioca sugli sfasamenti di prospettive. Fotografie che si trasformano in specchi, mutazioni dentro un casinò, strade percorse in auto che sono sempre le stesse. Le attrici sono sommerse da questo imbarazzante gioco al massacro, dove le forme del genere vengono mortificate. Le trasformazioni di Jeanne sfiorano il ridicolo. La sua posizione decentrata rispetto al mondo che la circonda viene sottolineata attraverso sfocamenti, malori, cambi di volto, con la colonna sonora che dovrebbe, sulla carta, accentuare l’inquietudine. Non c’è bisogno di essere dei geni per realizzare una variazione sullo smascheramento cinematografico. Ma Marina de Van (che ha scritto la sceneggiatura assieme a Jacques Akchoti) si (auto)celebre un’autorialità smisurata, senza confini che però accumula solo dettagli che si frammentano e poi si perdono subito nel vuoto. L’immagine del fantasma della bambina fa ritornare alla memoria quella di Operazione paura di Bava e dell’episodio Toby Dammit di Fellini che faceva parte del collettivo Tre passi del delirio. E te retourne pas questa immagine non la tocca né la sfiora minimamente. Solo una reminiscenza, un bagliore mentale, un vuoto di memoria che non ha nulla a che fare con un film non solo sbagliato, non solo presuntuoso, non solo detestabile ma che disperde subito le tracce dalla (nostra) memoria. E fare questo con le presenze di Monica Bellucci e Sophie Marceau è un crimine.


 

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