31 TORINO FILM FESTIVAL. La presentazione

 "Questo è un festival metropolitano che accoglie gente da tutto il mondo. Questo è un festival dal gusto popolare e raffinato. Al Torino Film Festival non ci sono film “salvaschermo”: anche se entri in una sala a caso, non trovi mai la fregatura". Questo l’incipit di Paolo Virzì, spettatore e poi direttore della 31esima edizione del festival piemontese, che mantiene l’autenticità del suo sguardo plurale nei contenuti, rinnovandone il contenitore.  Dei 4000 film visionati (tra corti, medi e lungometraggi) sono 185 i titoli del Tff: 70 lungometraggi (opere prime e seconde), 46 anteprime mondiali, 25 anteprime internazionali, 5 anteprime europee e 62 anteprime italiane. Il “filmone”, come chiama Paolo Virzì l’unicum delle opere presente al Tff, riserva alla principale sezione competitiva Torino 31 quattordici film inediti in Italia, che sono stati realizzati nel 2013. Tra i paesi rappresentati il Canada (torna il regista Sébastien Pilote con l’opera seconda Le Démantèlement) la Corea del Sud (con la commedia politica prodotta da Kim Ki-duk Bulg-Euen Gajog di Ju-Hyong), la Francia (con i  film 2 Automnes 3 Hivers, commedia esistenzial- sentimentale di Sébastien Betbeder, La bataille de Solférino di Justine Triet con Vincent Macaigne e Vandal di Helier Cisterne), il Giappone (con l’opera prima shock, attonita e nichilista Sensô To Hitori No Onna di Junichi Inoue), l’Italia (con il debutto cinematografico La mafia uccide solo d’estate di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, e Il treno va a Mosca di Federico Ferrone e Michele Manzolini) e ancora il Messico, la Spagna, gli Stati Uniti e la Thailandia. Una sezione dedicata alla scoperta di giovani talenti (la cui giuria è presieduta dal regista messicano Guillermo Arriga) e nuove tendenze per il cinema del futuro, che lascia spazio ai film di Onde 2013: "sono 25 i titoli – spiega il curatore Massimo Causo – tra corti e lungometraggi che si abbracciano tra di loro attraverso legami narrativi e tematiche comuni, come quella del viaggio (La ultima Pelìcula di Raya Martin e Mark Peranson, In the Traveler’s Heart di Melissa Dullius e Gustatvo Jahn e Lezuo di Giuseppe Boccassini). Tra i focus aperti in questa sezione c’è quello di Onde Portoghesi, una scelta che si è determinata da sé: lì dove vediamo un paese provato dalla crisi che ha colpito duramente anche il cinema, troviamo delle opere di alto pregio, in cui l’innovazione sembra essere la risposta.  Ed inoltre l’omaggio al regista di Hong Kong Yu Lik-wai con cinque titoli da Neon Goddesses a Plastic City". La vice direttrice del festival Emanuela Martini concentra l’attenzione sulla retrospettiva Suicide is Painless: il nuovo cinema americano 1967-1976, in cui – spiega – "la New Hollywood si racconta tra i film on the road come Easy Rider di Dennis Hopper e Vanishing Point di Richard Sarafian, e  l’angoscia paranoica del post-Watergate di The Parallax View di Alan J Pakula e Night Moves di Arthur Penn.  Sono 36 i film della retrospettiva di quest’anno che raggiungeranno gli ottanta titoli nella 32esima edizione del Tff, a chiusura di un progetto biennale incentrato sui processi che hanno disegnato la nuova faccia del cinema (non solo) americano. L’anteprima delle anteprime in seno alla retrospettiva sarà la proiezione del film Carnal Knowledge di Mike Nichols, restaurato per la 32esima edizione del Tff. Concludo facendo il nome dell’ospite d’onore per la New Hollywood del Torino Film Festival di quest’anno: l’attore statunitense Elliott Gould". Da Venezia a Torino il documentario si guadagna il suo spazio tra realtà e messa in scena della realtà: sia nella competizione internazionale Internazionale.doc, che in quella italiana Italiana.doc molti registi mostrano un coinvolgimento profondo nelle loro opere, esplicitandolo in modo esemplare nonostante, soprattutto in italiana.doc, siano presenti moltissimi primi/secondi lungometraggi. Accanto alle due sezioni competitive troviamo lo spazio fuori concorso documenti, con un focus particolare dedicato alle tematiche coloniali e post-coloniali e soprattutto il  corto circuito creativo tra due registi apparentemente lontani: il grande cineasta ungherese Béla Tarr, che ha annunciato il suo ritiro dal cinema con The Turin Horse (film Orso d’Argento a Berlino) cui è dedicato il documentario in programma al festival Tarr Béla, I Used to Be a Filmmaker di Jean-Marc Lamoure, e il documentarista italiano Alberto Grifi. Attraverso le interviste che i due giovani critici Alberto Momo e Donatello Fumarola hanno realizzato con loro, le storie dei due registi si incroceranno inaugurando l’ambizioso progetto di creazione di un Atlante sentimentale del cinema per il XXI secolo. Tra le novità di quest’anno le sperimentali microsezioni Europop (i film che in Europa attraggono gli spettatori tanto da diventare fenomeni di consumo popolare) E intanto in Italia (anticipazioni di nuovi film e condivisioni di anteprime, tra cui materiali esclusivi del film Arance e Martello di Diego Bianchi e Le meraviglie di Alice Rohrwacher), ed infine Big Bang Tv (il ciclo dedicato al piccolo schermo con le anteprime italiane di House of Cards e Top of the Lake). La Torino lontana dalle dinamiche da red carpet che  intrattiene gli ospiti con le Marching band musicali e le performance del Cirko Vertigo, quest’anno arriva finalmente a Roma, dove insieme ai grandi schermi di Milano, si accoglierà il meglio del meglio del Tff 2013, perché come dice il direttore Paolo Virzì "le cose belle sono rare e preziose. Per questo vanno sostenute".