After Love, di Aleem Khan

La morte improvvisa di suo marito costringe Mary, un’intensissima Joanna Scanlan, a confrontarsi con la sottile e dolorosa differenza tra perdono e accettazione.

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Chi è quella donna di mezza età che, in After Love si guarda allo specchio in una casa in cui si è introdotta guidata da una morbosa curiosità? È Mary, come si è presentata alla proprietaria di casa, o Fahima, come la chiamava suo marito, morto da pochi giorni e che si è dimenticato di portare con sé tanti dolorosi segreti? Dopo essersi osservata per un po’, la donna si toglie l’hijab scoprendo la testa, si scioglie i capelli. Comunque la si voglia chiamare, è una donna spezzata, alla quale manca una parte di sé stessa, come ci suggerisce lo specchio che ha davanti a sé. Solo una parte del suo viso si riflette, tra l’altro doppiata, ripetuta nella piccola irregolarità vicino ai bordi dello specchio.

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Ciò che ha prodotto questa spaccatura non è la morte, per quanto traumatica nel suo essere improvvisa, di suo marito Ahmed. Il lutto più duro da affrontare in After Love non è quello concreto, è il tramonto definitivo dell’idea di suo marito con la quale ha convissuto per tutta la vita. E, forse, è questa la cosa più dolorosa, se c’è da credere a coloro che dicono che l’amore non si può mai spiegare, ma solamente esperire. L’idea che lei aveva di Ahmed, da quando trova i messaggi che si scambiava con quella che sembra un’amante, si è insozzata fino ai suoi recessi più profondi. Le cassette che le mandava quando, poco più che ventenni, lui tornava in Pakistan a trovare la sua famiglia non hanno più lo stesso suono, esattamente come quell’ultimo messaggio vocale lasciatole nella segreteria.

Sto tornando, non ti sporgere troppo dalla scogliera che non voglio che tu cada”. Quella che prima per lei era un messaggio dolce nella sua insignificanza, dopo la realizzazione che le assenze da Dover non erano solamente per lavoro, non possono che assumere un inedito e doloroso vestito di spine. Proprio per liberarsene decide di andare a Dunkerque, a confrontare G., come è stata salvata sul telefono di Ahmed. Quello che trova va anche oltre le sue peggiori aspettative, cercando di reprimere la delusione dietro una curiosità trainante. Proprio questa la costringe a rimanere sotto mentite spoglie, per rimestare nelle spoglie di quell’idea che l’aveva assorbita talmente tanto da portarla a cambiare nome e ad abbracciare la fede islamica.

La riemersione non è facile, come mostra la protagonista Joanna Scanlan, bravissima a suggerire sempre un lagrimoso mondo emotivo che giace sotto la maschera. Come non è facile per chi si trova nella sua stessa posizione, ma sulla sponda opposta. Aleem Khan costruisce con After Love un racconto di rinascita scorrevole, che si muove con efficacia attraverso simboli semplici (a volte al limite della tautologia, come spesso sono le poche visioni oniriche della protagonista), ma che riescono spesso a essere efficaci. Diventa, così, un po’ più facile capire quella sottile ma fondamentale differenza che c’è tra il perdono e l’accettazione, perché non sempre il primo è possibile, ma la seconda è sempre richiesta per poter ripartire.

Titolo originale: id.
Regia: Aleem Khan
Interpreti: Joanna Scanlan, Nathalie Richard, Nasser Memarzia, Seema Morar, Talid Ariss
Distribuzione: Teodora Film
Durata: 89′
Origine: UK, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
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Il voto dei lettori
4.29 (7 voti)
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