Blonde, di Andrew Dominik

Il biopic su Marilyn Monroe, tratto dal libro di Joyce Carol Oates, è un lost highway lynchiano che immerge la carne e il volto della star in un incubo horror uterino. Concorso.

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Chissà se Andrew Dominik ha visto M. di Anna Eriksson, il film sperimentale su Marilyn Monroe passato alla veneziana Settimana della Critica qualche anno fa. Quella era un’opera prima ossessivamente legata al corpo/immagine della star in un crescendo onirico e disturbante di sesso e violenza. Anche Blonde, l’adattamento della biografia di oltre 1000 pagine scritta nel 1999 da Joyce Carol Oates, è un film disturbante. Certamente rischioso, con i 22 milioni di dollari investiti da Netflix in oltre 160′ di durata e un casting complicato che nell’arco di cinque anni ha visto passare nel ruolo principale Naomi Watts e Jessica Chastain prima di arrivare a scritturare Ana de Armas nel 2019.

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Si inizia nel 1933. Con la piccola Norma Jean che cresce con una madre problematica che le dice che il padre è un magnate dell’industria hollywoodiana da venerare in una fotografia appesa al muro. Poi l’orfanotrofio. Le prime esperienze come modella e attrice. I provini con Zanuck che diventano molestie. Il menage a trois con i figli di Charlie Chaplin e Edward G. Robinson. Gli anni ’50 e la scena della gonna in Quando la moglie è in vacanza come turning point dell’icona. E infine il 1962: la tossicodipendenza e la relazione tossica con il presidente Kennedy fino alla morte in solitudine il 4 agosto.

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Ecco a voi Andrew Dominik, l’Autore demolitore di generi e immaginari. Prendere o lasciare. Dopo il western (L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford) e il gangster (Cogan – Killing Them Softly), ecco la Hollywood classica e il biopic da destrutturare, fare a pezzi, rimodellare e strecciare nel caos della forma come incursione impossibile nell’inconscio della grande diva. Ha le idee chiare il regista australiano? Difficile capirlo. Compie ellissi e tagli bruschi dal testo letterario di partenza, alterna filtri ottici, colore, 4:3, schermo panoramico ma prevalentemente il bianco e nero paranoide dei complotti e dei magazine fotografici del periodo. Il suo adattamento si concentra soprattutto sui traumi: il rapporto con la madre violenta e psicotica, l’assenza della figura paterna inseguita e desiderata per tutta la vita, i tre aborti sempre filmati, i matrimoni fallimentari con Joe DiMaggio e Arthur Miller. Si cerca di sfondare il muro che separa il cinema dalla vita, l’immagine dal sentire. Il buio dalla luce, che qui però è sempre accecante, mortifera, impietosa. Blonde è un lost highway lynchiano che immerge la carne e il volto della star in un incubo horror uterino, con quel feto ricorrente, abortito, traccia di un mondo di freak dove tutto è un orrore in potenza. Per questo il set e i provini possono trasformarsi in condanne, sedute psicoterapeutiche o incontri amorosi destinati a fallire. E i dietro le quinte dei grandi film e le loro anteprime rilette come esperienze da smontare e de-mitizzare.

Raramente si era visto raccontare e filmare un disprezzo così esplicito per il mondo del cinema e per quello degli uomini. “Non è forse il cinema stesso una macchina del desiderio? L’abbiamo in qualche modo uccisa noi stessi con il nostro sguardo?” si chiede non a caso nelle note di regia l’autore, che ha pensato di realizzare questo film almeno per un decennio. Nelle sue mani la vita di Marilyn Monroe non diventa tanto una parabola tragica,  ma un notturno cinematografico alla Abel Ferrara. Un blackout. Un film scomposto. Che certamente corre il rischio di essere morboso quanto gli uomini che vediamo approfittarsi della star. Ma come lo guardi o riavvolgi di Blonde non ci si libera facilmente.

 

Titolo originale: id.
Regia: Andrew Dominik
Interpreti: Ana de Armas, Adrien Brody, Lily Fisher, Bobby Cannavale, Julianne Nicholson, Colleen Foy, Tygh Runyan, Sara Paxton, Xavier Samuel
Distribuzione: Netflix
Durata: 166′
Origine: USA, 2022

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5
Sending
Il voto dei lettori
2.68 (37 voti)
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