Canine, di Lorenzo Mandelli

Un’opera prima tutto sommato interessante e promettente, soprattutto per quanto riguarda l’approccio al tema della sorveglianza. Cortometraggio in concorso al TFF40.

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La routine quotidiana di una persona può essere spezzata da un momento all’altro e in qualunque modo, un evento tragico o semplicemente inspiegabile può stravolgere l’esistenza di qualcuno al punto tale da mettere in discussione se stessi. È da qui che parte l’idea per la storia di Canine, il cortometraggio d’esordio di Lorenzo Mandelli. Alan ed Ella sono una coppia che vive con il proprio cane Steve in un confortevole appartamento di Londra. Una mattina come tante, Ella parte per un viaggio di lavoro, mentre il compagno resta in città. Di sera, al suo ritorno a casa, Alan scopre che nell’appartamento non c’è più traccia di Steve, sembra essere svanito nel nulla. Giorno dopo giorno, solo e sempre più turbato, Alan continua a cercarlo in maniera ossessiva.

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“Credo che tutti dovrebbero avere una telecamera così”, dice Alan mentre sta riprendendo la compagna e il proprio cane nel salotto di casa. Si parla di sguardi e punti di vista, in questo cortometraggio ne abbiamo diversi, a partire da quello di Alan e della sua camera passando per quello di alcune telecamere di sorveglianza. Proprio queste ultime assumono un ruolo minaccioso con il passare dei minuti. Chi sta guardando? C’è qualcuno che osserva? Ha qualcosa a che fare con la scomparsa di Steve? Senza il bisogno di scomodare Foucault o Kubrick e il suo HAL 9000, il concetto di sorveglianza è più attuale che mai, a cominciare proprio dalla città di Londra e dal recente dispositivo di riconoscimento facciale. Nel caso di Canine, l’inquadratura grandangolare, il rumore video e il continuo suono disturbante non fanno che aumentare la sensazione di disagio e turbamento nello spettatore. L’impressione è che da un momento all’altro possa accadere qualunque cosa e che chiunque possa entrare in campo. L’autore gioca bene con il montaggio e con alcuni effetti sonori per mantenere alta la tensione, ma rischia di trascurare la già sottile linea narrativa che resta appena accennata e ancorata a intriganti scelte di regia. Un’opera prima tutto sommato interessante e promettente, soprattutto per quanto riguarda l’approccio al tema della sorveglianza.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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#SENTIERISELVAGGI21ST N.17: Cover Story THE BEAR

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