CANNES 58 – "Peindre ou faire l'amour", di Arnaud e Jean-Marie Larrieu (Concorso)

Le ipotesi visive di quest'opera sono solo puro pretesto narrativo per una commedia vuota che cerca di essere provocatoria ma non ci riesce mai e nella quale anche Auteil e la Azema si perdono. Alla fine ci si chiede: ma che ci sta a fare questo film nel concorso?

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Ci vuole sicuramente del coraggio per mettere in concorso un film del genere. Forse è stato il richiamo di attori come Daniel Auteil e Sabine Azema, forse è quel tono leggero da commedia en plein-air che poi si trasforma in una provocazione sessuale. Fatto sta però che Peindre ou faire l'amour di Arnaud e Jean-Marie Larrieu – il secondo aveva già diretto Fin d'été (1999) e Un homme un vrai (2003) – solo raramente divertente ma appare davvero indifendibile nella sua debolezza.

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La vicenda vede protagonisti William (Auteil) e Madeleine (Azema) che vivono in una cittadina vicino alla montagna. Un giorno la donna, nel corso di una delle sue passeggiate sulle colline in cui ama isolarsi per dipingere, incontra Adam (Sergi Lopez), un uomo non vedente. Questi gli mostra una casa di cui Madeleine si innamora a tal punto da convincere il marito a comprarla. Da quel momento la coppia sembra vivere un periodo di felicità. Con il tempo però diventano sempre più complici di Adam e della sua compagna Eva. E non si tratta solo di amicizia…


I due cineasti si affidano al gioco a incastro della "commedia degli equivoci" seguendo una scrittura comunque molto pilotata, lasciando scivolare progressivamente scivolare il film in una sessualità morbosa mai sporca ma  invece esteriore, di maniera. Proprio in quella direzione il film poteva cambiare, diventare qualche altra cosa. Ma invece i Larrieu sembrano più affidarsi a una dimensione bucolica incarnata dai colori della fotografia di Christophe Beaucarne che si limita a illuminare i paesaggi. Lo spazio non diventa quindi un elemento "reale" che si può utilizzare per un parallelismo pittorico (i dipinti di Madeleine infatti vengono mostrati all'inizio ma poi abbandonati) ma soltanto un elemento scenico nel quale si svolge un teatrino anche abbastanza noioso, con ridottissimi colpi di scena come la casa di Adam che brucia oppure il primo "scambio di coppie", e dove la cecità di Lopez, come del resto la pittura, non diventa mai un'ipotesi di soluzione visiva ma soltanto puro pretesto narrativo nel quale risultano anche sorprendentemente spaesati sia Auteil sia la Azema.


 


 

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