Cannes 77 – Oh, Canada: incontro con Paul Schrader e il cast

Il regista e sceneggiatore statunitense, insieme a Richard Gere e Uma Thurman, ha parlato alla stampa del suo nuovo lavoro, presentato in Concorso al Festival

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Si è tenuta quest’oggi la conferenza stampa di Oh, Canada, il nuovo progetto di Paul Schrader presentato in Concorso alla 77ª edizione del Festival di Cannes. Insieme al regista hanno preso la parola anche i membri del cast Richard Gere e Uma Thurman e il produttore David Gonzales.

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“(Russell Banks) Si è ammalato. Era un mio carissimo amico fin dai tempi di Affliction (1989). All’epoca Trascorrevo le estati con lui e Chase (la moglie). Sapevo che aveva scritto un altro libro qualche anno fa. Si intitolava Forgone (2021). Ho pensato che fosse il caso di leggerlo e ho deciso di fare questo film per Russell e per me. In più lui voleva chiamare il libro Oh, Canada. Ma nello stesso periodo d’uscita era stato pubblicato un libro di Richard Ford intitolato Canada. Quindi Russell ha dovuto cambiare il titolo. Ma quando ha scoperto che volevo realizzare il film, mi ha detto: “Per favore, usa il titolo che volevo io in origine”.

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Con queste parole Paul Schrader ha raccontato la genesi del suo nuovo film, aprendo di fatto la conferenza stampa a la Croisette e indicando le linee guida di Oh, Canada.

Il progetto, come è ormai noto, narra la storia del regista Leonard Fife (Richard Gere), il quale, mentre sta affrontando una malattia terminale, decide di partecipare a un documentario per raccontare la verità sul suo percorso di vita; ripercorrendo alcune fondamentali tappe e tornando a quando, ancora giovane (Jacob Elordi) aveva intrapreso la carriera di documentarista e viaggiato in Canada con l’obiettivo di schivare la leva del Vietnam.

Il ruolo del protagonista è stato affidato a Richard Gere, già collaboratore di Schrader ai tempi di American Gigolo (1980), il quale si è detto onorato di poter nuovamente lavorare con il cineasta statunitense e contento del ruolo assegnatogli, poiché “Non avevo mai interpretato nessuno come lui, ed è per questo che ho voluto farlo”. Inoltre l’attore si è poi lasciato andare a una battuta, riferendo che, negli anni, Schrader “è diventato un po’ più duro, ma se l’è guadagnato”.

Un entusiasmo, quello di Gere, condiviso anche da Uma Thurman – moglie di Fife all’interno dell’opera – che ha voluto sottolineare quanto si sia sentita privilegiata a “lavorare con questi due tesori nazionali”, nonché a “essere nella stanza con un maestro del cinema come Paul”. Per poi evidenziare il clima di grande serenità e “cultura cinematografica” che ha sempre circondato il set – sul quale, tra l’altro, ha mosso diversi passi anche Jacob Elordi, interprete del giovane alter ego del personaggio di Gere, così descritto dal classe ’49: “Mi ha ricordato molto mio figlio, il che è stato fantastico. Mi osservava, ed è quello che avrei fatto io. Aveva un calore incredibile e una grande umiltà. Ha lavorato sodo”.

Insieme alle diverse curiosità in merito alla realizzazione del film la discussione ha poi permesso delle interessanti parentesi collaterali. A partire dal parallelismo proposto dalla stampa tra la leva del Vietnam e lo sforzo bellico in Ucraina, al quale Schrader ha risposto: “Non credo che ci sia nessuno in Ucraina che pensi di andare incontro ad una guerra ingiusta, come era la situazione in America. Il colonialismo in Vietnam era americano. Questo è il parallelo”. E arrivando alle parole di Richard Gere relative al ruolo degli attori oggi, anche e soprattutto di fronte al proliferare delle situazioni belliche; attori che, spiega la star, sono delle controfigure. Gli scrittori sono controfigure. I ballerini sono delle controfigure. E credo che in fondo stiamo tutti cercando di capire le stesse cose. Siamo tutti esseri umani uguali su questo pianeta. Esseri uguali, compresi gli animali e gli spiriti. Siamo tutti coinvolti in questa storia. Penso che quando gli attori sono in grado di attingere alla condizione generale dell’essere vivi, in questa specifica realtà in cui coesistiamo, possano illuminare il viaggio che stiamo facendo tutti”.

Interrogato sul futuro di Hollywood, Schrader ha affermato che “viviamo in un’era di cambiamento permanente. Non penso che tu possa combatterlo. Penso che devi solo adattarti”. Mentre in merito a progetti personali il regista ha rivelato i primi dettagli sul suo prossimo film, intitolato Non Compos Mentis, che a quanto pare sarà “un noir, una sorta di ossessione sessuale, sulle cose stupide che gli uomini fanno per amore”. Progetto che, in ogni caso, lo riunirà con il produttore David Gonzales, che ha dichiarato che le riprese verranno effettuate questo autunno.

Alla giornalista georgiana che ha chiesto invece a Gere consigli per i giovani registi che protestano e lottano per il loro diritto alla libertà in Paesi come la Georgia, l’attore risponde forte e chiaro: “Avete solo una cosa che nessun altro ha, cioè la vostra storia di vita, la vostra narrazione, e quando cercate di fare qualcosa come qualcun altro, ci sarà sempre qualcun altro che lo farà meglio di voi. L’unica cosa che si può fare è trovare quella cosa che si può portare in tavola. So che è difficile trovare soldi ovunque. Ma sapete, non è una questione di soldi. È una questione di avere qualcosa da dire. E lo troverete. Ora, dire qualcosa che abbia valore significa lavorare su se stessi. Purificare il proprio cuore e la propria mente il più possibile, in modo che ci sia una generosità di spirito e persino la parvenza di una sorta di saggezza che si manifesti attraverso l’arte e la renda preziosa. Pulite il vostro cuore, aprite la vostra mente, imparate il vostro mestiere e siate molto coraggiosi”.

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