Cognome e nome: Lacombe Lucien, di Louis Malle

Travolto dalle polemiche alla sua uscita, è un racconto potente ed imparziale del conformismo di un ragazzo collaborazionista senza sguardo morale nella Francia del 1944. Stasera, ore 23.55, Rai Movie

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Dalla parte sbagliata si muore. Louis Malle offre un punto di vista coraggioso sulla resistenza francese e sul collaborazionismo disegnando una figura moderna che è il ritratto del fascista da giovane. Lucien Lacombe (Pierre Blaise) è un ragazzo di 17 anni senza padre e senza cultura che si unisce alla Gestapo diventando collaborazionista. Incontra France (Aurore Clement) una ragazza ebrea, figlia del sarto Albert Horn (Holger Lowenadler) che a Parigi vive in clandestinità. L’attrazione per la ragazza porterà Lucien a modificare le proprie scelte di vita.

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Le scene iniziali di Cognome e nome: Lacombe Lucien sono davvero significanti: un ragazzo pulisce i pavimenti di un ospizio, sente un uccello cantare e si avvicina alla finestra per localizzarlo. Poi con una fionda prende la mira e lo uccide. Il tutto senza un sussulto emotivo, senza un ripensamento, come puro atto meccanico. Il passaggio da torturatore di animali a delatore e assassino sarà breve. Louis Malle racconta una storia di sopravvivenza e di potere: le scelte politiche sono spesso dettate non da ideali ma da opportunismo. Lucien viene prima rifiutato dai partigiani perché troppo giovane e poi solo in un secondo momento si allea con i nazisti. In assenza della figura paterna dispersa in guerra, con una madre che ha un nuovo amante, Lucien trova nel collaborazionismo una nuova identità: è armato, è pagato, esegue ordini, si trova in uno stato di superiorità sociale. Ottiene il rispetto della bellissima France che ne subisce l’influenza anche se il nazismo ha ormai imboccato la sua parabola decadente. Se si analizzano le figure di contorno, da Madame Georges (Ave Ninchi) all’aristocratico Jean Bernard de Voisins (Stephane Bouy), anche queste sono mosse esclusivamente dal tornaconto personale.

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Louis Malle gira con uno stile semi-documentaristico, spesso con la camera a spalla e seguendo tutti i personaggi con empatia, anche quelli sgradevoli. La fotografia di Tonino Delli Colli esalta il paesaggio circostante in perenne contrasto con le meschinità della guerra mentre il periodo storico (siamo nel 1944) viene ricostruito con grande attenzione utilizzando con intelligenza le musiche jazz di Django Reinhardt accompagnato dall’Hot Club De France. La tragedia è amplificata non dalla brutalità dei cattivi ma dalla neutralità dei cosiddetti “buoni”, che finiscono per omologarsi ad un pensiero dominante che è codardo alibi. Non è un caso che France accetti comunque le avances di Lucien e che la madre, pur contestando il collaborazionismo del figlio, ne accetti il denaro sporco. Lucien sembra proprio L’uomo che non c’era, la personificazione della pseudocultura di massa che si nutre di conformismo (Louis Malle ha sicuramente assorbito Il conformista di Bertolucci) ed egocentrismo. Il finale onirico è struggente: France solleva una pietra e non sa se lanciarla verso Lucien, poi lo cerca in mezzo al bosco mentre lui si nasconde sugli alberi, infine il suo corpo nudo non è degnato di uno sguardo. Gli occhi vuoti di Lucien sono chiusi e persi dentro il nulla. Dalla parte sbagliata si muore, in una bella giornata di sole. Il fascismo, il nazismo e tutti i totalitarismi proliferano proprio in questa banale inconsapevolezza, in questa assenza di sguardo morale.

Travolto dalle polemiche alle sua uscita nel 1974 per la posizione equidistante e non schierata, scritto con Patrick Modiano e con interventi di Margaret Von Trotta e Fabio Rinaudo, Cognome e nome: Lacombe Lucien può essere considerato tra le opere più potenti di Louis Malle. Più che un racconto bellico è una operazione ardita che utilizza la guerra come detonatore di tutte le ipocrisie dell’uomo medio affetto dalla sindrome di Zelig: meglio essere centomila che nessuno.

 

Titolo originale: Lacombe Lucien
Regia: Louis Malle
Interpreti: Pierre Blaise, Aurore Clément, Holger Löwenadler, Therese Giehse, Ave Nonchi, Stéphane Bouy, Loumi Iacobesco, Donato Castellaneta
Durata: 138′
Origine: Francia, Italia, Germania Ovest 1974

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (2 voti)
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