Davide Romeo Meraviglia presenta Empty Man, il doc su ITsART

Su ItsArt dal 31 maggio, il doc segue l’ex influencer ora artista Federico Clapis, ragionando su temi come il rapporto tra digitale e arte, di cui abbiamo parlato col regista Davide Romeo Meraviglia

Nell’ultimo terzo di Empty Man – L’arte di Federico Clapis oltre i social viene documentata la prima giornata di Deepscrolling Experience, mostra organizzata alla Triennale di Milano. Una delle installazioni è una lunga trave lignea con una serie di ventose da entrambi i lati. I visitatori sono invitati ad attaccare i loro cellulari alle ventose, per poi rimanere a guardarli poco distanti. Ecco, però, che sorge un imprevisto: la maggior parte degli smartphone posseggono delle protezioni antiaderenti che, dopo pochi secondi, fanno staccare e cadere il telefono sotto gli occhi terrorizzati di Clapis e, soprattutto, dei loro possessori. Proprio quel terrore, quello spavento, porta la stanza a essere una sorta di spazio sacrificale, come fosse in atto un involontario potlatch, rituale nel quale le tribù del pacifico nord-occidentale distruggevano oggetti di valore per riaffermare sé stessi.

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Un evento più che simbolico se si conosce il suo protagonista: Federico Clapis raggiunge la notorietà con i suoi contenuti virali sui social network, in particolare su YouTube. Poi, il passo indietro con un video nel quale annuncia di rinunciare alla sua carriera di influencer per dedicarsi alle sue aspirazioni artistiche. Un cambio di rotta inaspettato per chi lo seguiva, ma non per chi lo conosceva nel privato, come ci ha raccontato il regista di Empty Man Davide Romeo Meraviglia, qui al suo esordio al lungometraggio. “Federico lo conoscevo prima del film, dal 2011. Già all’epoca, prima dell’apice di successo dei suoi contenuti virali, mi aveva raccontato il suo piano: mi fece vedere i suoi quadri, ancora una passione privata seppur bruciante, e mi disse che contava di andare avanti con contenuti virali ancora per qualche anno. Poi, si sarebbe dedicato alla pittura e alla scultura, sperando di portarsi dietro una fetta del suo pubblico per avere più possibilità”.

Eppure, l’annuncio avvenuto nel 2015 non ha rappresentato un distacco totale di Clapis dalla rete. Anzi, il tema principale delle sue opere è proprio il rapporto tra umano e digitale, tra materiale e astratto. Una dinamica che coinvolge anche la sua stessa carriera, visti i diversi momenti del documentario nel quale Clapis esprime chiaramente la volontà di penetrare nella cerchia dell’arte istituzionale, spesso impermeabile al successo in rete. “L’arte era uno dei pochi ambiti che aveva resistito all’avvento di Internet. Coi social, col digitale è nato un nuovo modo di fare comunicazione e vivere la società in maniera diversa. Se un artista ha un seguito immenso sui social, se comunque ha un mercato, perchè di default non dovrebbe avere nulla a che fare con il mondo delle gallerie?”. Una mancanza di sinergia che coinvolge anche il rapporto tra cinema e piattaforme come YouTube: “Non credo che quello tra YouTube e il cinema, sul modello dell’operazione di Game Therapy, sia un vero rapporto. Comunque, penso che la crescita di piattaforme del genere abbia aiutato a rendere più smaliziato sia il pubblico che il cinema stesso”.

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In una scena di Empty Man, Clapis si trova nello studio dell’artista Simone Fugazzotto. I due cominciano a giocare con una palla da tennis in una stanza piena di quadri raffiguranti le tipiche scimmie dipinte dall’artista, spesso centrandole e facendoci rimbalzare la sfera. Una scena fortemente simbolica di come il passo obbligato dell’arte contemporanea verso il digitale, negli ultimi due anni soprattutto con la crescita esponenziale di crypto art e NFT, abbia portato a una perdita di importanza della materialità delle opere a beneficio del creatore. “È un processo cominciato ben prima dell’oggi. È normale che con il passare del tempo emerga una poetica che leghi tutte le opere, facendoti ricordare più l’artista che l’opera. I social sono l’apoteosi di questo ragionamento: lì il nome diventa brand”.

È questo uno degli aspetti più interessanti e ambigui di Empty Man: Federico Clapis ondeggia continuamente tra l’essere di parola e contraddittorio, galleggia in spazi privati ormai indistinguibili da quelli pubblici, volendosi staccare dal mondo social, ma passando a sua detta la maggior parte del tempo a gestire le pagine legate al suo lavoro. Clapis si dichiara anche dipendente dall’acqua, che beve in continuazione: una contraddizione significativa quella di credersi assuefatti a una cosa irrinunciabile. “Federico è una persona con un’inquietudine di fondo che lo porta al bisogno di ancorarsi a delle certezze. Come la sua mancata completa rinuncia ai social, che nasce proprio da un’esigenza personale: si sente a disagio fisicamente in presenza con le persone, ma non se tra di loro c’è un filtro. Penso che Federico sia un esempio lampante di questa generazione”. Una generazione assuefatta all’acqua.

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