Don’t Worry, di Gus Van Sant

Atmosfera familiare, si diceva. Perché anche Don’t Worry non è un biopic qualunque. Il fumettista John Callahan, scomparso nel 2010 a 59 anni e rimasto paralizzato a 21 anni dopo un incidente d’auto, era di Portland, la stessa città del regista. Ma non è solo quello. È il modo con cui il regista entra nella dimensione intima del protagonista, dove Joaquin Phoenix (soprattutto dopo l’incidente) sembra recitare soprattutto con i movimenti degli occhi. Sospeso quasi in una dimensione onirica, quasi tra la vita e la morte come il precedente La foresta dei sogni, dove la creazione va di pari passo con la propria elaborazione del lutto, Don’t Worry sembra gettare sullo schermo tutte le costruzioni mentali di Callahan. Dai suoi fumetti, già presenti nei titoli di testa, alle sue apparizioni: il fantasma della madre, il primo sguardo con la hostess Annu dove Rooney Mara è finalmente solare. E i suoi ondeggiamenti quando è ubriaco.

Forse troppo verboso, ma è un film che ha un gran cuore. Con una performance breve ma strepitosa di Jack Black, con una continuo ondeggiamento tra passato e presente, tra il prima e dopo. E con frammenti del suo cinema che ritornano improvvisi, come schizzi. I ragazzini sullo skate che aiutano Callahan a rialzarsi per poi attaccarsi alla sua sedia a rotelle e giocarci insieme. Lì, al di là della storia, è il puro istinto. Quello di un cineasta che, anche attraverso una sola scena, ti riporta a casa.

 

Titolo originale: Don’t Worry, He Won’t Get Far on Foot

Regia: Gus Van Sant

Interpreti: Joaquin Phoenix, Jonah Hill, Rooney Mara, Jack Black, Udo Kier

Distribuzione: Adler Entertainment

Durata: 113′

Origine: Usa 2018