#Emmy2021 – Che facciamo in questa stanza?

È stata un’edizione di transizione, poco coraggiosa, che ha sancito il trionfo delle serie di maggior successo targate Netflix.

Per uno strano paradosso tipico del mondo dello spettacolo e soprattutto del “giro” dei premi, la prima edizione degli Emmy Awards a pochi mesi di distanza dallo scandalo piombato sui Golden Globe della competitor – si fa per dire – Hollywood Foreign Press, accusata di discriminazione razziale e corruzione, ha finito con il sancire gli stessi verdetti e a portare Netflix su quel piedistallo che nelle annate precedenti era stato della HBO. Se i molti riconoscimenti a Ted Lasso stanno a certificare un fenomeno comico seriale di grande successo, soprattutto negli Stati Uniti, sono complessivamente ben 14 le statuette ottenute dalla società di Ted Sarandos, tra cui le vittorie annunciate di The Crown come serie drammatica e La regina degli scacchi come miglior miniserie. E forse proprio su quest’ultimo riconoscimento che ci sentiamo di dissentire a fronte soprattutto delle altre opere candidate. La serie che ha consacrato definitivamente Anya Taylor-Joy – sconfitta un po’ a sorpresa dalla Kate Winslet di Omicidio a Easttown – ha infatti avuto la meglio su una categoria estremamente competitiva, dove figuravano lavori complessi e ambiziosi come la distopica e da noi amatissima Wandavision (Disney+) e The Underground Railroad (Amazon), melodramma black ambientato ai tempi della schiavitù diretto da Barry Jenkins.  Mentre la militante e coraggiosa I May Destroy You  si è almeno vista riconoscere il grande lavoro di scrittura e autobiografia compiuto da Michaela Coel, che ha dedicato l’Emmy alla sceneggiatura a “ogni singola persona sopravvissuta ad aggressioni sessuali”. È in fin dei conti il premio più politico di un’edizione che nelle scelte è sembrata piuttosto rassicurante e forse fin troppo “bianca”.

Diversi addetti ai lavori hanno celebrato in diretta il talento di Michael K. Williams, scomparso tragicamente due settimane prima della cerimonia a 54 anni e candidato per la quinta volta in carriera per l’interpretazione in Lovercraft Country. Anche per Williams, come successo agli Academy Award a Chadwick Boseman, nessun c’è stato alcun riconoscimento postumo con il premio per il miglior attore non protagonista andato al Tobias Menzies di The Crown. La serie dedicata alla Famiglia Reale britannica, giunta alla quarta stagione, tra interpretazioni e premi tecnici si è portata a casa 11 Emmy, confermando di essere lo show più amato dell’anno da pubblico e addetti ai lavori.

Infine Seth Rogen, nel ruolo di presentatore, ha avuto modo di scherzare su norme anti-covid19 e distanziamento: “Siamo in troppi in questa stanza. Che stiamo facendo? Hanno detto che era all’aperto ma non è così. Ci hanno mentito!” Scherzare ma fino a un certo punto. Sulle misure di sicurezza, l’affluenza eccessiva e il mancato uso di mascherine, ai partecipanti era stato chiesto di presentare un test negativo per l’ammissione alla cerimonia, sono stati in molti a polemizzare sui social.  A dimostrazione che anche il mondo dello spettacolo è ancora sotto shock. Dentro a una stanza/pandemia che ancora non sa se raccontare, accettare o esorcizzare.

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