EURO 2020 – Inghilterra – Scozia: la logica del (fuori) campo

Il derby tra Inghilterra e Scozia a Euro 2020 ha portato all’apice l’azione caotica del Reale sull’utopia intangibile del rettangolo di gioco. Tra William Wallace, populismo e spettri della Brexit

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Lo 0-0 tra Inghilterra e Scozia racconta alla perfezione le mutazioni in atto nel rapporto tra calcio ed immaginario, svelando le inattese ambiguità insite in questo dialogo, già  presenti, tuttavia, in controluce, nel tessuto profondo di EURO 2020. Perché, come sempre, alla fine di tutto, rimarranno solo le immagini, ma malgrado il percorso europeo delle due squadre sia stato costellato di momenti iconici, tra il rigore decisivo che ha garantito alla Scozia la qualificazione ed il gol di Sterling contro la Croazia, non c’è più la certezza che tali momenti potranno attecchire nell’inconscio degli spettatori, poiché irrimediabilmente depotenziati dalla riproducibilità tecnica a cui li sottopongono i nuovi media.

Al contempo, il calcio non ha più i caratteri di utopia dell’Immaginario, di spazio sicuro, custode di una leggibilità che è perfetto contraltare del non senso del mondo reale. E se già Daniele Dottorini ha messo in luce quanto l’infarto di Erikksen abbia ingolfato il meccanismo spettacolare di Danimarca-Finlandia, il confronto tra Inghilterra e Scozia ha evidentemente mandato in mille pezzi l’intero sistema.

Tra le due squadre, archetipi di uno scontro secolare che sul campo da calcio rinverdisce il desiderio indipendentista di William Wallace (Braveheart), si frappone, infatti, un’altra scheggia iconografica di EURO 2020, lo spettacolare gol di Schick da centrocampo subito dalla Scozia nella partita contro la Repubblica Ceca. Ad anticipare lo scontro tra Inglesi e Scozzesi c’è dunque una sorta di punctum che ha squarciato quel velo che separa il Reale dall’utopia. Quell’azione ha infatti portato alla luce una sorta di logica del fuori campo, ha rimarcato quanto tutto ciò che accade durante l’evento sportivo non possa esimersi dall’avere un contatto, anche solo simbolico, con il mondo reale.

E così ecco che il gol di Schick diventa pesante escrescenza traumatica delle ambizioni di una Scozia eterna seconda, giunta miracolosamente a EURO 2020 e costretta ad assistere ad una premonizione del probabile fallimento della sua impresa. In prospettiva, Inghilterra-Scozia appare dunque come il vero e proprio trionfo di questa logica dello spazio negativo, della dimensione para-sportiva, separata ma inscindibile dalla partita, che diventa permeabile al caos del Reale, capace di ridefinire le logiche dello scontro e, forse, il suo risultato finale.

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A decadere per prime sono le logiche della rappresentazione, gli elementi noti allo spettatore e utili alla comprensione del gioco. L’Inghilterra, la tradizionale custode del calcio, a EURO 2020 non ha una vera e propria squadra, né una strategia definita a lungo termine, ha piuttosto svariati top players che però non riescono a trovare un dialogo con gli altri reparti, come se l’atteggiamento della squadra replicasse inconsciamente l’incertezza in cui l’Inghilterra è caduta dopo la Brexit. Al contempo, l’allenatore Gareth Southgate pare un’entità plasmata dalla post-verità: modella la squadra lasciandosi influenzare dai commenti dei media, cavalca le polemiche, provoca i tabloid tenendo in panchina le stelle della squadra. Quasi un’escrescenza della società dello spettacolo, non è un caso, forse, che la nazionale inglese sia stata coinvolta, nei giorni scorsi, in un altro Evento Iconico tra l’assurdo ed il geniale: un misterioso aereo ha infatti sorvolato il campo d’allenamento della squadra con uno striscione che suggeriva la tattica migliore per sconfiggere la Croazia.

Euro 2020

Di contro la Scozia, al di là del risultato. appare più coesa, più aggressiva, gioca palla a terra, attaccando costantemente, guardando l’avversario negli occhi, un approccio straordinariamente simbolico, tra l’altro, in un’epoca di identità celate dal digitale. In prospettiva, il confronto sportivo si è quindi sclerotizzato in un evento statico, privo di exploit, in cui un pareggio è valso per gli scozzesi quanto una vittoria ed in cui si è assistito a più azione sugli spalti (nel “fuori – campo” appunto) che nel rettangolo di gioco.

È indubbio dunque, che, dal punto di vista immaginifico, il conflitto tra Campo e Fuori Campo sia risolto solo superficialmente. Piuttosto, il confronto tra queste due entità ha dato il via ad un caotico gioco di interferenze. E così, lo scontro tra Scozia e Inghilterra continuerà a prendere corpo in forma di simulacro solo nello sport, visto che il fallimento della secessione scozzese dall’Inghilterra lascia intendere quanto può essere complesso risolvere la contesa nel mondo reale. Al contempo, è notizia recente che alcuni giocatori della nazionale inglese sono stati impegnati in attività di sostegno ai connazionali indigenti durante l’epidemia COVID e sembrano dunque muoversi in aperta resistenza al nuovo corso politico, esercitando una solidarietà opposta al generale isolazionismo della nazione i cui (nuovi) valori rappresentano sul campo. E così via, fino alla prossima volta, spostandosi ancora tra ciò che è in campo e ciò che è fuori.

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