FESTIVAL DI ROMA 2013 – Heart of a lion, di Dome Karukoski (In Concorso/Alice nella città)

Heart of a Lion è stato presentato in concorso alla recente edizione del Toronto Film Festival ed era anche all’annuale focus sul cinema Finlandese al Festival Internazionale di Helsinki, Love & Anarchy, in programmazione fino allo scorso 29 settembre.

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Nulla di eccezionale per questo Heart of a lion di Dome Karukoski, uno tra i registi più noti in Finlandia. I suoi lungometraggi sono diventati tutti dei blockbuster, anche questo 'rischia' di esserlo. Heart of lion cavalca l'onda delle tematiche emerse già nel precedente Lapland Odissey. Entrambi drammi socio-razziali, ma se Lapland Odissey si ferma e radica nella struttura drammatica, Heart of a lion riesce a liberarsene. Questo può essere al contempo un pregio ed un difetto, molto sta allo sguardo antropologico dello spettatore.

Karukoski, con leggerezza e freschezza, contrae la struttura drammatica a favore della commedia. I momenti più cupi vengono colpiti e danneggiati, restituituendo tempi comici, non sempre azzeccati, che in rari casi anticipano e stemperano il peso della violenza, trasformandola in farsa. La mobilità della commedia, che dovrebbe consentire un continuo sfaldamento di senso, a volte non raggiunge l'obbiettivo perdendosi in situazioni fuori luogo o completamente estemporane, ma ancor peggio costruite in modo banale e prevedibile.

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Lo sfaldamento di senso in altri casi regge. A partire dal titolo, 'cuor di leone'. Tramutato nel leone patrio che un tatuaggio rende slogan della 'Finlandia bianca'. 

Teppo (Peter Franzen) appena uscito di prigione è in cerca di una sistemazione lavorativa. Dopo un colloquio di lavoro andato male conosce Sari (Laura Birn). Il rapporto fisico, diventa anche altro e dato che Sari ha un figlio di colore Rhamu (Yusufa Sidibeh), nato da una precedente relazione, Teppo deve decidere se fare i conti con questa realtà o meno 'per amore di donna'. Diventa una storia di conoscenza ed accettazione dell'altro, nell'abbandono sempre più cosciente delle proprie radicali e violente posizioni nazionalsocialiste.

Nonostante tutto ci viene restituita perlomeno l'ombra del tessuto sociale nordeuropeo che, dietro la parvenza dell'efficienza, nasconde l'odio. Ossigeno che alimenta il sangue sotto la pelle e che rigenera i tessuti del corpo dell'intolleranza. Un corpo in salute, carico di forza, vigore ed all'apice, violenza. Le difese immunitarie lo difendono dagli attacchi di 'corpi estranei'

Heart of a lion, alla fine però è un corpo estraneo, la cui efficacia è depotenziata dall'elemento comico. E' giusto così, non potrebbe essere altrimenti?