FILM IN TV Always – Per sempre, di Steven Spielberg

Se nel cinema di Spielberg si riconoscono tradizionalmente due anime, una di impegno sociale e una più fantastica e visionaria, Always appartiene alla seconda. Senza alcuna implicazione di carattere artistico – entrambe le categorie hanno lo stesso spessore – questa distinzione serve a mettere in luce la modernità di un regista che da sempre si misura con generi diversi portando sul grande schermo storie universali.

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Always rappresenta per certi versi una novità nella sua carriera perché è il primo esempio di film sentimentale. L’eterno fanciullo di Cincinnati si era infatti fino a quel momento – siamo nel 1989 – confrontato con il thriller (Lo squalo), la fantascienza (Incontri ravvicinati del terzo tipo ed E.T. l’extra-terrestre), la commedia (1941 – Allarme a Hollywood), l’avventura (la saga di Indiana Jones) e il filone storico-sociale (Il colore viola e L’impero del sole). Ma Always è anche qualcosa di più.

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La pellicola si ispira a Joe il pilota, melodramma del 1943 di Victor Fleming ambientato durante la Seconda guerra mondiale e interpretato da Spencer Tracy e Irene Dunne. Spielberg volge lo sguardo indietro verso un passato a lui familiare, che è quello del cinema classico con cui è cresciuto, e lo trasporta nel presente inserendolo in un percorso del tutto personale. Pete (Richard Dreyfuss) è un pilota dell’aviazione antincendi profondamente innamorato di Dorinda (Holly Hunter) ma incapace di dirle ti amo. Durante una pericolosa missione si sacrifica per salvare il suo migliore amico (John Goodman). Divenuto un angelo, tornerà sulla terra per trasmettere la sua esperienza a un giovane pilota.always_dreyfuss
Spielberg non è tanto interessato a girare un remake fedele all’originale: abbandonato il contesto bellico e il messaggio di propaganda alla base dell’opera di Fleming, esplora il significato controverso della parola amore, le sue regole bizzarre, il suo essere un sentimento che trascende i corpi e il tempo per diventare immortale. Dopo la sua morte Pete non accetta di vedere la propria donna tra le braccia di un altro, perché questo significherebbe perdere tutto ciò che avevano costruito insieme. Alla fine, però, comprende che i momenti trascorsi con Dorinda resteranno per sempre nel suo cuore e che rinunciare a lei è una scelta dolorosa ma necessaria per permetterle di andare avanti. Spielberg carica il film di note dolciamare (When a lovely flame dies
smoke gets in your eyes, recita il brano dei Platters) evitando effetti speciali e disamine alla Ghost (che uscì un anno più tardi). A livello visivo si pone su un piano più elevato, simbolico, lavorando sulla messa in scena e le luci, e creando tensioni cromatiche: i toni freddi del blu, che spesso si riflettono sul volto dei protagonisti annunciando la morte, sono in contrasto con i toni caldi e naturali del rosso (le fiamme, il sole) che invece rimandano all’idea di vita. Lo stesso amore viene descritto da Goodman attraverso un elemento evocativo come il fuoco.

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Ma la metafora più potente è quella del cinema, che trova la sua massima (re)incarnazione nella figura di Audrey Hepburn. L’attrice, qui nel suo ultimo ruolo, appare a Pete nelle vesti di un angelo dalways_hepburni nome Hap (burn: il gioco linguistico si ripete poco dopo quando lui le dice di non tagliarli le basette, in inglese sideburns). Due brevi sequenze, che da sole valgono l’intero film, ci permettono di ammirare ancora una volta quella grazia disinvolta che traspare dal suo viso dolce e luminoso. Il suo discorso a Pete sullo spirito che si tramanda di persona in persona può essere letto in relazione al cinema: la Hepburn, emblema di una Hollywood classica, in realtà si rivolge al regista stesso, figlio della Nuova Hollywood, che ha saputo rinnovare il linguaggio cinematografico grazie alla lezione dei suoi maestri. Il loro incontro immerso in una natura paradisiaca – la foresta, il campo sterminato di grano – acquista allora un valore mistico e mitico: Spielberg vuole ringraziare i suoi padri artistici, coloro che hanno “imparato a volare su una specie di aquilone a motore senza coda”, e che sono per lui continua fonte d’ispirazione. Al di là del romanticismo, Always è quindi un intimo e nostalgico omaggio alla tradizione da parte di un veterano che allora come oggi emoziona il pubblico con voli di incandescente bellezza.

Titolo originale: Always

Regia: Steven Spielberg

Interpreti: Richard Dreyfuss, Holly Hunter, Audrey Hepburn, Brad Johnson, John Goodman

Durata: 121′

Origine: Usa 1989

In onda martedì 3 novembre, ore 8.10, Iris