FILM IN TV – Cotton Club, di Francis Ford Coppola

Un film sui poteri dell’illusione del cinema, un ibrido tra Il Padrino e Bulli e pupe all’epoca ingiustamente sottovalutata e che è stata un flop al botteghino. Domani, ore 8.45, Iris

Quasi nulla è realmente accaduto ma tutto è assolutamente vero.” Francis Ford Coppola

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Il cinema di Francis Ford Coppola è quello delle sfide impossibili, spesso fuori dai bordi dello schermo visibile e dai confini spazio-temporali. E infatti a chi poteva venire in mente di proporre a metà degli anni Ottanta un ibrido tra Il Padrino e Bulli e pupe? Di impiegare milioni di dollari per ricostruire gli ambienti e costumi del famoso locale Cotton Club a New York? Di proporre sontuose coreografie di interi numeri di tip tap di Gregory Hines? Di curare con precisione millimetrica le scenografie dei locali dove si esibivano i più importanti cantanti jazz/swing come Duke Ellington, Louis Armstrong, Cab Calloway? Di proporre una colonna sonora indimenticabile che spazia tra i più importanti brani del repertorio jazz/blues degli anni 30?

cotton-club-gregory-hinesBasterebbe solo questo per avvicinarsi e riscoprire un’opera che ai tempi fu ingiustamente sottovalutata e si trasformò nell’ennesimo flop al botteghino dopo i non brillanti risultati di Rusty il selvaggio (1983). Coppola decide di tralasciare i sentimenti dei singoli personaggi e il conflitto drammatico della storia per concentrarsi sul contesto. Sul modello del teatro kabuki, la scenografia, la musica, la danza e il canto supportano la trama e modificano l’impatto emozionale sullo spettatore. Dopo Apocalypse Now, il regista si interroga sui poteri dell’illusione del cinema e quindi su quanto credere all’effettiva consistenza della rappresentazione della realtà. Gli amori contrastati del suonatore di cornetta Dixie Dwyer (Richard Gere) e della pupa del boss Vera Cicero (Diane Lane), del ballerino nero Sandman Williams (Gregory Hiines) e della cantante mulatta Lila (Lonette Mckee) passano rapidamente in secondo piano, travolti dalla leggerezza e dalla frenesia di un mondo accelerato, dove i colori e la danza, le luci e le dita su un piano, il canto e il soffiare dentro una tromba, trasmettono un primordiale istinto di sopravvivenza.

cotton-club-richard-gere-james-remarAllora è conseguente la grammatica filmica: grandangoli, riprese dall’alto (spesso da posizioni impossibili) e dal basso (dal fondo delle scale osserviamo sovente le calzature dei protagonisti), montaggio sincopato e tap dancing che segue la cadenza di una sventagliata di mitra. Certo c’è la malavita degli anni ruggenti, le questioni razziali e sentimentali, gli improvvisi moti di violenza e la perdita dell’innocenza, un trombettista che diventa attore imitando l’amico-nemico gangster: ma nel grande gioco del meccanismo spettacolare Coppola continua a mescolare Roger Corman con Vincente Minnelli, e l’effetto è una sperimentazione d’avanguardia travestita da musical classico. Non sono nemmeno casuali le citazioni di Charlie Chaplin con la danza dei panini e la piccionaia del gangster sul modello di Fronte del Porto. Cosi più che i duetti d’amore tra Richard Gere e Diane Lane, spesso avvolti da trasparenze ingannatrici che disegnano chiaroscuri sui volti, funzionano di più le riconciliazioni tra fratelli (stupendo l’abbraccio tra i due ballerini neri sulle note di Crazy Rythm) e gli scherzi cinici di due amici ritrovati (il duetto tra Bob Hoskins e Fred Gwynne sull’orologio è irresistibile).

Passato attraverso incredibili traversie produttive e riscritto più volte da Puzo, Coppola e William Kennedy, Cotton Club è un film che, tra pallottole e pailletes, riesce a incrinare la cornice del tempo, in una felice commistione tra cinema e storia. Le vicende convergono verso un lieto fine ma quel treno felliniano che sembra portare via i protagonisti rimanda inevitabilmente al meccanismo della macchina dei sogni: con una immagine così smaccatamente falsa da suonare paradossalmente vera. Il cinema è ombra del tempo e il regista/creatore ne porta avanti e indietro le lancette.

Titolo originale: id.

Regia: Francis Ford Coppola

Interpreti: Richard Gere, Diane Lane, Gregory Hines, Lonette McKee, Bob Hoskins, Fred Gwynne, James Remar, Nicolas Cage

Durata: 128′

Origine: Usa 1984

Genere: Gangster

Domani, ore 8.45, Iris

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