FILM IN TV – Il Padrino, di Francis Ford Coppola

Il Padrino"I believe in America"

Dalle tenebre fuoriesce una figura austera e quasi auratica, che scruta lo spettatore, sutura ogni sguardo, fissa le regole del gioco e instilla una fascinazione arcaica. Il Cinema. Ecco: non si può veramente aggiungere altro su questo film. A più di quarant’anni dalla sua uscita, dopo infinite riflessioni e analisi, dopo essere stato il modello insuperato per generazioni di cineasti e dopo aver valicato gli argini dello Spettacolo per invadere quelli della cultura popolare e della mitologia contemporanea: cosa dire, di più, oggi? Proviamoci comunque, buttiamo giù una serie di appunti sparsi. Il Padrino nasce come progetto di una major, l’adattamento di un bestseller scomodo che viene affidato a un giovane regista, sceneggiatore e produttore duramente colpito dalla grandezza delle sue ambizioni. Francis Ford Coppola prova a mantenere vivo il fanciullesco sogno-lungo-un-giorno di far “girare” la ruota della sua indipendentissima Zoetrope, accetta il compromesso della Paramount che gli fa “un'offerta che non può rifiutare”, ma intavola da subito una leggendaria battaglia per portare a sé il film: impone gli indesiderati Marlon Brando, Al Pacino, Nino Rota, ecc.

Marlon Brando e Al Pacino ne Il PadrinoPartiamo da qui allora: Coppola è uno dei più visionari e decisivi cineasti della storia del cinema perché ha sempre unito, in un sublime matrimonio, lo sperimentalismo cinematografico più avanguardista e selvaggio (?jzenštejn fuso ad Antonioni, Epstein fuso a Powell/Pressburger) a un amore viscerale e granitico per il classico dramma shakespeariano (un Re Lear e i suoi figli, come l’avrebbe concepito Elia Kazan o Nicholas Ray). Il frutto di questa liminale dicotomia è un fiammeggiante ibrido filmico, che affascina sin dalla primissima inquadratura: il dettaglio e la sovrabbondanza scenografica di Dean Tavoularis, la Luce e le Tenebre di Gordon Willis, la nenia e le tarantelle di Nino Rota, i fazzoletti nelle guance di Brando e la malinconia giovanile di Pacino… e ancora la pulsione di morte e la codardia, la Famiglia e la Successione, i rituali e i materassi, il codice etico e la barbarie, il sangue e i baci sulle guance, le teste di cavallo mozzate e la ricetta delle polpette al sugo. Ogni inquadratura trascende di netto l’intenzione antropologica della “storia” per farsi istantaneamente Cinema, punto limite dell'immagine-azione e perfetta orchestra di sequenze singole entrate ormai nell'immaginario collettivo (il ricevimento iniziale, l’assassinio di Sollozzo, il battesimo finale in montaggio alternato, ecc) o di frasi fulminanti entrate direttamente nel linguaggio comune (c’è veramente bisogno di ri-citarne qualcuna?).

Francis Ford Coppola e Marlon Brando sul set de Il PadrinoInsomma: Coppola intasa l'occhio del suo spettatore elevando a potenza simboli e metafore arcaiche, dionisiaco e apollineo, ma distilla tutto nella singola e struggente scelta di un figlio che per amore del padre si danna l’anima deviando il suo destino. La grandezza de Il Padrino, in fondo, sta tutta nell'aver trasformato in epico spettacolo industrial-hollywoodiano i contrasti buio/luce che attanagliano da sempre l’animo umano: l'ombra di un Padre infinitamente alto e malvagio – oltre il bene e il male, Brando qui è già Kurz – specchiata nella fragilità di un Figlio che diventa fantasma umanissimo e spietato per inseguirne la grandezza. Dietro le vicende da “gangster movie” della Famiglia Corleone, del resto, si annida un poderoso ragionamento (in)consapevole sulle nostre istituzioni occidentali e sul capitalismo come patto economico-sociale che abbiamo deciso di stipulare. Utilizzando, ovviamente, il terreno vergine dell’american dream: geniale la frase "leave the gun, take the cannoli”, dopo un omicidio, in campo lungo e con la Statua della Libertà ad assistere immobile in profondità di campo. La Sicilia del film, allora, erompe improvvisamente come paesaggio epico, formula del pathos senza tempo e Olimpo mitico dove tutto ha avuto inizio, con la mafia e i suoi spietati codici centenari (così importanti nel romanzo di Mario Puzo) che qui divengono mere funzioni proppiane per parlare di molto altro. Michael Corleone è un semplice ragazzo innamorato che incontra il suo destino tragico e sanguinolento, vince ogni battaglia sul campo ma diviene un dannato della Storia destinato alla solitudine eterna.

Per questa miracolosa facilità nel fondere una miriade d’istanze culturali e iconografiche opposte, intrattenendo il suo spettatore come pochi altri film nella Storia…sì: Il Padrino è indiscutibilmente una delle vette toccate dalla meravigliosa arte-di-massa che continuiamo a chiamare Cinema. Non si può veramente aggiungere altro.
 

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    più che una recensione un trattato straordinario su un film leggendario