FILM IN TV – Zelig, di Woody Allen

Il film più wellesiano di Woody Allen, con precisi richiami a Pirandello e Kafka. Con una serie di paradossi spazio-temporali che si trasformano in risate. Stasera, ore 21.00, Sky Cult

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“Se Zelig fosse psicotico o solo estremamente nevrotico, era un problema che noi medici discutevamo in continuazione. Personalmente mi sembrava che i suoi stati d’animo non fossero poi così diversi dalla norma, forse quelli di una persona normale, ben equilibrata e inserita, solo portata all’eccesso estremo. Mi pareva che in fondo si potesse considerare il conformista per antonomasia…” Bruno Bettleheim in Zelig di Woody Allen

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Il film più wellesiano d Woody Allen, con precisi richiami a Pirandello (la maschera mimetica come desiderio di omologazione) e Kafka (la patologia psichica di un singolo individuo diventa metafora della condizione umana). Zelig inizia come Quarto potere (1941) e sviluppa la storia dell’uomo camaleonte con la tecnica collaudata del falso documentario che omaggia F for Fake (1973). E’ tutto finto anche se la cura del particolare è talmente rigorosa da sfiorare la perfezione: scenografie, musica, inserti d’epoca attualizzati, deterioramento della pellicola, il bianco e nero da cinema muto di Gordon Willis. Per non parlare delle pseudo-interviste a Susan Sontag, Irving Howe, Saul Bellow e  Bruno Bettleheim che provano a dare una spiegazione sociale, filosofica e psicoanalitica al fenomeno Zelig. La comunicazione non verbale è disaccoppiata rispetto a quella verbale e l’effetto comico si sviluppa in maniera paradossale.

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zelig-woody-allen-mia-farrowI ruggenti anni ’20 e ’30 scorrono al ritmo dello swing e del charleston: vediamo Joe Di Maggio, Charlie Chaplin, Francis Scott Fitzgerald, Tom Mix mentre il cinema regala l’illusione di essere li, in mezzo al traffico di Time Square o nella villa di William Randolph Hearst. Leonard Zelig è un ebreo disperso nel mondo che prova a sopravvivere prendendo le sembianze di chi gli sta vicino: ricco coi ricchi, povero coi poveri, nero, indiano, cinese, greco, rabbino, scozzese, francese, psichiatra, ostetrico. Nelle sue fantomatiche trasformazioni lo vediamo persino accanto a Pio XI e ad Adolf Hitler, confuso nella massa che lo protegge e lo nasconde dalla critica e dal giudizio. Da una parte il conformismo di Leonard Zelig, dall’altra l’identificazione dell’autore Woody Allen con il personaggio principale, dall’altra ancora l’attrazione/repulsione dello spettatore che riconosce nell’uomo camaleonte i propri difetti.

zelig-woody-allenIl cortocircuito è completo se si pensa alla scelta di utilizzare l’attrazione spettacolare come mezzo dell’omologazione di massa. In questa ardita operazione teorica la poetica del falso viene applicata all’arte cinematografica che, allo stesso modo di Zelig, cerca di ricopiare la realtà trasfigurandola ad uso e consumo dello spettatore. Il discorso diventa eminentemente politico perché il sistema di potere si nutre del conformismo di massa e dell’annullamento della personalità. Più il regime è totalitario maggiore è l’effetto gregge su entità psichiche diafane, travolte dal desiderio mimetico. E la folla passa dall’acclamazione alla lapidazione nello spazio di un taglio di montaggio, per non parlare dei medici che lo utilizzano come cavia umana e della sorella Ruth che lo sfrutta come freak da esibire a pagamento. Non è un caso che l’unica cura per questa patologia dell’identità non sia la rappresentazione illusoria di un tempo mitizzato (la New York degli anni ’20-30 come luogo dell’immaginario fantastico) ma l’amore di una donna, la caparbia psichiatra Eudora Fletcher (Mia Farrow) che agisce sull’autostima di Leonard Zelig ricomponendone la frammentazione identitaria.

Woody Allen infila per 79 minuti una serie di paradossi spazio-temporali che si trasformano in risate: la figura di Zelig supera quella del classico shlèmiel facendolo evolvere tra la finzione e la simulazione, fino alla contaminazione con la letteratura decadente, la psicoanalisi e la filosofia. Il risultato finale è una evoluzione del profilmico comico delle prime opere in una riflessione meta-filmica che spazia sui grandi temi esistenziali in un perfetto equilibrio tra commedia e dramma. In mezzo a una serie infinita di falsificazioni e bugie, Leonard Zelig scopre la verità di un sentimento amoroso che riesce a dare un corpo al fantasma del proprio essere. Niente più maschere, niente cambio di pelle, l’uomo camaleonte non si deve più nascondere.

Titolo originale: id.

Regia: Woody Allen

Interpreti: Woody Allen, Mia Farrow, John Buckwalter

Durata: 80′

Origine: Usa 1983

Genere: commedia

Venerdì 2 dicembre, ore 21.00, Sky Cult

Sabato 3 dicembre, ore 13.35, Sky Cult

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