Fitzcarraldo, di Werner Herzog

Il capolavoro del regista tedesco racconta un’impresa visionaria, metafora della realizzazione del film stesso, attraverso gli occhi spiritati di Klaus Kinski. Su Prime Video

--------------------------------------------------------------
CORSO COMUNICAZIONE DIGITALE PER IL CINEMA DALL'11 APRILE

--------------------------------------------------------------

“Chi sogna può muovere le montagne”

In nessun altro caso nella storia del cinema si è potuto parlare di un film che, in un certo modo, fosse anche una metaforica trasposizione della sua stessa lavorazione. Perché è impossibile scindere l’impresa che Fitzcarraldo compie durante i 158 minuti del capolavoro di Werner Herzog, da quella che dovette affrontare lo stesso regista tra il 1978 e il 1982, anni di riprese della pellicola.

--------------------------------------------------------------
#SENTIERISELVAGGI21ST N.17: Cover Story THE BEAR

--------------------------------------------------------------

Fitzcarraldo racconta la storia di un impresario europeo nel Perù dei primi del ‘900 che, spinto dal sogno di costruire un teatro dell’opera nel bel mezzo dell’Amazzonia, decide di dedicarsi al commercio del caucciù. Per farlo, tra le difficoltà della navigazione e l’ostilità delle tribù indigene, dovrà compiere una vera e propria impresa, che culminerà nel passaggio di una nave da un fiume ad un altro attraverso una montagna che li divide.

Se è vero che nulla è precluso ai sognatori, chi siano i sognatori stessi è piuttosto chiaro. Appartengono a due livelli diversi, ma si sovrappongono. Sono, per l’appunto, Fitzcarraldo e Werner Herzog. In primo luogo, ciò che li accomuna visceralmente è proprio la volontà (a tratti quasi un bisogno) di realizzare un’impresa titanica, qualcosa che non si fosse mai visto e che verosimilmente mai più si sarebbe ripetuto. Se trasportare una barca da un pendio all’altro della montagna sembra infatti un progetto già in partenza destinato a fallire, lo stesso si può dire per il film, giudicato da qualsiasi produttore semplicemente infattibile.

In secondo luogo però le due esperienze si sovrappongono anche da un punto di vista più strettamente concreto. Entrambi hanno difficoltà a trovare i fondi per realizzare il loro piano; tutt’e due si scontrano con tribù indigene (il primo accampamento della troupe verrà attaccato e incendiato, costringendo un cambio di location); quando Fitzcarraldo convince finalmente tali tribù a collaborare, queste sono prima ancora state convinte da Herzog a lavorare come comparse. E soprattutto, la salita della nave sul pendio della montagna è in primis voluta dallo stesso regista bavarese, che non vuole modellini né effetti di alcun tipo. Molto di quello che il film propone sullo schermo si muove lungo la sottile (mai come in questo caso) linea che divide la finzione dal documentario, trasformando imprevisti del set in scene del film (esempio più eclatante, i cavi che si spezzano lasciando cadere la nave furono dovuti ad un incidente non calcolato, che però il regista decise di rendere parte della narrazione).

Ad interpretare il protagonista allora, vero e proprio alter ego del suo autore, non poteva che essere Klaus Kinski, attore feticcio, amato e odiato (come racconta il documentario Kinski, il mio nemico più caro, firmato dallo stesso Herzog). Anche in questo caso il resoconto è ben più travagliato. Infatti inizialmente Fitzcarraldo era interpretato da Jason Robards, che si ritirò per problemi di salute vanificando quanto già girato e portando all’abbandono anche Mick Jagger, fino ad allora coprotagonista. Tuttavia è innegabile come Kinski fosse la scelta migliore, tanto che lo stesso Herzog, in un atto estremo per salvare la baracca, decise di chiamarlo nonostante i rapporti ai minimi storici, considerandolo l’unico in grado di sopportare con efficacia un lavoro simile. L’attore polacco legittima tale scelta con l’interpretazione migliore della sua carriera. Basti pensare alla scena in cui Fitzcarraldo sul campanile “annuncia” al villaggio la volontà di costruire un teatro dell’opera, che racchiude tutta la tragicità di un disperato sognatore, in costante bilico tra la follia e il genio, con lo sguardo quasi spiritato, dall’esuberanza incontenibile.

Fitzcarraldo è oggi, a distanza di oltre 40 anni, la più grande testimonianza cinematografica di un’impresa realizzata contro tutto e tutti, quasi miracolosamente. Da un progetto apparentemente velleitario, il protagonista riesce a realizzare il suo più grande sogno e grazie a lui anche Herzog fa altrettanto, regalando allo spettatore immagini di rara bellezza, mai viste prima. Il genio è la capacità di realizzare ciò che gli altri non riescono neanche ad immaginare. E allora Fitzcarraldo riesce alla fine a trasportare una nave su e giù per la montagna, così come il cineasta tedesco dà vita ad uno dei più grandi capolavori della storia del cinema.

 

Titolo originale: id.
Regia: Werner Herzog
Interpreti: Klaus Kinski, Claudia Cardinale, José Lewgoy, Paul Hittscher, Miguel Angel Fuentes, Huerequeque Enrique Bohorquez, Grande Otelo, Peter Berling, David Pérez Espinosa
Durata: 158′
Origine: Germania, 1982

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
5
Sending
Il voto dei lettori
5 (1 voto)
--------------------------------------------------------------
CORSO ONLINE SCRIVERE E PRESENTARE UN DOCUMENTARIO, DAL 22 APRILE

--------------------------------------------------------------

    ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SENTIERI SELVAGGI

    Le news, le recensioni, i corsi di cinema, la riviste, i libri, gli eventi e tutte le nostre iniziative


    Array

    Scrivi un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *