Il buco in testa, di Antonio Capuano

Opera liberamente ispirata alla vicenda di Antonia Custra la quale nel 2007 incontra l’uomo che uccise suo padre carabiniere nel 1977. Fuori Concorso al #TFF38

Opera Fuori Concorso al Torino Film Festival, Il buco in testa è ispirato alla vicenda di Antonia Custra, figlia del vicebrigadiere ucciso a Milano il 14 maggio 1977 dopo essere stato raggiunto alla testa da un colpo di pistola durante una manifestazione di estrema sinistra. Nata due mesi dopo la morte del padre, decide di incontrare nel 2007 l’assassino del genitore, nel frattempo uscito di prigione. Prima di quell’incontro, evidenti sono tutti gli anni vissuti da Antonia nella sofferenza, legati a disturbi alimentari, insicurezze e un odio profondo per quell’uomo che le aveva privato una vita serena. Nel film il personaggio ispirato alla sua figura si chiama Maria S. (Teresa Saponangelo) e vive vicino al mare in provincia di Napoli. Un giorno scopre che l’uomo che ha ucciso il padre ha un nome, ha scontato la sua pena e vive a Milano. Si tinge i capelli e decide di prendere un treno per incontrarlo. Con sé porta una pistola.

Le parole del regista: “Tutto ha inizio con l’arrivo di Maria a Milano. È mattina. La macchina da presa le si incolla addosso, la segue per tutto l’arco della giornata. Per tutta la durata del racconto. Vuole scoprirla, conoscerla: le motivazioni che l’hanno portata lì, a incontrare l’uomo che quarant’anni prima ha ammazzato suo padre, i casini della sua vita quotidiana… vuole capirla, amarla un po’. Senza rinunciare, anche, ad ascoltare le parole dell’uomo, le sue amarissime verità. Alla fine è sera. Tutto il resto è flashback…”. Girato a Torre del Greco, quasi interamente, a parte le scene nel capoluogo lombardo, Maria vive in una condizione precaria, con un lavoro da insegnante in un quartiere “difficile” della città, una madre praticamente muta e preda dei fantasmi del passato.

Antonio Capuano compie un lavoro di forte impatto visivo nella ricerca dei suoi spazi, facendoli rivivere di luce, ombre e tormenti, trovando angoli di sguardo ispirati e di imponente peso emotivo. In più, c’è la consueta e consolidata capacità di abbracciare la realtà dei tempi, grazie ad una vena veristica con pochi rivali e sembra aver acquistato anche un certo spessore narrativo, che va oltre la sua andatura “istantanea” e “sgraziata” del passato. La teatralità non è di ingombro ma certamente di supporto al sempre più veemente desiderio di raccontare le storie personali, quelle che il tempo custodisce e a volte nasconde o conserva fedelmente, prima che qualcuno o qualcosa possa smuoverle e farle riemergere, senza mai imbrattare e pregiudicare la sostanza del nostro sentire.

La guerriglia degli esordi non è certamente assopita ma sembra rivolgersi in avanti, un passo verso, un passo deciso verso la rielaborazione, verso le dinamiche del confronto e dell’apertura. Iconoclasta nell’anima e nelle intercapedini di montaggio, tra squarci realistici e stratificazioni in movimento, Antonio Capuano conosce la strada, conosce i suoi anfratti, le sue più devastanti trappole, ma conosce anche il respiro della libertà espressiva, il respiro di architetture incastonate nel desolante naturalismo che vive e palpita in ogni inquadratura. Resta, ancora aperta e ricca di evocazioni, l’esplorazione della modernità, che oggi è soprattutto riflessa negli sguardi puri dei suoi interpreti, sempre in bilico in una terra di mezzo, che non si faccia nemesi a tutti i costi, ma che non sia inesorabilmente lava travolgente precipitata in mare in pasto ai pesci. La deriva della marginalità si muove così su due binari temporali che rimettono in circolo il potere del perdono.

 

Regia: Antonio Capuano
Interpreti: Teresa Saponangelo, Tommaso Ragno, Francesco Di Leva, Vincenza Modica, Gea Martire, Anita Zagaria
Distribuzione: Eskimo, Altri Sguardi
Durata: 96′
Origine: Italia, 2020

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3.78 (9 voti)
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    Un commento

    • Raga non ne avete presa una: Ferrandi uccise Custra, Ferrandi non era brigatista e non era di autonomia operaia, ma delle Squadre, fiancheggiatrici di Prima Linea.