“Il grande e potente Oz”, di Sam Raimi

La sequenza in cui James Franco nuota nell'oceano di monetine d'oro della stanza del tesoro del regno di Oz come uno Zio Paperone nel suo deposito racconta moltissimo di Sam Raimi, del suo cinema, e del piglio con cui ha affrontato questo, ancora una volta mirabolante come tutti i suoi, ultimo film.


Da un lato l'immagine conferma la benedetta, sublime irresponsabilità di un autore che continua a prendersi modi, tempi e libertà assolutamente personalissimi anche all'interno di progetti blockbuster dai budget stratosferici (che cos'era ad esempio un capolavoro come Spider-man 3? Un musical? Un horror? Una vicenda d'amore? Un teen movie?), qui abbondando delle sue amatissime sospensioni nonsense in cui si tuffa senza alcuna remora un James Franco di giuliva baldanza. Dall'altro ci mostra nuovamente un narratore che disegna puntualmente il racconto di una immensa passione; se la trilogia dedicata all'Uomo Ragno era tra le altre cose un altissimo omaggio all'universo del fumetto, qui Raimi ci racconta, sottolineandolo letteralmente nei dialoghi, della storia dell'impero Disney come momento centralissimo e definitivo del passaggio dal concetto di popolo al concetto di pubblico: il Cinema, è chiaro.

Il mago di Oz è con ogni evidenza Raimi stesso, un imbonitore da fiera pieno di trucchi nascosti nel doppiofondo del proprio consumato cappello a cilindro (i riconoscibilissimi stilemi dello stile di Sam, le accelerazioni improvvise dei carrelli “posseduti”, le soggettive impossibili, le sequenze-clip incastrate come strip di fumetti, le deformazioni dell'obiettivo, quella nebbia che resta come firma di una concezione di regia intesa prima di tutto come inganno).
Piombato nel mondo di Walt Disney, accolto infatti da una sinfonia della natura che suona i propri variopinti strumenti come in un frammento di Fantasia, e non riuscendo per forza di cose a sfuggire al balletto dei nani da interrompere all'istante con un sonoro “Basta così!”, gli toccherà tirare su l'illusione suprema per scamparla del tutto: inventare il Cinema.
Una magia “a metà tra Harry Houdini e Thomas Edison”, appunto (avete mai sentito definizione migliore?).
E Raimi recupera tanto della sua filmografia precedente, da L'Armata delle Tenebre di cui Il grande e potente Oz è in sostanza una versione per bambini che ne rimette in ballo autoriferimenti anche davvero scopertissimi, alla strega cattiva Mila Kunis che quando si trasforma in mostro verdastro (un po' come succedeva a Bruce Campbell sempre negli Evil Dead) ricorda tanto il Goblin degli Spider-man per silhouette e movenze.

Questo geniale cineasta in questo nuovo grandissimo film rifrulla ancora una volta tutto in una messinscena che accetta la sfida di un 3D tra i più teoricamente consapevoli tra quelli mai visti al cinema (vogliamo parlare delle fuoriuscite ai lati dei 4/3 della sezione in b/n iniziale?) e che allo stesso tempo non rifiuta l'apparato formale disneyano di appartenenza. Ribaltandolo con lucidità pazzesca nello scontro finale (tra il cinema di Raimi e il cinema di Walt Disney, in sostanza) in una variazione, stavolta sì gloriosa, del voltogigante-schermo-fasciodiluce-fantasma-angelosterminatore della Shosanna tarantiniana, mentre il cielo si riempie dei colori della distrazione primaria (come già ci aveva raccontato Romero), i fuochi d'artificio.
Raimi realizza così il proprio Twixt, con Baum al posto di Poe: dalle attrazioni da circo alla propaganda politica per sedare il popolo (pardon, il pubblico!), il Cinema è l'ombra di James Franco che bacia Michelle Williams di nascosto dietro una tenda, catturata dal proiettore, mentre dall'altra parte gli spettatori restano a guardare e immaginare, e sospirano rapiti.

Titolo originale: Oz. The Great and Powerful
Regia: Sam Raimi
Interpreti: James Franco, Michelle Williams, Mila Kunis, Rachel Weisz, Zach Braff, Bill Cobbs, Joey King, Abigail Spencer, Tony Cox
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Durata: 130'

“Il grande e potente Oz”, di Sam Raimi

La sequenza in cui James Franco nuota nell'oceano di monetine d'oro della stanza del tesoro del regno di Oz come uno Zio Paperone nel suo deposito racconta moltissimo di Sam Raimi, del suo cinema, e del piglio con cui ha affrontato questo, ancora una volta mirabolante come tutti i suoi, ultimo film.


Da un lato l'immagine conferma la benedetta, sublime irresponsabilità di un autore che continua a prendersi modi, tempi e libertà assolutamente personalissimi anche all'interno di progetti blockbuster dai budget stratosferici (che cos'era ad esempio un capolavoro come Spider-man 3? Un musical? Un horror? Una vicenda d'amore? Un teen movie?), qui abbondando delle sue amatissime sospensioni nonsense in cui si tuffa senza alcuna remora un James Franco di giuliva baldanza. Dall'altro ci mostra nuovamente un narratore che disegna puntualmente il racconto di una immensa passione; se la trilogia dedicata all'Uomo Ragno era tra le altre cose un altissimo omaggio all'universo del fumetto, qui Raimi ci racconta, sottolineandolo letteralmente nei dialoghi, della storia dell'impero Disney come momento centralissimo e definitivo del passaggio dal concetto di popolo al concetto di pubblico: il Cinema, è chiaro.

Il mago di Oz è con ogni evidenza Raimi stesso, un imbonitore da fiera pieno di trucchi nascosti nel doppiofondo del proprio consumato cappello a cilindro (i riconoscibilissimi stilemi dello stile di Sam, le accelerazioni improvvise dei carrelli “posseduti”, le soggettive impossibili, le sequenze-clip incastrate come strip di fumetti, le deformazioni dell'obiettivo, quella nebbia che resta come firma di una concezione di regia intesa prima di tutto come inganno).
Piombato nel mondo di Walt Disney, accolto infatti da una sinfonia della natura che suona i propri variopinti strumenti come in un frammento di Fantasia, e non riuscendo per forza di cose a sfuggire al balletto dei nani da interrompere all'istante con un sonoro “Basta così!”, gli toccherà tirare su l'illusione suprema per scamparla del tutto: inventare il Cinema.
Una magia “a metà tra Harry Houdini e Thomas Edison”, appunto (avete mai sentito definizione migliore?).
E Raimi recupera tanto della sua filmografia precedente, da L'Armata delle Tenebre di cui Il grande e potente Oz è in sostanza una versione per bambini che ne rimette in ballo autoriferimenti anche davvero scopertissimi, alla strega cattiva Mila Kunis che quando si trasforma in mostro verdastro (un po' come succedeva a Bruce Campbell sempre negli Evil Dead) ricorda tanto il Goblin degli Spider-man per silhouette e movenze.

Questo geniale cineasta in questo nuovo grandissimo film rifrulla ancora una volta tutto in una messinscena che accetta la sfida di un 3D tra i più teoricamente consapevoli tra quelli mai visti al cinema (vogliamo parlare delle fuoriuscite ai lati dei 4/3 della sezione in b/n iniziale?) e che allo stesso tempo non rifiuta l'apparato formale disneyano di appartenenza. Ribaltandolo con lucidità pazzesca nello scontro finale (tra il cinema di Raimi e il cinema di Walt Disney, in sostanza) in una variazione, stavolta sì gloriosa, del voltogigante-schermo-fasciodiluce-fantasma-angelosterminatore della Shosanna tarantiniana, mentre il cielo si riempie dei colori della distrazione primaria (come già ci aveva raccontato Romero), i fuochi d'artificio.
Raimi realizza così il proprio Twixt, con Baum al posto di Poe: dalle attrazioni da circo alla propaganda politica per sedare il popolo (pardon, il pubblico!), il Cinema è l'ombra di James Franco che bacia Michelle Williams di nascosto dietro una tenda, catturata dal proiettore, mentre dall'altra parte gli spettatori restano a guardare e immaginare, e sospirano rapiti.

Titolo originale: Oz. The Great and Powerful
Regia: Sam Raimi
Interpreti: James Franco, Michelle Williams, Mila Kunis, Rachel Weisz, Zach Braff, Bill Cobbs, Joey King, Abigail Spencer, Tony Cox
Origine: USA, 2013
Distribuzione: Walt Disney Pictures
Durata: 130'

  • Michele Centini
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    Azzardo un'ipotesi: e se Oz the Great and Powerful, kolossal disneyano, fantasy demenziale ultra edulcorato, fosse il miglior film di Raimi? Meglio di Evil Dead, Army of Darkness, A Simple Plan, Spider-Man? Il cinema si rivela sempre in forme del tutto inattese, uno pensa di andare a vedere una super boiata e scopre il capolavoro. Molta critica non ha capito affatto l'operazione Raimi-Disney.