Il Quinto Potere, di Bill Condon

Il quinto potere Bill CondonOggi é in atto una nuova forma di "guerra mondiale", che non prevede conflitti tra Stati (finora, ma certo notizie come questa non aiutano…), ma un conflitto più ampio e generale sul concetto di privacy. Da un lato (vedi Datagate) ci sono governi che spiano milioni di cittadini, uomini e donne di stato e semplici cittadini, connazionali e stranieri. Dall'altro esistono reti indipendenti che, come ha fatto Wikileaks (Cablegate) raccolgono informazioni riservate in forma anonima sui governi e le rilanciano senza filtro in Internet, mettendole a disposizione di tutti.

Il conflitto sulla privacy, sul diritto alla riservatezza é il vero conflitto del XXI secolo, il "luogo teorico" dove si scontrano politica e tecnologia, diritti e trasparenze, ma anche la libertà individuale. Cosa deve essere trasparente per tutti e dove e in che misura abbiamo diritto alla nostra privacy?

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È uno snodo centrale del dibattito filosofico-politico di questi anni: quanto delle nostre vite private mettiamo a nudo, senza volerlo, nelle tracce e informazioni che Google, Facebook e altri raccolgono su di noi? E i nostri governanti, e gli altri governi stranieri, cosa sanno di noi? E noi cittadini, cosa sappiamo di chi ci governa? Quale trasparenza di chi governa abbiamo diritto di reclamare?

Ecco, di tutto ciò non c'è traccia ne Il quinto potere di Bill Condon, che sorvola leggero leggero sulle tematiche della "privacy mondiale", assicurandosi di non far trasparire il punto di vista evidente della storia che racconta, che poi é quella del romanzo da cui il film é tratto, scritto da Daniel Domsheit-Berg, interpretato nel film dal talento emergente di Daniel Bruhl.
Forse basterebbe raccontare l'ipocrisia di chi fa finta, come racconta Condon, di raccontare diversi punti di vista (Berg, i diplomatici americani, i giornalisti del Guardian e, ovviamente, Assange), mentre palesemente, come del resto ogni film "sincero" fa, sceglie. E così Berg ha una vita privata "normale" se pure tormentata da questo amico "ingombrante" e narcisista, i due diplomatici USA sono delle amabili persone (anche se nella vita per lavoro mentono a tutti in continuazione), preoccupati solo di salvare le vite dei loro informatori (la sequenza al confine tra Libia ed Egitto che sembra citare Argo, senza averne la forza drammatica), e infine i giornalisti del Guardian, anche se quest'ultimi sembrano avere delle ambiguità doppiogiochiste, tra old media che "sceglie" e attenzione per le rivelazioni a tutto campo della "bomba atomica dell'informazione" rappresentata da Wikileaks.

E Assange?  All'inizio ci appare come un rockstar maledetta, mancano solo le droghe e le orge con le groupie (curiosamente il film glissa sulla questione sessuale), un po' alla volta si rivela una sorta di folle ossessionato dalla sua stessa personalità, al punto da allontanare i suoi pochi amici, Berg in primis (certo, la storia l'ha scritta lui…).
Ma il vero colpo di teatro del film sta nella "finta intervista" finale ad Assange, post film, come se Condon volesse, alla fine, fornisci anche il punto di vista del personaggio principale del suo film, che così evidentemente non ama. Ed eccolo Assange/Benedict Cumberbach dichiarare "un film su Wikileaks é un film contro Wikileaks", sorta di meravigliosa rivelazione, come se il fatto stesso di parlarne implicherebbe essere contro.
In realtà con questo artificio finale Condon mette a nudo tutta la sua inadeguatezza di regista, svelando involontariamente quello che già sappiamo: il cinema arriva sempre dopo. E quando prova ad entrare nel mondo di internet sembra sprofondare di colpo indietro di vent'anni, quando la rete ancore veniva rappresentata con questi folli sulle loro tastiere e con le incredibili metafore dei giganteschi uffici con le centinaia di scrivanie e i fogli che volano via…. Ah questo sta nel film di Condon, anno 2013? Appunto….

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Il quinto potere BIll CondonTutta l'operazione Quinto Potere, a cominciare dal titolo, é terribilmente ma involontariamente retrò, frutto proibito di un “militante” dei vecchi media (e qui il cinema è vecchio, vecchio…) incapace non solo di rappresentare le nuove narrazioni della rete (la grafica appare gracile anche a confronto di qualsiasi ragazzino che abbia imparato due nozioni di After Effects…), ma soprattutto i cogliere una qualsivoglia vera problematica e rilanciarla agli spettatori. E se il film é fedele al libro, diventa spiegabile perché l'antipaticissimo Assange si sia liberato del suo ex amico…..

E allora ecco alcuni personaggi di cui sarebbe bello raccontare, davvero,  le loro storie….
Glenn Greenwald,  the Guardian (presente nel film) ora al lavoro su un progetto di nuovo media con il fondatore di ebay Pierre Omidyar
Edward Snowden, l'informatore del Cablegate che sta a Mosca in esilio
Julian Assange, che vive nell'ambasciata equadoreno a Londra
Aaron Swartz, morto suicida per essere stato indagato di divulgare segreti distato, che stava lavorando al progetto di Secure Drop

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Non le trovate, queste storie, in questo film, non le trovate al cinema. Ma probabilmente nella rete…

Eppure qualcuno, qualche anno fa, ci aveva provato a raccontare il “cuore rivelatore” della rete: ricordate The Social Network di David Fincher? Il cinema si fa con i corpi e le emozioni. E le storie. E, le storie, bisogna saperle raccontare.

Perché Social network è bellissimo? Perché, e perdonate l’autocitazione, “il film di Fincher sceglie manifestamente di stare dalla parte del cattivo ragazzo, mostrandocene tutta la gamma di sentimenti espressi (la passione, l’ira, la vendetta, ecc..) e inespressi (il bisogno di comunicare e condividere), raccontandolo come un fantastico gangster “public enemies” degli anni trenta, in tutto il suo essere un eroe tragico, quello di cui “innamorarsi” ma che alla fine cade inevitabilmente ucciso”

Tutto quello che Condon, che odia il suo personaggio, non riesce assolutamente a fare.

E come puoi fare un bel film se odi il tuo personaggio?