Kiss the Future, di Nenad Cicin-Sain

Un documentario che celebra il coinvolgimento mediatico degli U2 nell’assedio di Sarajevo di inizio anni Novanta. Affronta l’argomento in modo parziale senza velleità di ricostruzione storico-politica

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È il 1992 quando la Serbia, sotto la guida del presidente Slobodan Milošević, intraprende una campagna di espansione territoriale e pulizia etnica nei territori della ex Jugoslavia di Tito. Durante la guerra in Bosnia un giovane americano di nome Bill Carter arriva a Sarajevo ed entra in contatto con la scena musicale locale che continua a vivere nei club come forma di resistenza e ribellione. Il documentario Kiss The Future diretto da Nenad Cicin-Sain e basato sul libro di memorie Fools Rush In dello stesso Carter – che firma anche la sceneggiatura – racconta gli anni del conflitto e il curioso coinvolgimento degli U2. Un film dalla chiara impronta statunitense prodotto da Matt Damon e Ben Affleck con la partecipazione di personaggi come Bill Clinton, Bono, The Edge e Adam Clayton degli U2. Si parte nel 1989 dalla caduta del Muro di Berlino e, dopo un breve riassunto sullo sgretolamento dei paesi balcanici, si arriva in Jugoslavia, lo stato che più di tutti pagò le conseguenze dei nuovi assetti geopolitici europei.

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Kiss the Future tenta di rivolgersi a un pubblico più ampio rispetto a quello che ha già familiarità con i particolari delle sanguinose vicende dell’assedio serbo. Tra i protagonisti del documentario ci sono diversi volti noti del panorama bosniaco, tra cui il cantante Enes Zlatar e la giornalista Vesna Zaimović, che rievocano la loro vita durante il conflitto e l’incontro con Bill Carter. Vedendo l’affetto per gli U2 da parte dei bosniaci e dopo una famosa dichiarazione di solidarietà di Bono sul conflitto, Carter decide di raggiungere il frontman a una data del tour ZooTV. Insieme i due decidono di creare dei collegamenti satellitari in diretta dai concerti in Europa per dar voce ai cittadini bosniaci e dare spazio alle loro testimonianze. Lo stretto rapporto tra U2 e popolo bosniaco culmina con il famoso concerto allo stadio di Sarajevo del 1997 a guerra ormai finita, dove Bono pronuncia le parole che hanno ispirato il titolo del film: “Viva Sarajevo! Fuck The Past! Kiss The Future”.

Tra immagini di archivio e interviste ai protagonisti della vicenda, Kiss the Future non sembra voler raccontare il conflitto nella sua complessità ma solo tratteggiare in modo superficiale gli avvenimenti principali. L’unico demone della vicenda sembra infatti essere Slobodan Milošević, l’unico responsabile di tutte le atrocità di quel periodo, in questo modo però si evita di ricordare come alcuni paesi siano stati lasciati in balia degli eventi alla caduta del Muro e al relativo sgretolamento dell’Unione Sovietica. Non si fa in alcun modo riferimento al colpevole ritardo dell’intervento da parte della NATO, al contrario si lascia largo spazio all’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e alle immagini dell’Accordo di Dayton del 1995, ben tre anni dopo l’inizio dell’assedio e dopo i massacri di Srebrenica e del mercato di Markale.

Kiss the Future è la celebrazione del coinvolgimento mediatico degli U2 nel tragico assedio di Sarajevo da parte del governo serbo. Affronta in maniera parziale e unilaterale l’argomento dal punto di vista prettamente statunitense lasciando la parola ad alcune voci bosniache molto vicine all’autore del libro da cui è tratto. Non sembra avere alcuna velleità di ricostruzione storico-politica ma ha il pregio di voler allargare il proprio pubblico coinvolgendo una platea con meno dimestichezza col tema.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2.5
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Il voto dei lettori
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