La battaglia di Hacksaw Ridge, di Mel Gibson

“Se tiri fuori un’arma, è  per uccidere”

Sfida Infernale, di John Ford

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Forse solo oggi ho capito perché l’ultimo, straordinario film di Clint Eastwood, American Sniper, non mi aveva colpito nel profondo, niente stomaco e cuore ma solo “intelligenza emotiva”… Eppure Estwood era il regista che aveva fatto un film sulla Battaglia di Iwo Jima (insieme a Okinawa tra le più cruenti battaglie del Pacifico della 2° guerra Mondiale), confezionando due film distinti, uno dal punto di vista degli americani, l’altro da quello dei giapponesi.

Ma forse non era tanto questa “mancanza del controcampo”  ad abbassare la temperatura emozionale del film, quanto proprio quella ripetizione di una sorta di mitologia del record, che è fantastica ed eccitante quando parliamo di atletica leggera o altre discipline olimpiche (tiro compreso…), ma che diventa a dir poco sconveniente se l’exploit in questione riguarda “il cecchino che ha eliminato il maggior numero di nemici”…

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Forse, semplicemente, non mi piacciono i cecchini, o quelli che segnano le persone che uccidono con una tacca. Forse non mi piacciono proprio quelli che uccidono, anche se adoro i film western, i noir e i film di guerra, dove certo non si muore spesso di vecchiaia…

Oppure, come ha detto Mel Gibson, “odio la guerra, ma amo i guerrieri”. E un vero guerriero non conta le vittime che procura, ma porta rispetto al nemico.

la battaglia di hacksaw ridge andrew garfield luke braceyEbbene chissà quanti, trent’anni fa, all’epoca di Arma letale, avrebbero mai immaginato che Mel Gibson avrebbe diretto un film sulla incredibile storia di Desmond Doss, un “obiettore di coscienza”, antesignano dei movimenti degli anni Sessanta che portarono alla possibilità, nei paesi civili, di scegliere di rifiutare di svolgere il servizio militare e scegliere in alternativa un servizio civile.

Ma Desmond Doss (interpretato da un sorprendente Andrew Garfield), che nel 1945 ha 19 anni, non vuole fare un servizio civile alternativo in Patria. Al contrario, pur essendo per biografia, religione e scelta di vita del tutto contrario all’uso delle armi, si arruola volontariamente nell’Esercito americano per dare il suo contributo come “soccorritore”, ovvero quegli infermieri di campo indispensabili in qualsiasi battaglia.  Potete immaginare che l’ambiente dell’esercito in tempo di guerra non è certo il luogo ideale per farsi accettare da “non violento e pacifista contrario alle armi”, e tutto il sistema militare, dai commilitoni ai caporali fino ai colonnelli, faranno di tutto per rispedire a casa questo strano soggetto che ai loro occhi è solamente un povero vigliacco fifone.

la battaglia di hacksaw ridge andrew garfield teresa palmerMa Desmond ha la testa dura, forse per le cinghiate e le botte prese dal padre, alcolizzato e disperato reduce della Grande Guerra (un grande Hugo Weaver), e non accetta di essere respinto: vuole contribuire all’azione patriottica, cercando di salvare come infermiere le vite dei suoi compagni. Lotta e ottiene questo suo diritto, e finisce nella battaglia più sanguinolenta del Pacifico, quella di Okinawa, quella che diede agli americani la “giustificazione” sull’uso della Bomba Atomica per evitare centinaia di migliaia di altre perdite contro gli indomabili giapponesi (almeno questa è la versione di chi ha vinto la Guerra e “ha scritto la storia”…). E nella battaglia più feroce del Pacifico diventerà un eroe di guerra senza sparare un solo colpo, ma salvando la vita di ben 75 soldati feriti nel corso di uno degli assalti alla Hacksaw Ridge che dà il titolo al film.

la battaglia di hacksaw ridge sam worthingtonE’ un film sulla “salvezza” questo La battaglia di Hacksaw Ridge, che sin dalle prime immagini ci fa respirare la “missione” del protagonista. Correre, più veloce del fratello, da bambini, per arrivare in cima alla montagna per primo da cui poter vedere meglio il mondo e, magari, aiutare il fratello a salirvi anche lui (ma ce la farà da solo..). Ma anche azzuffarsi quotidianamente con il fratello, fino a che un giorno in una delle tante risse non lo colpirà con un mattone, rischiando di ucciderlo. Ma la sua Bibbia, e il suo Signore, gli recitano, ogni giorno il comandamento “non uccidere”. Ed eccolo crescere rispettoso fino in fondo di questo credo.

la battaglia di hacksaw ridgeCi sono modi diversi di diventare un eroe nazionale, ma esserlo salvando le vite non è uguale a quello di eliminare le vite dei propri nemici (anche se anche lì allo scopo di salvare i propri compagni). Lo scarto morale è evidente, anche se per lunghi tratti il personaggio appare come un giovane fanatico religioso, che non tocca le armi, non lavora di sabato e non mangia carne. “Cosa farai quando ti troverai di fronte il nemico che vuole ucciderti” gli dicono, e lui “non lo so”… E’ in questa risposta di totale inconsapevolezza che sta la grandezza di questo personaggio, che poi sul campo di battaglia seppe trovare le forze per affrontare quasi da solo il campo nemico per portare indietro quanti più compagni feriti possibili.

hacksaw ridgeGibson sembra provare per questo personaggio (un po’ come Eastwood con il suo cecchino) un grandissimo rispetto ma non troppa empatia e, in un affresco magnifico dove i corpi lacerati, le esplosioni improvvise e violente, le membra umane divorate dai topi su cui si ritrovano a camminare i soldati, sembra fare molta fatica ad avvicinarsi al “cuore” del personaggio, che pure la sceneggiatura di Robert Schenkkan (The Kentucky Cycle, All the way) e dello scrittore australiano Andrew Knight (The Water Diviner), invece prova a fare in continuazione. Dagli approcci goffi verso la ragazza infermiera di cui si innamora, alle reazioni orgogliose e impavide ai soprusi degli altri soldati, fino al rapporto conflittuale con il padre, tutta la scrittura del film sembra ricercare un personaggio complesso e profondo, che pensa prima di agire e che ogni volta sceglie la direzione che reputa giusta nella sua fede.

Beh, la regia di Gibson sembra andare un po’ controcorrente, quasi indispettito da questo personaggio così “antieroico”, e Gibson lo ha quasi ammesso in conferenza “come faccio a fare un film eroico su un personaggio che si rifiuta di combattere?”.

la battaglia di hacksaw ridge luke braceyEd eccolo, Gibson, nella terza parte del film, letteralmente entrare nel set, indossare la divisa ed entrare nel campo (d’azione) della Guerra. Non siamo certi ma ci è sembrato di vedere il suo volto, nella prima immagine del film in cui un ufficiale rincuora il giovane barelliere ferito… e le immagini di scena con Gibson vestito da militare sembrano confermarci questa “visione”…

Gibson sembra amare molto la prima parte del film, quella dell’infanzia di Doss, e soprattutto l’ultima, quella della battaglia di Okinawa, mentre si trova meno a suo agio nel dirimere le questioni di cuore e di “morale” e giustizia, nel campo di addestramento. Ma nella battaglia può, finalmente, gettarsi nella mischia, far brillare le esplosioni e i corpi, che volano e vengono spappolati dalla durezza della guerra.

Forse, se avesse potuto, ci avrebbe mostrato tutti i 75 salvataggi, perché quelle vite salvate “una ad una” erano tutte importanti. Ma la crudezza di quel campo di battaglia, le pallottole che fischiano, il fuoco dei lanciafiamme, le granate, le urla strazianti di dolore, ci restituiscono un territorio di morte, un inferno dal quale per uscirne vivi sembra davvero necessario l’intervento, quasi “divino”, di un cristologico salvatore, che però non si immola ma sopravvive alla guerra vivendo fino a 87 anni.

hacksaw ridge andrew garfield teresa palmerDoss Desmond non ha mai voluto vendere i diritti sulla sua vita, non aveva alcun interesse per la popolarità, Solo pochi anni prima della scomparsa di Desmond, nel 2006, il regista Terry Benedict aveva ricevuto la sua benedizione per iniziare a produrre un documentario su di lui, “L’obiettore di coscienza”, e si era assicurato i diritti sulla storia della sua vita. Da lì un lungo iter di una sceneggiatura mandata a Gibson per ben tre volte, nel 2002, nel 2010 e nel 2014. Alla fine Gibson ha accettato.

Il risultato è un film di una forza “morale” che va oltre l’eroismo dimostrato dal personaggio, con Gibson che afferma che “Qualcuno mi ha detto che le Medaglie all’Onore sono di solito date a persone che in un preciso momento prendono una decisione d’impulso e fanno una cosa eroica. Una delle cose che mi ha colpito è che Desmond a Okinawa è stato eroico per 24 ore al giorno, per un mese intero. Ha portato l’eroismo su un altro livello”. Ancora: non siamo di fronte all’impulso, all’atto eroico di un momento di “follia”, ma ad una precisa e decisa forza di volontà nel voler salvare quante più vite possibili, persino quelle dei propri nemici, come nella magnifica sequenza dentro ai tunnel difensivi del nemico, dove Doss curerà un soldato giapponese gravemente ferito. Un po’ come nel finale di Blade Runner, quando il replicante era così innamorato della vita da voler salvare la vita di tutti, persino quella del detective che lo voleva uccidere.

hacksaw ridge vince vaughnSicuramente più a suo agio con gli attori più classicamente eroi militari (Vince Vaughn su tutti, ma anche Sam Wortington e gli altri), Mel Gibson sembra accettare la sorprendente bravura di Andrew Garfield con la stessa incredula riluttanza degli ufficiali americani nei confronti di Doss, salvo poi ricredersi e chiedergli perdono per il loro “grande sbaglio”.

Ma forse, questa riluttanza che si avverte nella regia di Gibson, rendono il film e il suo personaggio ancora più autentico,  perché a volte il conflitto genera creatività meglio del’empatia. E il risultato è un film che sembra gridare forte, come un’ossessione furiosa, “salvane ancora uno, salvane ancora uno”…

Non c’è vita che non meriti di essere salvata…

Titolo originale: Hacksaw Ridge

Regia: Mel Gibson

Interpreti: Andrew Garfield, Teresa Palmer, Sam Worthington, Vince Vaughn, Luke Bracey, Hugo Weaving, Rachel Griffiths, Richard Roxburgh

Distribuzione: Eagle Pictures

Durata: 131′

Origine: Usa 2016

PS: se avete tempo leggetevi la storia di Dave Davenport, nato un anno prima della Battaglia di Okinawa ma morto lo stesso anno di Desmond. Questo soldato ha passato la vita nei tunnel scavati sull’isola – e in piena Guerra del Vietnam – a ricercare i corpi dei soldati giapponesi per riconsegnarli alla famiglia (e alla storia). E alla fine è riuscito a creare l’Okinawa Historical Museum. La sua storia incredibile è qui http://www.japantimes.co.jp/life/2010/06/13/general/beneath-the-battle-of-okinawa/