La Groenlandia di Matteo Rovere tra D’Annunzio, Romulus, noir e distopia

Matteo Rovere prosegue il suo percorso di ampliamento trasversale di interessi in un mondo cinematografico italiano spesso settoriale confermandosi portatore sano di una visione imprenditoriale importata dai francesi e statunitensi. Numerosi i progetti in cui è coinvolta la sua casa di produzione Groenlandia SrL fondata nel 2014 insieme al fidato Sydney Sibilia della trilogia di Smetto quando voglio, tutti all’insegna di una rivendicata appartenenza di genere che non teme di sporcarsi con l’ambizione e la voglia di creare una precisa “linea editoriale basata sulle storie dove l’autore in senso classico fa un passo indietro“. Andando in ordine di tempo il primo dei lavori prodotti è la serie tv Romulus, sequel in dieci puntate del film Il primo re diretto dallo stesso Matteo Rovere nel 2019.

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I primi due episodi della nuova serie Sky Original, saranno presentati in anteprima alla quindicesima edizione della Festa del Cinema di Roma che si svolgerà dal 15 al 25 ottobre presso l’Auditorium Parco della Musica. La regia è firmata a sei mani da Matteo Rovere, Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale. I protagonisti della storia sono tre giovanissimi intrepreti: Andrea Arcangeli, nel ruolo di Yemos, principe di Alba; Mariana Fontana che interpreta la vestale Ilia e Francesco Di Napoli, nei panni del giovane schiavo Wiros. A completare il cast: Vanessa Scalera, Giovanni Buselli, Silvia Calderoni, Sergio Romano, Massimiliano Rossi, Demetra Avincola, Ivana Lotito. Con Romulus, una produzione Sky, Cattleya – parte di ITV Studios – e Groenlandia, Matteo Rovere prosegue quindi la storia wilderness della genesi di Roma narrando le alleanze e i contrasti fra i popoli della lega latina che vivono in una situazione di estrema precarietà sotto la guida del re di Alba. Nello stile de Il primo re anche la serie è stata girata in protolatino e mostra un mondo primitivo e brutale, segnato dalla violenza e dall’implacabile potere della natura e degli dei.

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La scelta della Groenlandia di puntare e lanciare giovani filmmakers basandosi quasi esclusivamente su un’idea narrativa forte è confermata dall’imminente arrivo nelle sale del film La belva che dopo una lunga post-produzione esce il 26 Ottobre distribuito da Warner Bros. Pictures. Il film è una produzione Warner Bros. Entertainment Italia e Groenlandia ed è diretto dal giovane Ludovico Di Martino, classe 1992 che ha conseguito il diploma in Regia al Centro Sperimentale di Cinematografia nel 2016. Scritto da Claudia De Angelis, Ludovico Di Martino e Nicola Ravera, La belva ha per protagonista un irriconoscibile e cattivissimo Fabrizio Gifuni nei panni di Leonida Riva, reduce di guerra cupo e solitario con un passato da Primo Capitano nelle Forze Speciali dell’Esercito. Suo figlio maggiore, Mattia, non ha mai perdonato la distanza fisica imposta al padre da un lavoro così crudo mentre la figlia Teresa lo adora incondizionatamente. Ma un tragico evento costringerà Leonida a trasformarsi nuovamente in qualcosa che credeva ormai sepolto nel suo passato. Una storia quindi ad alta tensione emotiva che mescola sentimenti e azione in un crescendo che porterà un uomo a trasformarsi, per amore, in un vero nemico pubblico, sulla scia dei rinnovati giustizieri domestici tanto in voga sia in Francia che negli Stati Uniti.
L’altro progetto che vedrà presto la luce delle sale è il film Il cattivo poeta diretto da Gianluca Jodice che sarà nelle sale dal 5 novembre grazie a 01 Distribution.

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L’esordio di Jodice, esponente di punta della scuderia Groenlandia che aveva già lavorato in altri progetti della casa di produzione, è un biopic incentrato su Gabriele D’Annunzio, interpretato da Sergio Castellitto. Il film racconta gli ultimi anni di vita del poeta-vate attraverso la fascinazione subita dal giovane federale Giovanni Comini incaricato nel 1936 da Achille Starace, segretario del Partito Fascista e numero due del regime, di sorvegliarlo e metterlo nella condizione di non nuocere. Girato quasi tutto dentro il Vittoriale degli Italiani dove D’Annunzio morirà il primo marzo del 1938 a 74 anni e sta trascorrendo l’ultima fase della vita in una sorta di auto esilio, Il cattivo poeta intende delineare il ritratto crepuscolare di uno dei personaggi più rilevanti della letteratura italiana e della storia del nostro Paese. Il biopic è stato descritto da Jodice come “un film sull’inverno della vita di un poeta e di una nazione intera, costruito come un thriller di spie ma basato rigorosamente su fatti storici accertati“. Il regista, come si può evincere già dal trailer, punterà sul dualismo D’Annunzio-Mussolini e su un rapporto che non è mai stato così supino come certa storiografia tende ancora a trasmettere nei libri di testo scolastici: “Tra loro si susseguono, ora più che mai, infinite, sottili schermaglie perché D’Annunzio fascista non lo è stato mai. Come avrebbe potuto d’altronde il suo slancio libertario e anticonformista affiancare lo spirito piccolo borghese, violento e clericale del fascismo? Questo il Duce lo sa bene, come sa che l’altro ha un seguito ancora enorme, è intoccabile per il suo essere poeta internazionale, intellettuale europeo ed eroe di guerra. Qualunque parola di d’Annunzio, pronunciata o scritta, può ancora far tremare il regime. L’età, la malattia e i vizi lo hanno portato a una depressione finale. E il rapporto della giovane spia mandata da Mussolini gli procura l’ultimo sussulto di vitalità e lo spinge a desiderare di contare ancora qualcosa“.

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L’ultimo progetto annunciato in ordine di tempo e che vedrà anch’esso una grande trasformazione fisica chiesta al protagonista Alessandro Borghi sarà Mondocane, opera prima di Alessandro Celli in cui l’attore romano interpreta un capo gang già dall’estetica folle e violento. In questo crime dispotico Taranto è una città fantasma cinta dal filo spinato in cui nessuno, nemmeno la Polizia, si azzarda a entrare. Sono rimasti i più poveri che lottano per la sopravvivenza, mentre una gang criminale, le Formiche, capeggiate dal carismatico Testacalda (Alessandro Borghi), si contende il territorio con un’altra gang. Due orfani tredicenni, cresciuti insieme, sognano di entrare in quella banda. L’attore di Suburra ha subito accettato il ruolo quando gli è stato proposto: “Ho deciso di far parte di questo progetto perché volevo sentire di nuovo l’energia e la passione di un’opera prima. In questo momento della mia vita e della mia carriera, dopo il lockdown, ho capito un po’ di cose. E non sento più quel bisogno di dover piacere a tutti. Con un film come questo, impari ad affidarti agli altri e al loro istinto”.
Questi quattro film confermano quindi l’importanza di Matteo Rovere e della sua casa per un cinema italiano perennemente in crisi d’idee e d’incassi al botteghino. Come dice lui stesso: “Groenlandia film continua a scommettere su pellicole che intendono superare il genere, pur rispettandone le regole. Si tratta di un mix di intrattenimento e qualità della narrazione. È questa la sfida più alta per noi. Il lavoro sulle opere prime è costante. L’unica garanzia di futuro è la ricerca di nuovi talenti”.

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