La memoria del mondo, di Mirko Locatelli

Un film dal ritmo volutamente lento che a tratti eccede nell’autocompiacimento intellettuale. Riesce a trovare la sua ragione in una bellissima fotografia e nell’uso dell’illuminazione. Nuovimondi

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Wanderer randerung, viandanti in viaggio, spettatori in viaggio, guidati da un Virgilio cinematografico attraverso una selva oscura. In La memoria del mondo, fuori concorso al Torino Film Festival, la ricerca di una persona scomparsa diventa il pretesto per una riflessione sulla memoria, su cosa resta di noi una volta scomparsi, sia come persone che come esseri umani. 

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Adrien, studioso d’arte e biografo dell’artista visivo Ernst Bollinger, si ritrova coinvolto nella storia che sta raccontando quando la moglie dell’artista scompare. Coinvolgendo anche un giovane del luogo, i tre si imbarcano in una ricerca che li riporterà ad attraversare l’imponente natura della laguna, in un percorso che li porterà a riesaminare il ruolo dell’essere umano nel mondo.

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La memoria del mondo è un fim che richiede uno sforzo da parte del suo spettatore. Il ritmo lento e il grande uso di narazone in voice-over rendono a tratti difficile mantenere la concentrazione sulla vicenda. Il film avaza senza una struttura, come un odissea o un pellegrinaggio, in cui i due giovani apostoli seguono un anziano profeta alla scoperta dei misteri del mondo.

L’analogia biblica è probabilmente la più calzante per descrivere il film. Adrian, come un giovane discepolo, è intento a scrivere il vangelo di Bolinger, mentre quest’ultimo vaga alla ricerca della moglie attraverso una serie di prove che lo porteranno al raggiungimento dell’illuminazione che gli permetterà di completare la sua ultima opera.

La laguna è un immaginario di luoghi abbandonati, rovine e grotte, in cui la natura sta riprendendo il controllo sull’antrophos, e viene esaltata da quello che è uno dei grandi punti forti del film: la fotografia. Mirko Locatelli e il suo direttore della fotografia Paolo Papalino riescono a creare delle forti suggestioni romantiche attraverso l’uso di un illuminazione controllata e selettiva, che riece a creare delle cornici naturali grazie alle ambientazioni notturne, restituendo delle forti suggestioni romantiche.

Nonostante La memoria del mondo, in alcuni passaggi, si perda nell’autocompiacimento intellettuale e l’eccessivo ricorrere al voice over rallenti il ritmo del film,  resta comunque un’interessante riflessione sulla natura e sull’essere umano, in cui la splendida fotografia basta da sola a giustificarne la visione.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3
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