La santa piccola, di Silvia Brunelli

Una piccola opera prima dotata di grande coraggio narrativo ed espressivo, presentata al Lido di Venezia nell’ambito del Biennale College Cinema e film d’apertura del RIFF 2021

Velatamente ispirata dall’omonimo romanzo di Vincenzo Restivo, La santa piccola è l’opera prima di Silvia Brunelli, una storia apparentemente semplice e leggera dotata di un inaspettato coraggio espressivo. Tra i vicoli di un rione soleggiato di Napoli la vita scorre nella solita immobile monotonia, finché un insolito evento non ne altera i delicati equilibri. Durante una processione di quartiere, la piccola Annaluce riporta in vita una colomba che si era appena schiantata sulla statua della Madonna. Dopo questo ed altri atti miracolosi, la gente elegge la bambina a Santa protettrice del rione, visitando la sua dimora come luogo di pellegrinaggio. Lino, il fratello maggiore di Annaluce, è un giovane solare e disinvolto che mantiene la madre e la sorella consegnando pizze, mentre la notte si diverte in discoteca con Mario, l’inseparabile compagno di avventure. Il nuovo caotico equilibrio famigliare stravolgerà inevitabilmente l’esistenza di Lino, coinvolgendo sia Mario che Assia, una ragazza col sogno di lasciare il rione per andare a studiare a Milano.

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La santa piccola mostra sin dalle primissime sequenze un curioso accostamento ossimorico tra il sacro e il profano, tra la purezza e una relativa “immoralità”. Un canto religioso si abbina ad un coro da stadio, proprio come Lino decide di lasciare la sorellina assopita nel letto per abbandonarsi al delirio lisergico della vita notturna. Per il giovane la notte è l’unico momento di libertà in un’esistenza fatta di sacrifici, in cui deve prendersi cura della sorella ma soprattutto della madre, una donna problematica e bisognosa di cure. L’improvvisa “santità” di Annaluce sarà la perfetta occasione per una donna frustrata di ottenere un qualche tipo di gratificazione, sia spirituale che economica. La spettacolarizzazione della bambina e la conseguente mercificazione della sua immagine rispecchiano la dimensione distorta di una società virtuale ormai permeata perfettamente. Il desiderio che accomuna tutti gli abitanti del rione sembra essere quello di una fuga verso un illusorio mondo migliore. Se per gli adulti avviliti e rifugiati nella spiritualità è ormai tardi, per i giovani pare esserci ancora speranza.

Ben presto si intuisce come la vicenda di Annaluce sia solo lo sfondo di una storia molto più intrigante e sentita dalla regista stessa. Mentre Lino è un ragazzo spigliato ed energico incapace di indugiare anche solo per un istante, Mario è molto più riflessivo ed introverso. L’autrice decide di scandagliare il rapporto simbiotico e fisico di due “fratelli” non di sangue, sviscerando quelle dinamiche che in un rapporto maschile vengono spesso proibite o soffocate. All’interno del film pulsa una sensualità animalesca che esplode in alcune coraggiose sequenze molto rare da vedere in un prodotto italiano. Ciò che colpisce particolarmente non è la forza delle immagini scelte, il sesso delle persone coinvolte o il loro numero, bensì il significato che celano queste sequenze, i non detti. Il sesso non viene utilizzato come semplice riempitivo o parentesi di una relazione amorosa, come invece accade troppo spesso nel cinema italiano, ma come veicolo per trasmettere un’emozione ed affrontare delle questioni personali, come d’altronde è nella vita.

Vincitore dell’investimento produttivo del Biennale College Cinema, il film di Silvia Brunelli è piccolo ma molto interessante. Nonostante alcune incertezze sul piano della “mole” narrativa e sulla direzione degli attori, incline al teen movie, La santa piccola mostra grande coraggio e uno sguardo fresco e pieno di iniziativa, in cui la messa in scena dei corpi resta l’elemento più riuscito.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.5

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
4.5 (2 voti)
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