La vera storia di Olli Mäki, di Juho Kuosmanen

La grazia di questa divertente opera prima, sta nella leggerezza e divertito distacco. Con una partenza fulminante. Vincitore di Un certain regard a Cannes 2016

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Le immaginiamo cosi le parole dei giornalisti sportivi finlandesi accorsi nella capitale per commentare un evento storico che, mutò presto da sogno alla portata di mano a assurdo e patetico incubo. Per La vera storia di Olli Mäki, il suo esordio al lungometraggio il regista finlandese Juho Kuosmanen sceglie di disseppellire l’incredibile vicenda del pugile Olli Mäki e rievoca il disastroso incontro per il titolo, durato appena due riprese, e i lunghi giorni prima dell’evento. La grazia del regista, in questa divertente opera prima, sta nella leggerezza e divertito distacco con cui rielabora una delle più grandi umiliazioni sportive della storia del suo Paese.

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Dall’inizio fulminante, quel matrimonio di campagna che sembra uscito di peso da un film di Micheal Cimino, si è subito consapevoli di stare per entrare in una parabola umana che più che all’epica del genere pugilistico (il modello da omaggiare e parodiare è Toro scatenato, con il bianco e nero sporco a testimoniare una divertita aderenza, almeno estetica, al film di Scorsese) guarda alla poesia surreale dei protagonisti di Kaurismäki. L’esempio di Olli, la sua vita divisa dagli allenamenti spossanti (con quei chili da perdere assolutamente in sempre meno tempo) e l’amore con Raija, è il simbolo chiaro di un elogio alla serena rassegnazione, alla morte di qualsiasi ambizione spregiudicata. Kuosmanen, attraverso il perdente di insuccesso Olli Mäki, prende il pugilato cinematografico è lo svuota di qualsiasi valenza competitiva (l’avversario è una sbiadita figura di contorno, il ritmo degli allenamenti è sempre negato, i movimenti delle coreografie sono sostituite dalle statiche e angoscianti sedute in sauna) per trasformare la sua triste sconfitta in una poesia della vita tranquilla, nella vittoria, morale, di chi si accontenta. Olli alla fine, sembra l’unico non sorpreso della sua rovinosa figuraccia, il primo a metabolizzarla nel migliore dei modi. Nella disgustata commiserazione che lo circonda, di fronte al manager traffichino che neanche riesce più a guardarlo negli occhi, il giovane pugile trova la presenza certa della sua amata e, soprattutto, il sollievo di essere, finalmente, lasciato, insieme a Raija, in un comodo e rassicurante oblio. Grazie a quello che, alla fine, diventa davvero il giorno più felice della sua vita.

 

Miglior film della sezione Un certain regard al 69° Festival di Cannes

 

Titolo originale: Hymyilevä mies
Regia: Juho Kuosmanen
Interpreti: Jarkko Lahti, Eero Milonoff, Oona Airola, Johanna Haartti, Esko Barquelo
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 90′
Origine: Finlandia, Svezia, Germania 2016

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4
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Il voto dei lettori
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