Un film coraggioso che affronta la spiritualità religiosa con uno sguardo intelligente e autocritico. Molto buona la prestazione attoriale della protagonista Blanca Soroa
Un action thriller che parte da un evento reale per imbastire una lunga corsa contro il tempo. Teso, avvincente e con l'ottima interpretazione di Carolina Yuste che fa decollare il film
Recluso in una stanza, all'interno di un bordello ucraino nel 1943, il giovane Hugo scopre il mondo dei massacri fuori e il mistero della vita adulta dentro. Convincente nella prima parte.
Si astrae dai suoi omologhi, affrontando il suicidio assistito da una prospettiva non etica, ma drammaturgica. E solo le scene oniriche ne depotenziano in parte i discorsi.
Film sull'arte costretta dell'architetto von Spreckelsen che progettò il Grande Arco di Parigi. Paga dazio per una struttura non impeccabile, ma la tragedia umana dell'artista è vibrante
Troppo poco per Charles Aznavour. Davvero manca il fuoco in questa opera, biopic innocuo e particolarmente lontano da raggiungere la sommità di un personaggio che ha segnato un’epoca
Un racconto di pronfoda unità sociale, che intreccia bene presente e passato soprattutto grazie a delle buone scelte di regia e linguaggio. C'è qualche momento di troppo, ma tutto sommato funziona
Nonostante certe soluzioni semplici e simbolismi facili, il film ha il pregio di sollevare il problema del suicidio assistito. Notevole la performance di tutti gli attori
Una favola moderna con la leggerezza di una regia ispirata che mescola sapientemente antico e moderno utilizzando la storia d’amore dei due protagonisti come forza esplosiva di cambiamento.
Commedia grottesca che, pur partendo da un plot chiaramente debitore ai Coen, trova un'autonoma via di genere per ritrarre una provincia sempre vicina alla sconfitta ma con un grande cuore
L'esordio della sceneggiatrice francese racconta una storia originale e divertente che riesce a coinvolgere sinceramente lo spettatore grazie a una scrittura solida.
Basato sul libro di Marcel Marnat, cerca di condensare in 120 minuti tanto materiale narrativo e talvolta si lascia prendere la mano inciampando nella retorica. Ma ha un'ottima parte finale
L’eleganza algida e suggestiva degli scenari e della drammaturgia islandese affonda i denti, con coraggio, sull’elaborazione giovane del lutto, del dolore e dell’amor perduto.
Un thriller elusivo, capace di indagare il tema del privilegio di classe, e le pressanti tensioni che attiva in chi ne è escluso, secondo termini autoctoni e specifici dell'orizzonte culturale cinese
Senza cedere al dramma il giovane regista catalano racconta la crisi di una decadente famiglia borghese in un’opera che brucia lentamente, come le ceneri dei silenzi che lascia sullo schermo.
Segna un preciso distacco dalle regole dogmatiche per esprimere il proprio sguardo disilluso sul mondo. Tra i film più belli di tutto il suo cinema. Grand Prix della Giuria al Festival di Cannes
Tronfio, respingente, cerca di coinvolgere e commuovere con i mezzi più subdoli. Per questo da affrontare in uno stato di continua difesa emotiva. Palma d'oro al 53° Festival di Cannes.
Guarda al cinema classico hollywoodiano (il gangster-movie) e lo ricostruisce come un plastico, ma lo fa senza nessun gusto neanche coraggiosamente kitch. Attori spogliati della loro anima.
Dopo il mondo della medicina, il cineasta francese approccia l'ambiente scolastico e racconta le vite degli insegnanti senza forzare i toni drammatici o usare particolari espedienti narrativi
Il regista svedese torna ad indagare la questione morale negli individui in divisa con una storia ambientata in carcere che perde di intensità e ritmo verso il finale.
Il resoconto tragico di un’infanzia tradita e abbandonata tratto da una storia vera. Funziona meglio quando mostra i protagonisti a contatto con la natura, mentre s'inceppa nella parte moderna.
Il regista francese torna con una commedia al femminile dai personaggi stilizzati e privi di sfumature. Ottima cominque l'interpretazione delle protagoniste Laure Calamy e Olivia Côte.
Bella e piacevole animazione francese in 2D: due bambini e un riccio, alla scoperta di una fabbrica abbandonata. L’adolescenza è alle porte e il richiamo del mondo è sempre più forte.
La versione nera del cinema di Rohmer con i fantasmi di Lang e Hitchcock nella sua sospensione tra desiderio e morte, azione e colpa. Di straordinaria ambiguità. Magistrale
Il giorno della redenzione di un pugile ferito nell’anima magnificamente interpretato da Michael Pitt. Un film sincero e imperfetto, per questo commovente.
Anche se sconta un certo didascalismo a livello di scrittura, è un caloroso inno alla musica su un impianto tradizionale che cresce alla distanza fino all’emozionante finale.
Il secondo film da regista dell'attore ha un passo sospeso e dolente nell'approccio a un western dichiaratamente femminista, ma alle intenzioni non corrisponde il risultato.
La storia di una delle primi imprenditrici capace di portare a compimento il suo processo creativo. Elegante ma anche emozionante, impreziosito dalla prova di Haley Bennett
Un cinema già malato di gigantismo, di soluzioni formali ora originali ora compiaciute dove l'elemento funereo diventa apparato scenico. Capitolo conclusivo della trilogia sull'Europa.
Nel secondo capitolo della trilogia europea, il regista danese si diverte ad immaginare l'ideazione di un film come un contagio accidentale che infetta chiunque ne venga toccato.
Primo frammento di una trilogia sull'Europa, l'opera prima sperimentale del cineasta danese ribalta tutti i luoghi comuni dei noir americani degli anni 40-50. In sala dal 1 agosto.
Nell'esordio della regista francese, di origine senegalese, non si scorge una via davvero personale, oltre le convenzioni della scrittura e delle forme.
Non è così leggero come vorrebbe apparire ma riesce ad essere crudele e passionale, soffocante e vitale. Sorretto da due grandi attrici, un film sul piacere macchiato con gocce di sangue horror.