"Le Belve", di Oliver Stone

the savages, oliver stone
Fa quasi tenerezza vedere Stone impelagato in filtri cromatici, rallenti, accelerazioni di montaggio e violenti parossismi da “cinema di genere impasticcato” come fosse nel bel mezzo di una partita estetica cine-televisiva di metà anni '90

le belve di oliver stoneL'inizio è di grana grossa, da puro stile Stone. La bionda O che vediamo camminare su una spiaggia esotica fotografata in bianconero è la voce narrante di una storia di droga e corruzione, guerra tra bande, omicidi sanguinosi, stupri e rapporti famigliari irrisolti. Il fatto che O racconti questa storia “non significa che sia sopravvissuta” viene specificato sin dall’inizio. Le Belve è il lungo flashback raccontato dalla donna amata dai due giovani protagonisti Ben e Chon, un flashback che da subito intende giocare la carta della suspense in riferimento alla migliore tradizione dei noir americani. Ben e Chon hanno trovato un modo tutto loro per rinvigorire l'economia di un sogno americano allo sbando: produrre la migliore marijuana su piazza. Peccato che la crisi dei mercati riguardi anche e soprattutto la malavita. Così ecco che i tre ragazzi entrano in contatto con il Cartello messicano di Baja, capitanato dalla terribile Elena e dal sanguinoso braccio destro Lado, killer senza scrupoli che per costringere i due ragazzi ad accettare un accordo con Elena rapisce O. Inizia così un doppiogiochismo senza esclusione di colpi che arriva a coinvolgere anche l’agente Fbi corrotto Dennis (Travolta), il personaggio forse più vicino alle ambiguità corrosive dello Stone d’un tempo.

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Oliver Stone adatta il testo letterario di Don Winslow puntando molto sugli eccessi di una scrittura postmoderna sulla carta adatta a quelle impennate registiche e drammaturgiche che hanno segnato la carriera del regista di Platoon. Fa quasi tenerezza vederlo impelagato in filtri cromatici, rallenti, accelerazioni di montaggio e violenti parossismi da “cinema di genere impasticcato” come fosse nel bel mezzo di una partita estetica cine-televisiva di metà anni '90 (quelli di The Doors, JFK, Natural Born Killers e Nixon per intenderci). Una tenerezza che ci porterebbe anche a salvare questo pasticciatissimo noir di frontiera che a più riprese fa rimpiangere il Traffic di Soderbergh, con elementi tipici del poliziesco e, come sottolineato dal regista stesso, del western moderno. Attualmente fascino e limite del cinema di Stone, che in Le Belve abbandona la spiazzante pacatezza da commedia umana quasi kasdaniana di Wall Street Il denaro non dorme mai (incompiuto anch'esso, ma in fin dei conti il migliore degli ultimi), stanno nel suo essere "fuori tempo massimo" rispetto alle dinamiche rappresentative contemporanee. È un fatto che il cinema di Stone nell’ultimo decennio sembra aver definitivamente perso il contatto con il linguaggio del tempo – il modo approssimativo e fasullo con cui viene insistentemente utilizzato youtube in Le belve ne è forse l’esempio più evidente – il paradosso è che Le Belve appare, almeno nelle intenzioni dell'autore, come un’opera tutt’altro che vecchia ma anzi smaccatamente legata a riferimenti sociali, politici, generazionali tipici della realtà di oggi. Da qui si alimenta il fascino malato di Stone. Il suo cinema oggi riesce a non accontentare più nessuno. E' un modernariato che sa già di antiquariato. Non-concepibile. Non-classificabile.

Titolo originale: Savages
Interpreti: Aaron Taylor-Johnson, Taylor Kitsch, Blake Lively, John Travolta, Salma Hayek, Benicio Del Toro, Emile Hirsch, Demiàn Bichir, Joel David Moore, Mia Maestro, Sandra Echeverría, Trevor Donovan, Schae Harrison
Origine: Usa 2012
Distribuzione: Universal Pictures
Durata: 131'

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