Leila’s Brothers, di Saeed Roustaee

Un melodramma familiare che va prima aspettato e poi cresce alla distanza. Ottima la prova degli attori, guidati da Taraneh Alidoosti che arriva dal cinema di Farhadi. Concorso.

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Una sorella, quattro fratelli. I legami di sangue sono al centro del terzo lungomaggio del trentatuenne cineasta iraniano Saeed Roustaee. Già con il suo primo film, Life and a Day, aveva affrontato il vuoto lasciato dalla partenza della figlia più giovane in una famiglia. In Leila’s Brothers invece mostra come saltano gli equilibri e si mettono in pericoli gli affetti in seguito alla crisi economica. Leila, 40 anni circa, ha dedicato la sua vita ad occuparsi dei genitori e dei suoi quattro fratelli. La loro famiglia è piena di debiti e la donna, per uscire da questa situazione, pensa di comprare un negozio e avviare un’attività con i suoi fratelli. Il padre Esmail però non li sostiene, anzi promette una grande somma di denaro alla sua comunità per diventarne il padrino, la più importante onorificenza della tradizione persiana. Così Leila e i suoi fratelli si trovano in una situazione senza via d’uscita e lo scontro tra figli e padre diventa insanabile.

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Leila’s Brothers è un disperato melodramma familiare che va prima aspettato e poi cresce alla distanza. Saeed Roustaee realizza un film dall’impianto classico, molto dialogato, dove l’uso della parola per accrescere la tensione lo avvicina al cinema di Farhadi da cui arriva anche Taraneh Alidoosti nei panni di Leila, che si è fatta conoscere soprattutto con i personaggi di Elly in About Elly e di Rana in Il cliente. È lei uno dei punti di forza del film e Rouastee ci si affida proprio per smascherare la crisi familiare ma al tempo stesso per mettere in moto i possibili tentativi di un riscatto. Inoltre il film fornisce un quadro impietoso della crisi economica dell’Iran già evidente nelle immagini all’inizio della fabbrica e che esplode nei momenti in cui il valore del dollaro si alza vertiginosamente precipitando i quattro fratelli in un incubo senza uscita ogni volta che cercano di vendere le monete. Leila’s Brothers è un film pieno di rabbia, di conflitti mai risolti, di sensi di colpa e di odio incontrollato come quello tra Leila e il padre in cui gli dice che vorrebbe che fosse morto. Forse la durata (due ore e 45 minuti) è un po’ eccessiva, ma è pieno di momenti che lasciano il segno. Tra questi l’ascesa e la caduta di Esmail come padrino durante una festa. Il suo arrivo all’evento assieme ai figli è accompagnato da applausi e festeggiamenti degni dell’accoglienza di un boss. Uno squarcio che somiglia a quello di un poliziesco malato, che Roustaee aveva già affrontato direttamente nel precedente La loi de Teheran, sul traffico di droga. Siamo davanti a un’inattesa rivelazione che s’immerge nella tragedia, fa sentire la voce del sangue e, con il passare delle ore, si sedimentano i suoi momenti più belli.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
3.7
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Il voto dei lettori
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