Lo spettatore americano si sta stancando del 3D?

My bloody Valentine 3DMY BLOODY VALENTINE

All'inizio fu My Bloody Valentine. La sua è la storia di un piccolissimo horror che nel gennaio del 2009 conquistò quasi cinquanta milioni di dollari, una cifra che oggi gli permette di essere tra i dieci remake più ricchi della storia. Il film di Patrick Lussier era costato solo quindici milioni, ma aveva un'arma segreta: era stato girato in 3D. La novità gli bastò per uscire dall'anonimato e guadagnarsi un posto nella storia di un genere che storicamente ha sempre garantito alti profitti. All'epoca della sua distribuzione, negli Stati Uniti c'erano solo mille sale attrezzate per la stereoscopia e da lì venne l'ottanta per cento dei suoi incassi. Un bottino che per Hollywood conteneva una formula magica: prezzi dei biglietti maggiorati. Durante il week-end dell'Independence Day del 2011, l'attesissimo Dark of the Moon di Michael Bay è stato lanciato sul numero record di duemila e ottocento schermi adeguati alla nuova tecnologia. Se proprio fosse necessario trovare un padre del revival della terza dimensione, allora bisogna risalire a Robert Zemeckis, che anticipò i tempi con Polar Express: nel 2004, il suo kolossal natalizio uscì con le innovazioni del performance capture, della proiezione IMAX e del 3D. L'operazione non funzionò, così come non ebbe successo il secondo tentativo di Beowulf, che nel 2007 rimase sotto ai cento milioni. My Bloody Valentine cambiò lo scenario radicalmente.

AVATAR E LA DIFFUSIONE DELLE SALE 3D

AvatarNel Natale del 2009, il pubblico di tutto il mondo era pronto a fare ore e ore di fila per vedere Avatar di James Cameron con gli occhiali addosso. Il film distrusse tutti i record della storia del cinema: settecentosessanta milioni di dollari negli Stati Uniti, e due miliardi di dollari in tutto il mondo. Dopo diversi tentativi durante il corso dei decenni, tutti erano pronti a scommettere che il 3D fosse ormai diventato la nuova certezza del cinema del futuro. In ogni mercato internazionale, le sale pronte ad investire sulla nuova meraviglia proliferavano e l'uscita di Alice in Wonderland di Tim Burton diede un'ulteriore conferma alle ipotesi appena formulate: l'adattamento di Lewis Carroll divenne il miglior film primaverile della storia, l'unico capace di cambiare le abitudini radicate del pubblico americano. L'impatto del 3D sul suo incasso da trecentocinquanta milioni di dollari fu incontestabile: quasi il settanta per cento delle sue entrate proveniva dalla spinta della stereoscopia. In un clima di incrollabile fiducia, si parlò delle differenze con il passato: le nuove macchine da presa erano più agili del vecchio sistema a doppia pellicola e l'effetto visivo era completamente inedito, rispetto alla staticità degli esperimenti precedenti. Si poteva pensare un film interamente in 3D e l'attrazione non era più limitata a delle singole sequenze ad effetto. Hollywood iniziò a credere che la sola novità avrebbe potuto creare il mito di una stagione che non conosceva pause. L'apogeo di Alice in Wonderland fece proseliti e la classifica finale del 2010 vide otto titoli in 3D sui primi dodici film più visti della stagione.

LA CRISI

Tuttavia, i segnali di crisi iniziarono già a primavera: l'attesissimo Clash of the Titans di Louis Leterrier fu una mezza delusione e né Tron LegacyTangled riuscirono a sfondare e a legittimare i pesanti budget messi in gioco dalla Disney. In termini di spettatori, il 2010 chiamò al cinema meno gente del 2009 e solo il rialzo dei prezzi permise un leggero incremento finale rispetto all'anno precedente. Il 2011 ha confermato il trend in modo drammatico: i film in 3D hanno perso quasi trecento milioni di dollari rispetto al periodo di massimo boom. Inoltre, sono arrivati dei flop clamorosi come Green Lantern di Martin Campbell, solo per citare il più clamoroso e il più recente di un blockbuster che non ha saputo vincere l'indifferenza della platea. Però, il dato preoccupante è un altro: la percentuale degli incassi delle sale in 3D è calata vistosamente: davanti alla scelta se vedere The Deathly Hallows in stereoscopia o nella versione tradizionale, solo il quarantatre per cento degli spettatori americani ha deciso di indossare gli occhiali e quindi di spendere di più. Nel caso dei film d'animazione, la proporzione dimostra una costante al ribasso, che ha appesantito anche un genere sempre affidabile: Despicable Me si è fermato al quarantacinque per cento, proprio come Kung Fu Panda 2. Addirittura, Cars 2 si è bloccato al quaranta per cento ed è diventato il primo insuccesso della Pixar. Il pubblico si è stancato del 3D?

THE AMERICAN CONSUMER IS REJECTING 3D

E' quello che sostiene un analista economico americano come Rich Greenfield, che pochi mesi fa ha sollevato il problema di come i film in 3D stiano diventando normali e non giustifichino affatto un prezzo del biglietto più elevato. La sua teoria è che la stereoscopia debba essere riconsiderata come un evento, piuttosto che come una regola: il suo parere è che il pubblico americano abbia fiutato la sua non necessità davanti ad alcuni titoli e abbia intuito come la sua diffusione sia solo un pretesto per aumentare i biglietti. Rich Greenfield ha identificato solo due casi in cui gli spettatori hanno effettivamente percepito il cambiamento come una vera e propria caratteristica del film: quello di Avatar e quello di Dark of the Moon, che infatti non hanno deluso le aspettative e hanno portato il consumatore a non porsi l'alternativa della visione tradizionale. Secondo lui, è proprio questa la linea che dovrebbero seguire le major, se non vogliono esaurire del tutto le risorse commerciali della stereoscopia. Anche perchè si possono ottenere ottimi incassi anche senza ricorrere agli occhiali: i casi di Inception e di The Hangover Part II lo dimostrano ampiamente, così come l'ottima performance di outsider come True Grit e The King's Speech, che hanno rotto il nobile ma limitante confine dei selected theatres.

UN PROBLEMA AMERICANO?

kung fu panda 2Le major potrebbero rispondere in un altro modo: quello americano non è più il loro pubblico di riferimento. Ad esempio, On Stranger Tides ha avuto una storia commerciale abbastanza debole e il 3D ha avuto una parte limitata nella sua avventura: meno del cinquanta per cento dei suoi duecentoquaranta milioni di dollari è venuto dalle sale stereoscopiche. Lo scenario cambia se si considera che meno del trenta per cento dei suoi incassi è arrivato dagli Stati Uniti: nel mondo, il nuovo capitolo della saga di Jack Sparrow ha incassato più di un miliardo, pari al settantatre per cento del suo volume complessivo. La Disney ha avuto ottimi motivi per congratularsi con uno dei suoi eroi più fortunati. Lo stesso discorso può essere applicato a Kung Fu Panda 2 e a Rio, per parlare di un genere in difficoltà come l'animazione: la Dreamworks ha riscattato il passivo in patria con una brillante resa overseas e la Fox ha visto piovere nelle sue casse altri trecentotrenta milioni, quasi il triplo di quelli raccolti a casa sua. Se gli americani vanno sempre meno al cinema, in Cina vengono aperte tre nuove sale ogni giorno… Se i numeri non concedono repliche, per il pubblico straniero il 3D va ancora a gonfie vele e quello a stelle e strisce è diventato un mercato quasi periferico, a cui gli studios possono permettersi di rinunciare. Il problema è un altro: possono permettersi di credere che andare al cinema con gli occhiali diventi una pratica abituale e non sia piuttosto l'onda lunga di una moda che tra le mura domestiche si è già inesorabilmente consumata e ha messo a nudo una crisi di presenze che il 3D aveva solo rinviato?