LOCARNO 66 – "Feuchtgebiete" (Wetlands), di David Wnendt (Concorso)

wetlandsDi fronte al film di David Wnendt qualcuno ha storto la bocca dicendo che sarebbe stato più adatto ai Cineasti del Presente. Invece Wetlands dà al Concorso Internazionale una freschezza di cui, dopo le prime giornate, iniziava a sentirsi il bisogno.

Helen sale sul suo skate e racconta di soffrire di emorroidi; poi entra in un putrido bagno pubblico e, all'opposto delle raccomandazioni materne sull'igiene femminile, si siede sul water perché "facendo così non ho mai contratto una micosi". È l'incipit, disgustoso quanto divertente di Wetlands, questo diario tra l'adolescenziale e il ginecologico, tratto dal libro di successo di  Charlotte Roche, presentatrice televisiva, musicista e scrittrice tedesca.

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Libro, e immaginiamo film, scandalo, non per le scene di sesso, relativamente poche, quanto per la riflessione tutta al femminile, in una sorta di "soggettiva vaginale", dove l'organo genitale diventa una  scatola nera della protagonista, attraverso cui recuperare memorie dell'infanzia (come lo shock della separazione dei genitori, che come una Amelie tossica vorrebbe rimettere insieme) e le esperienze maturate. Esperienze che passano principalmente per il tatto e il gusto, leccando, sentendo gli umori dei vari territori umidi.

carla juri wetlandsIniziando come Trainspotting e chiudendo con un dolce happy ending da commedia di John Hughes, Wnendt gioca con uno stile pop, ma senza esagerare, con meno musiche e arruffianamenti verso un pubblico giovane di quanto una simile operazione potrebbe far pensare.

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E quando si serve degli split screen lo fa dando vita a delle sequenze che vivono di vita propria, piccoli cortometraggi all'interno della cornice principale, come la giornata folle, trascorsa a sperimentare ogni tipo di droga possibile, che ricorda quella del viaggio europeo di Le regole dell'attrazione di Roger Avary.

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Ma ciò che rimane, una volta superato l'iniziale shock di sequenze che si divertono a épater les bourgeois, è il tenero romanzo di formazione di questo personaggio sensuale e infantile, ruvido e fragile allo stesso tempo, tratteggiato dalla protagonista Carla Juri. Che attraverso un fisico vagamente androgino e un viso malizioso racconta la vitalità e la malinconia di questa donna-bambina, con un candore che fa alzare le mani di fronte ad ogni possibile polemica.