LOCARNO 66 – "Tableau noir", di Yves Yersin (Concorso)

tableau noir di yves yersin
Un anno nella classe unica di una delle ultime scuole di alta montagna, come già Essere e avere di Nicolas Philibert. Onesto quando osserva il mondo infantile e l'esperienza magica dell'apprendimento, nel momento in cui si concentra sulla denuncia sociale della chiusura della scuola, Yersin finisce per piegare i piccoli protagonisti alle sue finalità

tableau noir di yves yersinUn anno nella classe una delle ultime scuole di alta montagna, a Derrière-Pertuis nel canton Neuchâtel. Yves Yersin filma tra il 2006 e il 2007 la classe unica del maestro Gilbert, che da oltre trenta anni insegna a bambini dai sei ai dieci anni.

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Una scuola particolare, dove accanto a materie classiche come matematica e lettere, i piccoli vengono avvicinati alle attività rurali, al teatro, alternando tra le attività fisiche nuoto, sci e il pattinaggio.

Un metodo d'apprendimento "montessoriano" dove i bambini vengono responsabilizzati, maneggiano utensili da cucina e scoprono a poco a poco il mondo, nel rispetto delle tradizioni culturali del luogo d'appartenenza. Ma sulla scuola incombe la possibile chiusura.

 

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Dopo quattro anni al tavolo di montaggio, Yersin porta in Concorso un film che alterna l'osservazione partecipante del mondo infantile alla denuncia verso un sistema scolastico che non riconosce le peculiarità territoriali, ma il risultato è incerto perché se da un lato con un simile materiale umano a disposizione è difficile non cogliere nel segno, le finalità dell'operazione – rivelate soprattutto nel finale molto sceneggiato – sollevano più di un dubbio sull'etica dell'autore e dello stesso maestro.

tableau noir di yves yersinIl film  funziona nei momenti in cui riesce a cogliere l'approccio dei bambini all'istituzione scolastica, le attitudini che già alla più tenera età emergono, dalla propensione di Sophie per la lettura e la recitazione all'istinto matematico di Aloïs, alla manualità della silenziosa Amélia. O anche le loro differenze caratteriali, dalla fragilità di Myriam, che scoppia in lacrime di fronte agli errori grammaticali nel dettato, o il piglio da leader di Gaëlle, e le dolcissime distrazioni di Dylan e Inoé, che subito simpatizzano fra loro.

Quando Yersin si sofferma sul loro piccolo mondo, replica in scala di quello adulto, Tableau noir è un perfetto esempio di documentario sociologico, non particolarmente originale sul piano linguistico ma quantomeno onesto. Ma nel momento in cui abbandona i bambini per concentrarsi sulla figura del loro maestro, in occasione della reazione della comunità montana alla chiusura della scuola, l'autore passa dal mettersi al servizio del materiale umano al piegarlo per le sue finalità, inquadrando le lacrime dei piccoli volti disperati, che assecondano il pianto e la tristezza dei genitori.

In questi momenti si percepisce tutta la distanza dal bellissimo Essere e avere, documentario del 2002 di Nicolas Philibert, di cui Tableau noir appare quasi una sorta di remake, tanto sono affini le tematiche. Ma lo sguardo di Philibert, più simbolico e astratto, si posava sui suoi protagonisti con una delicatezza del tutto assente in Tableau noir. Gli stessi titoli sanciscono la differenza tra le rispettive opere: uno attaccato all'oggetto referente, l'altro in grado di elevare i due verbi ausiliari a una riflessione più estesa su due modi completamente differenti di di vivere la vita.

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