L’ultimo degli ingiusti, di Claude Lanzmann

l'ultimo degli ingiustiL’ottantasettenne documentarista Claude Lanzmann, certo non brilla per simpatia e modestia. Basti pensare ad alcune dichiarazioni rilasciate ai giornali (anche italiani) all’indomani dell’uscita in dvd del documentario Shoah (opera di nove ore, considerata da egli stesso un capolavoro assoluto), che probabilmente gli ha permesso di ricevere l’Orso d’oro alla carriera nel 2013 a Berlino. Qualche mese dopo ha presentato a Cannes questo suo ultimo film di tre ore e mezza, che ha per protagonista Benjamin Murmelstein, ultimo presidente del Consiglio ebraico di Theresienstadt, arrestato nel giugno del 1945 con l’accusa di collaborazionismo con i nazisti. La stessa Hannah Arendt nel suo libro manifesto “La banalità del male”, ha sempre sostenuto strenuamente la colpevolezza di Mulmerstein, anche se, dopo lunghe indagini preliminari, era stato prosciolto con formula piena. Sembra ormai certo oggi che appunto il rabbino a Vienna durante l’annessione dell’Austria alla Germania nel 1938, lottò strenuamente per sette anni contro Eichmann, riuscendo ad evitare lo sterminio di 121000 ebrei, anche se non fu neppure chiamato a testimoniare durante il processo a Tel Aviv. Da vedere e recuperare sarebbe quindi anche il biopic di Margarethe Von Trotta, su Hannah Arendt, uscito inizialmente solo per due giorni al cinema (il 27 e 28 gennaio), in occasione del Giorno della Memoria, ma grazie al grande successo di pubblico è stato ricollocato nella programmazione di alcune sale nazionali. Lanzmann anche in questa ultima ricostruzione dimostra tutte le sue ossessioni nello smantellare la storia, tassello per tassello. Con la frenesia che lo contraddistingue anche quando attende impaziente il treno nell’incipit dell’opera o quando porta a compimento il debordante lavoro di una vita realizzato sull’Olocausto e Israele. Mancava l’intervista/riabilitazione realizzata nel 1975 a Roma a Murmelstein, che fino ad oggi era rimasta inedita.

 

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l'ultimo degli ingiustiLanzmann nel film sentenzia: “L’intervista a Murmelstein è ricca di rivelazioni di prima mano, non ha mai cessato di ossessionarmi. Mi sentivo depositario di qualcosa di unico, ma indietreggiavo di fronte alle difficoltà di realizzazione di un simile film. Ho avuto bisogno di molto tempo per arrendermi all’evidenza che non avevo il diritto di conservarla per me solo. Il caso di Theresienstadt era capitale ai miei occhi, centrale e laterale nella genesi e sviluppo della soluzione finale”. Lanzmann vuole riprendere quel treno per Theresienstadt, campo di concentramento a circa 60 km da Praga. Il campo fu costruito con l’intento preciso da parte della propaganda nazista di farlo passare per ghetto modello, facendo credere ad ispettori di Stati nazionali, Croce Rossa e organizzazioni umanitarie varie, nonché all’opinione pubblica in generale, quanto fossero calunniose e fuorvianti certe voci sulla deportazione e sulla cosiddetta “Soluzione Finale” immaginata e perseguita dal Terzo Reich. Da quel campo ci passò anche l’amata sorella di Franz Kafka, convinta che fosse un luogo di cure termali e serenità. Benjamin Murmelstein era il decano e il responsabile della gestione degli ebrei nel ghetto, costretto, secondo quanto scoperto in seguito, a combattere la Gestapo di nascosto, senza poter rendere pubblica la sua personale battaglia. È proprio il rabbino a definirsi nella conversazione rilasciata “L’ultimo degli ingiusti”, parafrasando “L’ultimo dei giusti” di André Shwarz-Bart. Le parole mai udite del rabbino si mescolano con immagini di repertorio e immagini di oggi di Lanzmann che sembra voler accompagnare le generazioni future sull’orlo del baratro, dell’inferno, ritornando sulle orme lasciate dal passato. Il Madagascar sembrava dovesse essere la meta finale in cui completare lo sterminio e Murmelstein lo racconta tra una sigaretta e l’altra, cercando di fare luce sugli anni più bui del Novecento, attraversando Terezin, la città che Hitler “donò” agli ebrei. Benjamin Murmelstein è morto nel 1989, subendo non poche azioni punitive destinate a chi viene trattato da emarginato. Nel 1983 il rabbino capo di Roma, Elio Toaff gli negò l’iscrizione alla comunità e al suo decesso rifiutò di seppellirlo nella tomba della moglie. Le sue memorie sono tutte in un libro scritto in italiano, pubblicato nel ’51: “Terezin, il ghetto modello di Eichmann”.

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Un credo è come una ghigliottina, altrettanto pesante, altrettanto leggero” (Franz Kafka)

 

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Titolo originale: Le dernier des injustes
Regia: Claude Lanzmann
Interpreti: Claude Lanzmann, Benjamin Murmelstein
Distribuzione: Andrea Cirla
Origine: Francia/Austria, 2013
Durata: 220’